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Calcio
25.08.2018 - 06:200
Aggiornamento 08:04

'La mia stagione parte ora'

Il neo papà Matteo Tosetti non è soddisfatto del suo avvio con il Thun, ma sente che qualcosa sta cambiando

Non è certo stata un’estate come le altre per Matteo Tosetti: a fine maggio il matrimonio con la sua Elisabetta, seguito il 28 giugno dalla nascita della piccola Noemi, che ha cambiato la sua prospettiva come persona, ma anche come calciatore. «Sono due cose completamente diverse, ma per il momento direi che è più facile fare il papà, perché non dà molte preoccupazioni – afferma sorridente il centrocampista ticinese del Thun –. All’inizio magari è stato un po’ difficile, perché ti immagini di dover correre a destra e a sinistra ma in realtà non c’è molto da fare, anche perché non è ancora il momento di preparare pappette. Poi però mi sono abituato alla nuova situazione e devo dire che mi trovo bene nel ruolo di papà. Tanti ne parlano, ma finché non lo si vive in prima persona, non si può capire. È quel qualcosa in più che ti cambia proprio come persona, cambia la vita, migliora le giornate e ti fa sorridere anche nei momenti più difficili. Ad esempio quando torno a casa dopo una sconfitta, non riesco più ad essere arrabbiato o deluso, perché vedo lei e mia moglie e relativizzo tutto il resto. Non potevo chiedere di meglio, sono felicissimo». Un nuovo approccio in cui però felicità non sempre fa rima con soddisfazione per le proprie prestazioni da calciatore... «Non sono per nulla contento di come ho iniziato la stagione – prosegue il 26enne losonese, comunque sempre utilizzato (tre volte da titolare) nelle cinque partite fin qui disputate dalla sua squadra –. È vero che c’è stata anche un po’ di sfortuna con due pali colpiti (contro Lucerna e Neuchâtel Xamax, ndr), ma in generale non ero al livello che mi auguravo e non a caso le ultime due partite le ho iniziate in panchina. Avevo già dovuto interrompere la preparazione per un problemino fisico, poi c’è stata la nascita di Noemi che evidentemente ha influito sulla quotidianità perché, per quanto straordinario, è un impegno in più. Soprattutto all’inizio le ore di sonno sono state un po’ meno del solito e per un po’ c’è stato anche il pensiero del cambio di appartamento. Senza contare l’incertezza legata al mercato, perché avevo delle offerte che non si sono concretizzate, però ammetto che mi hanno distratto. È stato un periodo intenso. Bellissimo, ma anche molto impegnativo e travagliato, durante il quale avevo tante cose per la testa e di conseguenza sul campo non sono riuscito a esprimermi come avrei voluto e potuto. Perché io sono fatto così, se non ho la mente libera e se non vado in campo con il sorriso, sono un mezzo giocatore». Il valore di Tosetti, con 16 assist il migliore della scorsa Super League, però non si discute e così, una volta sgombrata la mente, le cose sembrano essere tornate a girare per il verso giusto anche sul manto erboso... «Adesso va meglio, la piccolina cresce bene e ora dorme anche in maniera più regolare, cosa che facilita la mia quotidianità divisa appunto tra papà e calciatore. Anche per l’appartamento è tutto regolato e, per quanto riguarda il mercato, a meno di sorprese non dovrebbe succedere niente. Non a caso questa settimana mi sento già molto meglio, ho ripreso fiducia e pure a livello fisico sto bene (e si è visto in allenamento), per cui si può dire che la mia stagione comincia adesso». E comincia dal Lugano, ospite dei bernesi domani... «Per me significa doppia motivazione, perché da una parte ho voglia di riscattarmi dopo l’inizio in sordina e dimostrare (in primis a me stesso) di essere tornato il giocatore della scorsa stagione; dall’altra affronto una squadra importante del mio passato ed è sempre speciale. A livello di squadra, siamo capaci del meglio e forse è arrivato il momento di trovare una certa continuità anche nei risultati, perché a livello di prestazioni ci siamo. I sei punti già raccolti sono una buona base, ora si tratta di costruire per cercare di impostare la stagione su altri binari e non sempre sui soliti (che portano a una salvezza sofferta fino all’ultimo, ndr)».

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