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06.07.2019 - 17:200

Le carte vincenti di Pier Tami

Parla il cinquantasettenne ticinese scelto dalla Federazione quale nuovo capo delle squadre nazionali. 'Ha giocato l'esperienza a più livelli'. Ma non solo

Qualche giorno di meritata vacanza, poi i primi contatti con la nuova realtà professionale prima di assumere ufficialmente l’incarico il prossimo 1° agosto. A Pier Tami l’estate ha portato un nuovo impegno, quello di direttore delle squadre nazionali svizzere dell’Asf. Una carica che riporta il tecnico ticinese all’interno di quella federazione elvetica con la quale ha vissuto uno dei momenti più forti della sua carriera (la finale dell’Euro 2011 in Danimarca, persa contro la Spagna), ma che lo toglie dal valzer delle panchine al quale sembrava destinato dopo un anno sabbatico seguito alla fine dell’avventura con il Lugano.
Il calcio svizzero ha voluto fare del 57enne di Gordola il faro per le selezioni nazionali rossocrociate, in particolare per quella principale e per la U21... «Per il momento soltanto per queste due, sulla base di quanto indicato dal rapporto della società di consulenza Hwh, alla quale l’Asf si era rivolta dopo i Mondiali 2018. Rapporto che indicava l’assenza di una direzione operativa, in un sistema nel quale ogni reparto si organizzava in maniera autonoma. D’ora in poi, i vari dipartimenti – medico, marketing, comunicazione, materiale, tecnico... – avranno una figura incaricata di tirare le fila. La funzione del direttore prevede in futuro la responsabilità di tutte le selezioni, anche di quelle giovanili. Per fare ciò, però, occorre cambiare gli statuti, ciò che comporta l’approvazione del comitato centrale dell’Asf, della Sfl, ma anche della Prima Lega e della Lega amatori. Nel frattempo le selezioni giovanili rimarranno sotto la direzione di Laurent Prince».
Pier Tami ha vinto la concorrenza di nomi illustri (Martin Andermatt, Alain Sutter, Peter Knäbel)... «Penso che la scelta – ma è una supposizione del tutto personale – sia caduta sulla mia persona per due motivi: il primo è legato all’esperienza avuta a più livelli e con differenti compiti; il secondo è frutto dell’apprezzamento dimostrato alla presentazione di quella che è la mia visione sul futuro dell’organizzazione di Asf e Sfl e sulla loro collaborazione. Penso sia stata ampiamente condivisa e comunque nei colloqui con i dirigenti ho avuto la costante sensazione di essere ascoltato da interlocutori seriamente interessati a quanto esponevo. Credo siano state queste le carte vincenti».
Che a livello di federazione la persona di Pier Tami sia apprezzata lo testimonia il fatto che l’offerta per questo incarico è giunta direttamente da Berna... «In un primo tempo non avevo inoltrato una candidatura. Quando poi l’Asf ha voluto scremare i 22 nominativi e ridurli a quattro, qualcuno ha fatto il mio nome, per cui mi è stato chiesto se fossi interessato all’incarico. Ammetto che si tratta di una bella soddisfazione. Significa che, per quanto non sia sponsorizzato dai media d’Oltralpe, nel mondo del calcio svizzero mi sono fatto una posizione. E questo è un aspetto senza dubbio importante per il lavoro che voglio portare avanti. Perché Pier Tami può avere le migliori idee del mondo, ma senza condivisione e collaborazione non potrà riuscire a metterle in pratica».

'Bisogna lavorare per regalare alla Svizzera l'atteso passo avanti'

«In primo luogo intendo informarmi, ascoltare, osservare, conoscere tutte le persone che lavorano per la Nazionale. I passi seguenti verranno fatti proprio alla luce dei riscontri avuti nei vari colloqui. È logico che sia così, perché il mio incarico non è di sostituire Claudio Sulser, ma di implementare una posizione di fatto nuova e che dovrà essere costruita quasi a partire da zero».
Sul ruolo e il potere della nuova figura voluta dall’Asf, Pier Tami è perfettamente in chiaro... «Molti dei compiti sono simili a quelli di un direttore sportivo all’interno di un club. Sono a capo delle squadre nazionali e ho compiti decisionali sia sullo staff, sia sulla coordinazione tra le diverse selezioni. Ho però voluto immediatamente tranquillizzare i vari staff tecnici. Ciò che Petkovic sta portando avanti in questi ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Stiamo lavorando bene, lo staff e i giocatori fanno il massimo per regalare alla Svizzera una grande soddisfazione, un risultato che vada al di là degli ottavi di finale. Ma non voglio nemmeno che il passaggio della fase a gironi di una grande manifestazione venga visto come un traguardo dovuto, un risultato normale. È importante che la Nazionale continui a qualificarsi con regolarità a Mondiali ed Europei perché soltanto così potrà un giorno compiere quel passo in più che tutti attendiamo e per il quale continuiamo a lavorare. Ma per raggiungere questo risultato dobbiamo dare garanzie a medio-lungo termine, garanzie che la Nazionale possa sempre avere a disposizione il meglio del calcio svizzero. Sarà importante sentire Petkovic per capire le problematiche che incontra e per sostenerlo e aiutarlo. Il mio obiettivo è di interagire e ascoltare quelle che sono le possibili problematiche».

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