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Qualcosa non ha funzionato (Keystone)
Tennis
25.06.2020 - 11:220
Aggiornamento : 14:52

Straka punta il dito contro Nole: 'È lui a doversi scusare'

Il manager di Thiem non risparmia le critiche all'Adria Tour e all'organizzazione di Novak Djokovic

L'austriaco Herwig Straka non è tenero nel suo giudizio relativo all'Adria Tour di Novak Djokovic. Secondo il membro del Consiglio di amministrazione dell'Atp nonché direttore del torneo di Vienna e manager di Dominic Thiem, le cose sono andate in una direzione completamente sbagliata, rivelandosi una manifestazione stupita e senza senso.

In un'intevista con lo Standard, Straka non manca di difendere il suo pupillo: il nullaosta a Thiem era stato dato a patto che venissero implementate chiare linee guida Covid-19, come quella di consentire un massimo di 1'000 spettatori e quella della garanzia del rispetto del social distancing. All'atto pratico, tuttavia, Djokovic ha permesso che l'evento diventasse uno spettacolo pubblicitario. «D'accordo, gli altri hanno partecipato, ma dietro a tutto questo c'era lui. Dal punto di vista dell'Atp è stato un evento inutile - sottolinea Straka, malgrado la vittoria del torneo di Thiem a Belgrado -. Nessuno di quelli che erano lì ha svolto la sua funzione come avrebbe dovuto. Questo è desolante». Oltre all'organizzatore Djokovic, anche Viktor Troicki, Borna Coric e Grigor Dimitrov erano risultati positivi al coronavirus. Il fatto che Thiem, che secondo Straka viene regolarmente testato, sia invece risultato negativo, è invece dovuto solo a un colpo di fortuna.

Dopo la pubblicazione dell'intervista, Thiem, attraverso i social media, per la prima volta e si è scusato. «Il nostro comportamento è stato un errore, abbiamo agito in modo troppo euforico - ha postato su Instagram -. Sono estremamente dispiaciuto. Ci siamo fidati delle regole sanitarie fissate dal Governo serbo, ma siamo stati troppo ottimisti».

Straka ha però sottolineato nella sua intervista che è stato soprattutto Djokovic a doversi scusare perché aveva inscenato tutto: «Gli altri erano lì, non hanno ucciso nessuno. Ad ogni modo, dopo quello che è successo, i giocatori hanno finalmente capito il perché di queste regole rigide».

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