Calcio
14.06.2018 - 05:500

‘Diamoci i quarti come obiettivo’

Già allenatore dell'U21 rossocrociata, e profondo conoscitore della realtà della Nazionale, Pier Tami non ha dubbi: 'Da questa Svizzera mi aspetto molto'

«Non è mia intenzione caricare di pressione la Nazionale rossocrociata – esordisce Pier Tami –, ma personalmente ho aspettative piuttosto alte. Questa è una squadra che dispone di giocatori che non possono più nascondersi. Xhaka gioca da un paio d’anni in una delle squadre più blasonate d’Inghilterra, sono molti i rossocrociati impegnati in campionati importanti. Valon è al quarto Mondiale, molti colleghi sono al quarto o quinto grande appuntamento, tra Mondiale ed Europei. Tutti hanno acquisito una grande esperienza internazionale e di grandi appuntamenti, sia con la Nazionale sia con i rispettivi club. Conta molto anche l’esperienza che questa selezione ha maturato proprio negli Europei e nelle Coppe del mondo alle quali ha partecipato con grande continuità. Ha ormai raggiunto il massimo livello di maturità. I valori ci sono sempre stati, per cui mi aspetto che sia la Coppa del mondo che ci permetta di andare oltre a quello che abbiamo sempre ottenuto. Il passaggio del turno si impone. «Come obiettivo dobbiamo porci i quarti di finale. C’è un torneo da giocare, ci sono avversari da battere. E c’è modo e modo di andare avanti o di uscire di scena da un Mondiale. Questa è una Nazionale che anche in passato è caduta sul più bello, ma è sempre caduta in piedi. Ora mi aspetto che consegua un risultato che non abbiamo mai raggiunto prima. I quarti sono nelle corde di questa squadra. La qualità c’è sempre stata. La maturità potrebbe essere il valore aggiunto di questo gruppo, proprio perché scaturisce dalla partecipazione regolare ai grandi eventi». È una Nazionale in fase evolutiva. «Sta cambiando pelle. Da squadra che faceva tanto possesso palla e sviluppava un certo tipo di gioco, è diventata più pragmatica, piu solida. La si è spesso criticata per la difesa fragile, a immagine dei due difensori centrali, ma le ultime amichevoli dimostrano che i rossocrociati hanno cambiato atteggiamento, non so quanto volutamente o quanto per effetto della maggiore attitudine dei giocatori stessi che proteggono tutti meglio la propria difesa. Ne esce una Svizzera più solida, in retrovia. Ora ci lamentiamo della fase offensiva, ma i due ultimi test contro Spagna e Giappone hanno mostrato una squadra che ha saputo anche difendersi in massa e ripartire. Potrebbe essere una mossa vincente, a maggior ragione contro avversari forti, in grado di regalarci quelle soddisfazioni che in passato non siamo riusciti a toglierci». Brasile, Serbia e Costarica... «Il Brasile è talento puro, è il calcio. Nel passato c’è chi ha voluto “europeizzare” una squadra tanto ricca di talento, disciplinandola tatticamente, ma ha sempre fallito. Il Brasile è inventiva, imprevedibilità. Si parla tanto di Neymar, ma non c’è solo lui. Si parla spesso di talento, ma non c’è solo quella componente: oggi i verdeoro sono anche forza, sono anche dei grandi atleti. Molto dipenderà da quanto saranno squadra. Chi ambisce al titolo deve per forza essere squadra, in tutto e per tutto. Quello che in passato ha penalizzato grandi Nazionali come lo stesso Brasile o come l’Argentina, è proprio stata la difficoltà a esprimersi come gruppo compatto. Lasciamoci sorprendere, e lasciamo libero sfogo all’imprevedibilità. Quanto a Serbia e Costarica, sono inferiori alla Svizzera. Ai serbi il talento non manca e non è mai mancato, ma non sono squadra. Non come lo è questa Svizzera». Fuor dai soliti nomi, quali altre Nazionali potrebbero profilarsi? «Mi piacerebbe vedere la Francia ai massimi livelli. I grandi nomi li hanno sempre avuti, ma è mancata la continuità. A giudicare dalle amichevoli, i “Bleus” hanno giocatori di alto livello, e mi piacerebbe vederli arrivare fino in fondo. Vale anche per l’Inghilterra, a sua volta spesso molto deludente ai grandi appuntamenti, nonostante una buona dose di talento. Ho però la sensazione che qualcosa stia cambiando. Hanno capito che, al di là delle individualità, bisogna giocare in modo solidale e coeso. Vorrei vedere Francia e Inghilterra lottare per le posizioni di vertice contro le solite note, la Germania, la Spagna, il Brasile. Se dovessero fallire ancora, sarebbe l’ennesima delusione. La loro difficoltà a esprimersi ad alti livelli nonostante la presenza di tanti calciatori di talento potrebbe allora diventare un tema di studio. Forse, a quel punto, dovrebbero pensare di mettersi in discussione e aprirsi a tecnici stranieri, evitando di pensare continuamente di disporre dei più bravi in assoluto. Non è possibile che squadre così ben attrezzate non riescano mai ad arrivare fino in fondo a competizioni importanti, forti come sono di giocatori che fanno le fortune dei migliori club al mondo».

E se fossimo noi la rivelazione?

Rivelazioni possibili? «All’Europeo, qualche sorpresa c’è stata, a partire dall’Islanda. Al di là di evidenti carenze tecniche, ha dimostrato che gettando il cuore oltre l’ostacolo e facendo gruppo si può arrivare a risultati inaspettati. Mi auguro che sia proprio la Svizzera la rivelazione di questo Mondiale. La considerazione nei confronti della nostra Nazionale è parecchio mutata, perché da molto tempo prende parte con regolarità ai grandi tornei, ma ancora non veniamo considerati tra le nazioni favorite. Mi auguro che questa sia la volta buona per fare un ulteriore passo avanti. Vedo qualità in questo gruppo. Vedo maturità in un gruppo che qualche leader, tra l’altro, ce l’ha, ed è un atout determinante. Spero che sia di buon auspicio affinché siano proprio i rossocrociati la rivelazione di questo Mondiale

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