Calcio
18.06.2016 - 17:260

Non fate arrabbiare lo chef

Lilla – Lo ripeto, perché è davvero così: Lilla evoca la finale di Coppa Davis. Niente da fare, il ricordo di quel trionfo è troppo bello e troppo vivo perché si sbarchi in questa accogliente città del nord della Francia senza che alla mente tornino le gesta di Federer e Wawrinka che qui, il 23 novembre 2014, conquistarono l'Insalatiera, per la prima volta nella storia del tennis svizzero. L'hotel non è lontano dal centro, magnifico come lo avevo lasciato mesi fa, contento di ritrovarlo. Due passi, per riprendere confidenza con luoghi familiari ma non acquisiti, la ricerca di un locale in cui mangiare qualcosa. Qualcosa di tipico. Quale occasione migliore di un bistrot con cucina tipica della Fiandre? Pittoresco quanto basta per convincere me è il compagno di (s)ventura, il Barone. L'interno non tradisce le attese. È pieno di gente, è quello che cercavamo per immergerci ben bene nell'atmosfera nordica a cavallo tra la Francia e il Belgio. Una bella birra belga, un'entratina per introdurci al piatto forte, la “carbonade”, una sorta di spezzatino (o salmì) di carne marinata nella birra e nello zucchero di canna.

Pochi minuti e siamo serviti. Ecco la “carbonade”. Ok, ma gli antipasti? Le scuse del cameriere, i piatti spariscono.Il ragazzo scende ai piani bassi dove è situata la cucina. si levano urla di rimprovero e disapprovazione. Il cuoco non ha gradito. Riecco il ragazzo, intimidito: “Chiedo scusa, ma bene lo stesso se vi servo il piatto principale senza le entrate?". Attoniti, abbozziamo una reazione. “Perché, di grazia”. “Il cuoco non ve le vuole più preparare”. “Scusi???” Che significa? Giuro che non mi era mai capitato di sentirmi dire in un ristorante che lo chef non vuole preparare quello che ho regolarmente ordinato. Imbarazzo. “Vabbé, ci porti almeno i piatti principali”. Il ragazzo sparisce di nuovo, giù per le scale. Altre urla si levano, le udiamo perché siamo a ridosso della rampa che conduce in cucina. Mi sa che abbiamo involontariamente generato un “casino”. 

Alcuni minuti di attesa, poi il ragazzo prende coraggio e torna da noi: “Lo chef ha detto che vi prepara le entrate”. Ma non è vero?! Grandi risate. Che sarà mai successo. Scambiamo due battute con la cameriera e il quadro è più chiaro: è lunatico e rissoso, lo chef. Non è la prima volta che fa scenate del genere. Ecco gli antipasti, poi la “carbonade”, con le scuse del ragazzo, vittima delle ire di un cuoco che, ci dirà salutandoci, “purtroppo vedrò anche stasera”.

Cavatela senza di noi, ragazzo, noi abbiamo dato. Anche perché quella “carbonade” la mangi volentieri una volta, ma di rifare l'esperimento non se ne parla. 

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