Svizzera
13.02.2018 - 20:290

A 5 anni dall'accordo fiscale con gli Usa non c'è reciprocità

La Svizzera ha ottenuto poco o nulla in cambio: gli istituti elvetici forniscono dati al fisco americano, mentre non avviene il contrario

Il giorno di San Valentino di cinque anni fa la Svizzera e gli Stati Uniti firmarono l’accordo Fatca (Foreign account tax compliance act). Dall’entrata in vigore dell’intesa, nel giugno 2014, le società finanziarie elvetiche forniscono al fisco americano i dati dei clienti statunitensi con conti nella Confederazione. La Svizzera non ha però ottenuto nulla se non la magra consolazione di non aver sacrificato ufficialmente per gli Usa il suo segreto bancario. Fin dall’inizio non si è trattato infatti di un accordo di dare e avere, tra due partner alla pari. E fin dall’inizio all’intesa è stato rimproverato di seppellire il segreto bancario nei confronti degli Stati Uniti.

Con l’introduzione dello Scambio automatico di informazioni (Sai) in base agli standard dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) lo scorso anno (che si concretizzerà però solo dal prossimo autunno) il segreto bancario con l’estero è archiviato e il Fatca è uno di due sistemi in base al quale le banche e le assicurazioni sono obbligate a consegnare sistematicamente dati sui clienti. Ciononostante, con lo Sai le critiche nei confronti dell’accordo Fatca tra Berna e Washington si sono ancor più inasprite: il problema è che gli Stati Uniti non partecipano allo Sai e degli oltre cento accordi Fatca sottoscritti dagli Usa con altri paesi, solo pochissimi non sono caratterizzati dalla reciprocità, tra cui quello con la Svizzera. Ciò significa che gli istituti elvetici forniscono dati al fisco americano (Internal revenue service, Irs), mentre non avviene il contrario. Si tratta del cosiddetto "modello II" del Fatca.

I banchieri chiedono il passaggio a un altro modello

Poiché non bisogna attendersi un’adesione degli Stati Uniti allo Sai in un prossimo futuro, l’Associazione svizzera dei banchieri (Asb) auspica un passaggio al "modello I" dell’accordo, ha dichiarato all’Ats la portavoce dell’organizzazione Sindy Schmiegel. Il "modello I" prevede lo scambio automatico di dati direttamente tra autorità fiscali. Tuttavia neanche questo modello comporta una completa reciprocità: gli Stati Uniti trasmettono soltanto determinate informazioni. Inoltre è "colpa" della Svizzera se ha optato per il "modello II", che oggi appare svantaggioso, perché ha voluto mantenere il segreto bancario.

Il professore del Politecnico federale di Zurigo Michael Ambühl, che ai tempi aveva negoziato per la Svizzera l’accordo Fatca in qualità di Segretario di stato, ricorda che "gli Stati Uniti si mostrarono relativamente concilianti nei nostri confronti perché per loro era importante annoverare nella propria lista anche un ’paese dal segreto bancario’ come la Svizzera". Il "modello II" ha permesso alla Svizzera di preservare completamente il segreto bancario così come esisteva nel 2010 in base al diritto elvetico, sostiene Ambühl, interrogato dall’ats. È irrilevante se ciò abbia avuto un senso dal punto di vista attuale. Egli sottolinea che "con l’accordo Fatca il segreto bancario nei confronti degli Usa non è stato seppellito. La sua fine è giunta con lo Sai". Dal punto di vista giuridico sarà vero, ma nella pratica gli istituti finanziari svizzeri non possono permettersi clienti che vogliono nascondere i propri dati dalle autorità americane.

Nella quotidianità delle banche e delle assicurazioni l’accordo Fatca è inoltre una seccatura perché significa una grande mole di lavoro ed è molto complesso. Non è un caso che la Segreteria di stato per le questioni finanziarie internazionali (Sfi) disponga dall’ottobre 2013 di un "comitato di specialisti qualificati Fatca", visto che determinate disposizioni non sono a tutt’oggi chiare. Le banche vorrebbero che gli Stati Uniti aderissero allo Sai. Ma per il momento la portavoce dell’Asb si limita a desiderare che "gli Usa riconoscano lo standard internazionale Sai e lo attuino". Nel frattempo gli istituti devono applicare entrambi i sistemi.

Ambühl auspica un'adesione all'Ue in seno all'Ocse

Secondo Ambühl la Svizzera dovrebbe unirsi all’Unione europea in seno all’Ocse per persuadere gli americani ad adottare lo standard Sai. I cosiddetti Ue-5 (Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna) avevano segnalato la loro approvazione quando gli Usa stavano sviluppando i modelli Fatca. "Sotto questa prospettiva sono corresponsabili di tale sistema decisamente troppo burocratico", ritiene l’ex segretario di stato. Dal punto di vista elvetico l’intesa rappresenta anche una delusione perché non ha permesso di raggiungere una soluzione globale nella disputa fiscale tra la Svizzera e gli Usa, come sperava l’allora ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf. La vertenza fiscale non è tuttora completamente chiusa. Diversi istituti come la Banca cantonale di Zurigo (Zkb) non hanno ancora raggiunto un accordo con Washington. Inoltre nel frattempo gli Stati Uniti hanno preso di mira Swiss Life. Nel settembre scorso la compagnia assicurativa ha confermato che il Dipartimento di giustizia (DoJ) l’aveva contattata in relazione alle sue attività transfrontaliere con clienti americani, i quali farebbero ricorso a polizze di assicurazione sulla vita per sottrarsi agli obblighi fiscali. Un portavoce di Swiss Life ha allora sottolineato che la sua società applica le disposizioni del Fatca e dello Sai.

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