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Basket
26.03.2021 - 14:15
Aggiornamento : 16:17

A Lugano largo ai giovani... per forza

Il tecnico dei Tigers (che sabato ospitano il Monthey) Cabibbo si ritrova ancor più a dover fare di necessità virtù dopo l'addio di Louissant e Portannese

di Dario ‘Mec’ Bernasconi

Anche in Ticino torna il basket, dopo la pausa per la Sbl Cup e il derby di settimana scorsa rinviato per la quarantena massagnese. Spinelli che resta al palo anche nel weekend per lo stesso motivo, quando in calendario ci sarebbe stata la supersfida contro Ginevra. Tocca quindi solo ai Tigers scendere in campo sabato alle 17 all’Elvetico contro il Monthey.

La squadra di Salvatore Cabibbo si è ulteriormente ridotta in quanto sono partiti, al ritmo di uno alla settimana, prima Louissant e poi Portannese, due pedine di un certo spessore. Sempre al netto del nostro campionato certo, ma pur sempre due da quintetto base e quindi il loro addio non potrà non pesare sull’economia del gioco dei bianconeri. Come si diceva a inizio stagione, spazio ai giovani, a maggior ragione ora che di senatori ne sono rimasti praticamente tre: Stevanovic, Steinmann e Bracelli. Una situazione legata sia alla particolare contingenza sanitaria sia a quelle finanziarie, comunque legate fra loro. La minor visibilità del basket ha ridotto anche gli interessi degli sponsor e quindi minato una certa quantità di entrate che garantivano la possibilità di acquisire maggiori introiti.

Il coach: ‘In campo voglio delle tigri che mettono la squadra al primo posto’

Fare di necessità virtù è comunque sempre stato anche il motto del coach dei luganesi, che mai si è lamentato per quanto il club gli ha messo sinora tra le mani. «Sappiamo tutti come la società abbia sempre fatto il possibile per avere il massimo con i mezzi a disposizione – afferma Cabibbo –. Adesso che due buoni giocatori sono partiti alla ricerca di squadre più titolate, noi lavoriamo con tutti quelli che non ci hanno mai abbandonato».

Come si reagisce alle contingenze? «Con la volontà di dare sempre il massimo: ogni giocatore ha questo imperativo, sempre, che giochi o che passi molti minuti in panchina, perché la mentalità la si costruisce ogni giorno. A me non piacciono le scuse di comodo, ognuno deve essere in grado di fare il suo meglio, per uno o venti minuti, l’importante è che metta la squadra davanti a tutti gli egoismi».

Com'è andata questa “nuova” settimana? «Direi bene, anche se non eravamo almeno in dieci a ogni allenamento. Però ho visto buona volontà, una reazione positiva per reagire nel modo giusto. Abbiamo i mezzi per battere il Monthey, di questo ne sono convinto, ma tutti devono crederci e lottare per questo obiettivo, dimostrare attaccamento ai colori e dare soddisfazione a tutto l’ambiente, dalla dirigenza ai tifosi. Non dobbiamo essere pecore smarrite ma tener fede al nostro soprannome, dobbiamo essere tigri in campo».

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