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10.05.2019 - 06:000

Lugano e Chiasso, ovvero il sogno e il grande incubo

Domani bianconeri e rossoblù in campo con lo stesso obiettivo (vincere) ma per traguardi diversi, l’Europa e la salvezza. Bordoli: ‘Scommetto sul Lugano’.

Pensi a un titolo per il tuo articolo e la radio te lo regala per voce di Max Pezzali, che sollevando un velo di nostalgia intona un ritornello: la donna, il sogno e il grande incubo. Prendi e porti a casa. In fondo, accantonando con rispetto il primo elemento, come meglio descrivere la situazione che il calcio ticinese sta vivendo con le sue due squadre di punta, Lugano e Chiasso, a quattro giornate dalla conclusione della stagione (spareggio escluso) tanto in Super quanto in Challenge League.

Il sogno è quello di una compagine bianconera che forte di un impressionante filotto di dieci risultati utili (4 vittorie e 6 pareggi) è risalita sino al terzo posto sinonimo di Europa League, addirittura la fase a gironi in caso di successo del Basilea nella finale di Coppa Svizzera contro il Thun tra nove giorni. Ma non bisognerà aspettare tanto per vedersi incrociare i destini di bernesi e ticinesi, visto che questi ultimi saranno ospiti proprio alla Stockhorn Arena domani in un vero e proprio spareggio per l’Europa (a lungo terzi alle spalle degli inarrivabili Yb e Basilea, Tosetti e compagni hanno ceduto settimana scorsa il passo al Lugano, che ora inseguono a un punto di distanza). Il grande incubo è invece quello della truppa momò, impegnata la stessa sera (ma in casa) anch’essa in uno scontro diretto fondamentale, ma per evitare il baratro della retrocessione. Sono infatti ormai cinque i punti di ritardo della squadra di Andrea Manzo sul terzetto che la precede, tra cui il Rapperswil ospite domani al Riva IV.

«Spero di cuore che il Chiasso riesca a salvarsi, ma se dovessi scommettere in questo momento lo farei evidentemente sul terzo posto del Lugano, perché il trend parla abbastanza chiaramente in favore dei bianconeri – afferma il responsabile tecnico della Ftc Livio Bordoli, che conosce bene entrambi gli ambienti in quanto ha allenato sia il Chiasso (stagione 2012/2013) sia il Lugano, dal settembre 2013 alla promozione nella primavera del 2015 –. Dieci partite senza perdere in un campionato così equilibrato come la Super League non è mica una cosa da poco, significa che la squadra ha ormai trovato un suo assetto ideale e i giocatori credono in quello che fanno e nell’allenatore. Quest’ultimo ha chiaramente una buona parte di merito, direi un 20-30 per cento, perché in ogni caso alla fine la differenza la fa chi va in campo, ossia i giocatori. Celestini è indubbiamente bravo in particolare nella gestione del gruppo, ma non dimentichiamo che oltre che su una difesa solida, può contare su quello che secondo me con Gerndt, Junior, Sadiku e Bottani è il secondo miglior attacco del campionato, dietro a quello dello Young Boys».
Un attacco in rete ormai da cinque partite consecutive e che si spera non si spenga proprio sul più bello... «Quella di sabato è la vera finale di questa stagione per il Lugano e se per il già citato andamento – positivo per i ticinesi e negativo per i bernesi (reduci da 10 partite senza vittoria in campionato) – l’esito può apparire scontato, la squadra di Celestini deve fare attenzione perché il Thun rimane un avversario ostico. Oltretutto è vero che la settimana seguente avranno la finale di Coppa, ma non possono certo permettersi di snobbare il campionato, in quanto con la grande rimonta dello Xamax il rischio di farsi risucchiare nella lotta per evitare lo spareggio è molto alto. Anzi, vincendo contro il Lugano si toglierebbero probabilmente questa preoccupazione e arriverebbero alla partitissima con la mente più libera».

Niente alibi

E liberare la testa dalla negatività che circonda il Riva IV e sfociata nel concitato post-partita dopo il ko con il Vaduz è probabilmente anche uno dei motivi che hanno spinto la dirigenza del Chiasso a “spedire” la squadra in ritiro a Novara per questa settimana... «Una scelta che condivido, ma non tanto per quanto successo con i tifosi. Partendo dal presupposto che durante la mia esperienza a Chiasso non ho avuto problemi di questo genere con la tifoseria (ma quell’anno ci andò tutto bene) e che l’episodio è da condannare, non penso che avrebbe condizionato più di tanto i giocatori. Più che altro in questo modo il club ha mandato un segnale chiaro, dimostrando di non lasciare nulla di intentato e togliendo praticamente qualsiasi alibi ai giocatori stessi, perché hanno potuto preparare la partita con il Rapperswil nel migliore dei modi. Una sfida da vincere assolutamente, è inutile girarci intorno, una sconfitta sarebbe senza appello».
Già perché come cantava Pezzali, “forse anch’io mi sveglierò con la sveglia scarica ormai e con mia madre che mi dice dai, come fai tutte le volte a non svegliarti mai e tutto questo finirà così”. Ma forse no.

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