Keystone
Mondiali di hockey
23.05.2019 - 20:460
Aggiornamento : 21:36

C'è tanta delusione, ma anche molta fierezza

Le parole di Fischer, Raffainer, Genoni, Fiala, Ambühl, Martschini e Genazzi dopo l'amara eliminazione dal Mondiale

«È sicuramente una delle sconfitte più amare della mia carriera». Questa frase di Andreas Ambühl, uno reduce da 1000 battaglie, fa ben capire il sentimento di delusione per la beffa incassata a pochi decimi dall’accesso in semifinale. «Fa malissimo, ma appunto le partite durano 60’ e non 59’59’'. Non abbiamo giocato male, ma alla fine conta il risultato, difficile dire se la fortuna abbia svolto un ruolo oppure no, di solito la fortuna te la devi guadagnare. Un bilancio sul Mondiale? Ora c’è la delusione, ci sono state cose buone e altre meno buone», conclude il grigionese.

Anche Kevin Fiala è deluso. «Abbiamo sperato fino all’ultimo che il punto del 2-2 fosse avvenuto troppo tardi, purtroppo non è stato il caso. L’azione che ha portato al pareggio è stata proprio sfortunata per noi, i tiri che abbiamo bloccato sono finiti puntualmente sui bastoni dei canadesi». 

Poi è il turno di Lino Martschini. «Mi sento vuoto. Mancavano 4 decimi, non riesco ancora a crederci, è incredibile. Dopo il 2-2 eravamo sotto choc, ma ci siamo ripresi. Ci siamo detti che nulla era perso e difatti sino al contropiede decisivo abbiamo disputato un buon supplementare. Rimproveri?  Difficile dirlo adesso, ma penso che la nostra prestazione sia stata solida, abbiamo interpretato bene la sfida». Martschini ha offerto grandi prove sia qui, sia in campionato e ha dimostrato di avere il livello per emergere anche in campo internazionale. «Forse tra qualche giorno sarò soddisfatto sia del cammino della squadra e sia delle mie prestazioni, ma adesso veramente no. È un po’ paragonabile alla situazione già vissuta con lo Zugo in campionato», conclude l’ala. 

Genoni è l’eroe sfortunato, l’unico che non perde il sorriso nella mixed-zone e fa buon viso a cattiva sorte. Fa più male questa sconfitta o quella in finale l’anno scorso? «Difficile fare paragoni. 12 mesi or sono eravamo due passi avanti e perdemmo ai rigori, qui era solo un quarto di finale, semplicemente abbiamo incassato una rete a tempo praticamente scaduto che rende il tutto più duro da digerire. È un peccato, ma ciò non deve cancellare quanto di buono mostrato qui in Slovacchia da tutto il gruppo. Voglio fare un complimento a tutti i compagni, hanno lavorato alla grande in queste ultime settimane».  

Patrick Fischer analizza il Mondiale. «A mio avviso ci siamo avvicinati ulteriormente alle migliori squadre. Contro Cechia, Svezia e Canada ce la siamo giocata. Peccato non essere riusciti a concludere meglio la rassegna iridata, avremmo voluto dedicare un risultato migliore a Raeto Raffainer. Ha fatto tantissimo in questi ultimi anni per l’hockey svizzero. Purtroppo lo sport è così, non sempre i desideri si avverano. Desidero anche ringraziare i giocatori, hanno lavorato in modo esemplare».

Finale con Raffainer, ormai agli sgoccioli della sua attività in seno alla Federazione e visibilmente commosso. «Prima della partita, attorno a mezzogiorno, ho captato l’energia positiva, c’era concentrazione, positività, ero cosî convinto che avremmo sconfitto il Canada. Era come l’anno scorso in sostanza. Purtroppo è mancato un pelo, ma sono incredibilmente fiero dello staff e dei giocatori. Spero che anche dopo la mia partenza ci sia continuità, il processo è lungi dall’essere concluso. Non manca molto, sono convinto che presto arriverà il grande risultato».

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