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22.05.2018 - 06:100

Il Lugano ha chiuso la stagione ma guarda già alla prossima

L'annata dei bianconeri si chiusa con qualche punto interrogativo a cui Renzetti dovrà trovare al più presto risposta, perché tra meno di un mese si riparte già

Partiamo da un dato di fatto che dovrebbe rappresentare la norma, ma che a Lugano (e non solo) era ormai diventata l’eccezione: tra praticamente un mese (il 21 giugno), quando la squadra si ritroverà per l’inizio della preparazione per la nuova stagione, ad accogliere i giocatori ci sarà lo stesso allenatore che siede oggi sulla panchina bianconera, Guillermo Abascal. E questo come detto a Cornaredo non succedeva da tempo, visto che l’ultimo tecnico riconfermato dalla società o non “scappato” verso altri lidi era stato Livio Bordoli tra la stagione 2013/2014 e quella successiva, culminata con il ritorno in Super League. Lo stesso ticinese aveva detto addio al club dopo la promozione e Renzetti aveva scelto Zdenek Zeman per sostituirlo. Il boemo aveva a sua volta deciso di lasciare il Ticino al termine della stagione (chiusa con la salvezza), imitato da Paolo Tramezzani un anno dopo, emigrato verso Sion dopo il terzo posto raggiunto con Alioski e compagni.

Ora, parlare finalmente di una continuità ritrovata sarebbe forse eccessivo, visto che in fondo Abascal ha sostituito l’esonerato Tami solo a inizio aprile, ma il fatto di avere già l’allenatore per la prossima stagione avrà sicuramente un peso importante (in positivo) sulla sempre delicata fase di programmazione. A maggior ragione in una realtà come quella rossocrociata in cui le danze si aprono prestissimo (quest’anno nel weekend 21/22 luglio) e pensando anche alla filosofia di calcio molto ragionato dell’andaluso.

Una programmazione che in realtà era già iniziata proprio con la scelta del giovane allenatore ex Chiasso e che entrerà nel vivo ora che la stagione è stata consegnata agli archivi con l’ultima partita, un Lugano-Zurigo (1-1) che ha aggiunto poco o nulla a quello che già si sapeva e che già era stato detto: bene la terza salvezza consecutiva, meno bene come questa è stata ottenuta, nel senso che si sarebbe potuto (dovuto) mettere al sicuro prima il proprio posto nella massima divisione e puntare a posizioni più nobili della classifica. Così non è stato per svariati motivi – il calo sia fisiologico sia mentale di alcuni pilastri della squadra, le polveri bagnate degli attaccanti così come i guanti scivolosi dei portieri, qualche scelta tecnica non sempre azzeccatissima e pure un po’ di sfortuna –, al netto dei quali resta però la consapevolezza di un gruppo di qualità (altrimenti non fai 9 punti nei gironi di Europa League) e che, in un modo o nell’altro, dalle difficoltà ha sempre saputo riemergere. Senza oltretutto mai dimenticarsi di provare (riuscendoci spesso, soprattutto con Tami) a giocare a calcio.

Da questo dovrà ripartire il nuovo-vecchio Lugano. Senza stravolgimenti, perché le finanze non ne permettono, ma anche perché in fondo non sono nemmeno necessari. Tanto nella rosa (Mariani probabilmente partirà, in porta si punterà su Baumann), quanto in una struttura societaria ormai consolidata, che siamo sicuri vedrà ancora Angelo Renzetti al suo vertice. Magari con al suo fianco qualcuno in grado di fornirgli un sostegno finanziario che meriterebbe pure, ma sempre lì, in prima fila per il suo Lugano.

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