Calcio
04.09.2018 - 17:480
Aggiornamento 19:33

Gli “aquilotti” si scusano: 'Non capiterà più'

Xhaka, Shaqiri e Lichtsteiner hanno chiesto venia pubblicamente per il gesto mimato contro la Serbia ai Mondiali che ha scatenato un'infinità di polemiche

Con il loro gesto dell'aquila bicipite albanese durante Svizzera-Serbia ai recenti Mondiali, avevano dato il la a una serie di polemiche che ha investito la Nazionale e la Federazione svizzera di calcio, portando pure alle dimissioni del segretario Alex Miescher, che ci aveva comunque messo del suo gettando benzina sul fuoco proponendo di escludere dalle selezioni rossocrociate i giocatori in possesso del doppio passaporto. Oggi, al secondo giorno di ritiro in quel di Feusisberg in vista delle partite di sabato (a San Gallo con l'Islanda per la Nations League) e martedì (amichevole con l'Inghilterra a Leicester), Granit Xhaka, Xherdan Shaqiri e Stephan Lichtsteiner, hanno provato a chiuderla, la polemica.

«Se abbiamo pestato i piedi a qualcuno per il gesto dell'aquila nella partita contro la Serbia, chiediamo scusa – ha spiegato il capitano rossocrociato in una conferenza stampa alla quale si è presentata, a sorpresa visto che era atteso solo Vladimir Petkovic, tutta la squadra –. Non era il nostro intento ferire le persone. Ad ogni modo, i giocatori in questione hanno dato tantissimo alla nazionale e questo non può essere dimenticato».

«Sono dispiaciuto di quello che è successo e sarei uno stupido se dicessi che lo farei di nuovo – ha aggiunto il centrocampista dell'Arsenal, autore del provvisorio 1-1 con i serbi –. Non succederà mai più. Però la cosa che mi sorprende è che il gesto è stato ritenuto più importante della vittoria contro la Serbia, che ci ha praticamente proiettato agli ottavi del Mondiale».

Autore del gol vittoria al 90' sempre del secondo match dei rossocrociati in Russia e come il compagno di orgine kosovara lasciatosi andare nell’esultanza mimando l’aquila, Shaqiri ha voluto sottolineare come «Non c'è rispetto se qualcuno dice che non rappresentiamo la Svizzera. Lo facciamo sempre, siamo professionisti, lascio questi commenti e le gelosie fuori dalla porta. All'interno della squadra non c'è nessun problema, tutti si sentono bene, lavoriamo bene. Non ci lasciamo influenzare da questi commenti negativi e guardiamo avanti come sempre».

La speranza, è proprio quella che finalmente si possa tornare a guardare solo al campo, per puntare a quell’exploit (leggasi quarti di finale di una grande manifestazione) tanto sognato, a tratti quasi pubblicizzato, ma finora sempre sfuggito a questa generazione d’oro.

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