Davide Agosta
Svizzera
12.12.2016 - 08:100
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:17

'A scuola via una lingua nazionale per gli immigrati'. La proposta d'Oltralpe fa discutere. Bertoli: 'Non aiuta integrazione e coesione'

Insegnare nella lingua materna degli scolari immigrati, invece di insistere su una seconda lingua nazionale: è la proposta di Jürg Brühlmann, esperto di formazione dell’associazione svizzera dei docenti, di cui dà notizia ieri la “Nzz am Sonntag”.

«Non credo che insegnare nella lingua d’origine di un allievo straniero sia una buona idea. Devono in primis imparare la lingua del luogo. Da noi l’italiano», commenta da noi interpellato il direttore del Dipartimento dell'educazione Manuele Bertoli. «Se, poi, i ragazzi hanno l’opportunità di coltivare la loro lingua madre, ciò rappresenta sicuramente un plusvalore per loro, ma non aiuta certo l’integrazione e non risolve il problema della coesione nazionale». Coesione, aggiunge Bertoli, «che parte dal semplice principio che gli svizzeri debbano conoscere le lingue parlate in Svizzera».

Ben vengano poi corsi di altre lingue da affiancare alla formazione obbligatoria. La proposta di Brühlmann, rileva comunque Bertoli, è da iscrive nel contesto della Svizzera romanda e tedesca, dove al sesto anno di elementari viene introdotta la seconda lingua nazionale, cosa che genera problemi ai docenti chiamati a doverle insegnare, senza per questo essere specialisti. «Nulla impedirebbe di avere dei docenti di lingue da affiancare ai generalisti», rileva Bertoli.

Oltralpe «si insiste però spesso sulla grande difficoltà di far apprendere due lingue seconde, dimenticandosi che in Ticino se ne insegnano tre. Ai miei colleghi continuo a farlo notare. Mi viene risposto: ‘sappiamo che i ticinesi sono bravi nelle lingue’, dimenticandosi però che lo sono perché da noi si investono parecchie ore scolastiche sugli altri idiomi».

Il 20% dei giovani svizzeri al nono anno di scuola sono analfabeti funzionali

Di competenze scolastiche ieri si è occupata anche la "SonntagsZeitung", che è tornata a citare lo studio Pisa 2015, secondo il quale i quindicenni svizzeri nella lettura sono piuttosto mediocri. Il domenicale rileva come in Svizzera il 20% degli scolari, al termine del nono anno scolastico, siano analfabeti funzionali: sono in grado di leggere una parola dietro l’altra, ma non sono in grado di capire il significato di un testo semplice. Queste persone spesso non riescono a ottenere un diploma di apprendistato e sono più esposte al rischio di disoccupazione. Il campione esaminato dallo studio, secondo alcune voci critiche, sarebbe però poco rappresentativo.

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