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Russia 2018
12.07.2018 - 06:100

È una Croazia in versione ‘Die Hard’

Cuore e carattere (oltre alla classe) le armi della squadra di Dalic, che con l'Inghilterra per la 3ª volta è rimasta in campo 120' e ha firmato una rimonta

È dura, durissima a morire questa Croazia. Anzi, è più viva che mai e domenica si giocherà nella sua prima finale mondiale il titolo di campione del mondo contro la Francia, 20 anni dopo aver centrato il terzo posto all’esordio nella maggiore competizione globale proprio nella patria della Rivoluzione.

Per conferma, chiedere a Danimarca (ottavi di finale), Russia (quarti) e Inghilterra (semifinale), tutte e tre passate in vantaggio nelle partite citate ma prontamente rimontate dai ragazzi di Dalic, che dopo aver avuto bisogno dei calci di rigore per piegare la resistenza di danesi e padroni di casa, ieri allo stadio Luzniki di Mosca sono addirittura riusciti a chiudere la pendenza inglese entro il 120’. Ma se nella serie di film “Die Hard” l’agente John McClane (interpretato da Bruce Willis) sopravvive all’impossibile anche grazie alla sua inseparabile Beretta, le armi principali dei balcanici sono la classe immensa di alcuni suoi elementi, certo, ma soprattutto un carattere di ferro e un cuore grande così. Altrimenti non sarebbe stato umanamente possibile rimanere in campo per tre volte consecutive nel giro di dieci giorni per oltre 120 minuti e trovare ancora le energie per firmare la terza rimonta consecutiva, oltretutto concretizzata al 109’ da un Mario Mandzukic mezzo azzoppato per un bruttissimo scontro di qualche minuto prima con l’estremo difensore inglese Pickford.

E non è un caso se dopo essere stata a lungo trascinata da un Modric ieri forse un po’ affaticato e da un Subasic che ha svestito i panni del supereroe (tra l’altro sulla punizione vincente di Trippier il portierone di Zara si è mosso forse con un attimo di ritardo), a portare di peso la Croazia sono stati due guerrieri come il citato attaccante della Juventus e il centrocampista dell’Inter Ivan Perisic. Quest’ultimo è assurto a protagonista del match soprattutto in un secondo tempo in cui la squadra di Southgate ha vistosamente e colpevolmente abbassato l’intensità e la qualità del suo gioco – forse pagando anche un po’ dazio in termini di esperienza –, cominciando a martellare senza sosta la retroguardia avversaria, letteralmente stordita dal gol del pareggio trovato proprio da Perisic (che pochi minuti dopo ha colpito pure un palo) e definitivamente mandata ko dalla zampata di Mandzukic.

Inghilterra al tappeto e a casa (non prima di aver disputato, magra consolazione, la finale per il terzo posto contro il Belgio, in programma sabato a San Pietroburgo), non con la tanto agognata coppa come sognavano i tifosi intonando il tormentone “It’s coming home”, ma comunque con la consapevolezza – magari non immediata, ma che sarà loro una volta passata l’amarezza per la finale (che manca da 52 anni) sfumata – di poter contare su una squadra giovane ma dal grande talento, che un giorno, ne siamo certi, qualcosa di importante lo vincerà. Magari quando saprà mettere in campo lo stesso cuore della Croazia.

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