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15.01.2018 - 18:300
Aggiornamento : 19:25

'Alla Valascia ho avuto paura per i miei figli'

Una mamma presente domenica ad Ambrì ci ha raccontato come una giornata che avrebbe dovuto essere di festa si è trasformata in un incubo

«Mamma io volevo venire a vedere l’Ambrì e a cantare, ma invece è proprio brutto».
A raccontarci la paura e lo smarrimento della figlia è una mamma della Vallemaggia, che domenica aveva deciso di passare una bella giornata in famiglia a sostenere la squadra del cuore, l’Ambrì Piotta.
«Io e mio marito andiamo regolarmente alla Valascia, ma alle partite serali (per non parlare dei derby) preferiamo non portare i figli, perlomeno non la più piccola. Abbiamo così pensato che il match pomeridiano fosse l’occasione ideale per andarci tutti assieme: io, mio marito, nostro figlio di quasi 12 anni e nostra figlia di quasi 9. Eravamo accompagnati anche da altre famiglie con bambini, siamo arrivati piuttosto presto alla pista e ci siamo piazzati in curva. Tutto era tranquillo».
Una calma però solo apparente e spezzatasi già all’inizio della partita... «I sostenitori ospiti hanno acceso un fumogeno e l’hanno gettato nella tribuna arancio. I bambini hanno iniziato a chiedere cosa stesse succedendo, noi abbiamo cercato di sdrammatizzare, ma io ho cominciato a preoccuparmi un po’, perché ho visto molta agitazione tra i rappresentanti della Gioventù Biancoblù, con un gruppetto di persone che si è spostato verso il settore ospiti. Dentro di me ho pensato che tanto sarebbe intervenuta la sicurezza, anche solo per allontanare dalla pista gli esagitati o perlomeno chi aveva lanciato il fumogeno, ma in realtà di giacche rosse (quelle della sicurezza) non se ne sono viste».
La situazione è poi precipitata durante la seconda pausa... «A un certo punto ho iniziato a tossire come una matta e ho pensato al fumo di qualche sigaretta, ma poi mi sono accorta che anche le persone intorno a me tossivano e ho capito che c’era qualcosa che non andava. Quando ho visto altri genitori che correvano e che volevano fare uscire dalla pista i loro figli, ho preso i bambini vicino a me e li ho portati in alto, nella tribunetta in cima agli spalti. A quel punto è arrivata la “nuvola” di spray al pepe e tossiva tutta la curva, bambini compresi. Fortunatamente non è durata troppo, ma è stata proprio una brutta sensazione».
Ma l’odissea non è finita lì... «Quando mancava una trentina di secondi al termine della partita, è stato acceso un altro fumogeno nel settore ospiti e ho detto a mio marito “andiamo”, perché la situazione non mi piaceva proprio. Ci siamo quindi accodati alla fiumana di gente e siamo usciti relativamente tranquilli, anche se una volta fuori ci siamo trovati di fronte tutti i poliziotti in tenuta antisommossa e in quel momento la mia piccola mi ha detto: “Mamma io volevo venire a vedere l’Ambrì e a cantare, ma invece è proprio brutto”».
Peggio è però andata a un’altra mamma e a sua figlia di 7 anni... «La bambina della mia amica doveva andare in bagno e, forse un po’ ingenuamente, si sono fermate lungo il “rettilineo” che portava all’uscita e sono andate appunto in bagno. Quando volevano uscire però la gente “normale” era già defluita e rimanevano solo i facinorosi con la polizia, che ha iniziato a sparare (proiettili di gomma, ndr). Nessuno delle forze dell’ordine, nonostante le avessero viste, le ha aiutate e non è rimasta loro altra soluzione che rientrare e chiudersi in bagno, dove oltretutto c’erano altri bambini. A quel punto la sua bambina, che piangeva terrorizzata, si è tolta la sciarpa dell’Ambrì e le ha detto di metterla via, perché aveva paura a uscire con quella addosso».
Una giornata tristissima per lo sport, ma soprattutto per i tanti bambini presenti alla Valascia, che forse ci penseranno su due volte prima di tornare a seguire una partita di hockey... «È davvero triste, perché l’hockey ci piace, tifiamo Ambrì e sicuramente torneremo alla Valascia, anche perché non sarebbe giusto rinunciare a una nostra passione per colpa di alcuni teppisti. Di certo però lo faremo con un po’ di preoccupazione in più, perché l’ansia e la paura per i miei figli che ho avuto quel giorno non l’avevo mai provata. E mai più spero di provarla».

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