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02.03.2021 - 18:51

Senza la Svizzera tedesca, il nostro è un basket monco

Il mondo della pallacanestro d'élite nel nostro Paese vive quasi esclusivamente sull'asse Ticino-Romandia, ma in questo modo è quasi impossibile crescere

di Dario ‘Mec’ Bernasconi
senza-la-svizzera-tedesca-il-nostro-e-un-basket-monco

Non credo ci sia un’altra nazione come la Svizzera dove uno degli sport maggiori come il basket conosca una geografia così stramba. Infatti, fatta qualche lodevolissima eccezione, la parte svizzero tedesca della pallacanestro rossocrociata è legata a pochi club che resistono stoicamente da decenni in Lega nazionale A e che si limitano praticamente alle aree di Basilea e Lucerna, con una puntatina qua e là, come Winterthur. In campo femminile, sempre nella massima serie, abbiamo Aarau e Winterthur, in un tempo lontano anche Baden e Wetzikon. Altrimenti è il buio e di questa situazione anomala ne paghiamo lo scotto.

Perché uno sport che vive sull’asse Ticino-Romandia, con due punte estreme a Boncourt e Basilea, non può pretendere di soddisfare le esigenze di numero e di qualità che tale sport richiede. Ci mancano quegli elementi che potrebbero uscire dal serbatoio svizzerotedesco ma che da anni ormai non produce che pochissimi elementi. Eppure oltre Gottardo non mancano atleti oltre i due metri e dalle doti adeguate per giocare al basket, ma le scelte di questi ultimi vanno in altre direzioni, in particolare verso la pallamano e la pallavolo. Due sport, soprattutto il primo, che è dominante proprio in quella parte della Svizzera.

Dove sta l’errore di fondo? Una parte del problema potrebbe essere legato ai programmi sportivi nelle scuole, dove il basket non è certamente al top dell’insegnamento: la pallacanestro è uno sport molto complesso e c’è da pensare che insegnarlo sia un problema anche per gli stessi docenti oltre Gottardo. Però non c’è solo la scuola, in gioco entra anche quanto viene fatto a livello di propaganda in campo nazionale e quanto vengano spinti i club verso la serie A, dato che non mancano le squadre svizzerotedesche in Serie B e in prima divisione. Ma questi club si limitano a raggiungere obiettivi intermedi e non trovano i mezzi per andare oltre. Bisognerebbe capire quali siano le migliori strategie per distribuire le giuste forze economiche per arrivare e stabilirsi in serie A. Se la Svizzera vuole salire ulteriormente di valore in campo internazionale, deve prendere in considerazione anche questo aspetto geografico, altrimenti saremo sempre una nazione monca.

Il fascino della Coppa nella sfida tra Massagno e Friborgo

La Coppa Svizzera ha il suo innegabile fascino e la sfida valida per i quarti di finale tra Massagno e Frinorgo è pure ricca di attrattività e aspettative: in palio la semifinale contro la vincente fra Starwings e Lugano che si giocherà il 10. In altre parole, la sfida di domani sera alle 19.30 a Nosedo, può valere una finale. L’Olympic è abbonato alle sfide di questo genere, la Sam non è da meno anche se con una tradizione meno corposa. È una gara aperta a ogni risultato, nella quale ogni palla conta, ogni dettaglio può essere decisivo. Dalla sua la Spinelli ha un potenziale offensivo di spessore, il migliore del campionato, mentre i burgundi vantano la seconda miglior difesa. Una gara che si annuncia quindi molto delicata per entrambe, con gli ospiti che schiereranno il nuovo arrivato Krajina, un pivot tosto e abile sotto le plance, al posto dell’esautorato Garrett (9 punti e 6 rimbalzi al debutto a Monthey). Ma tutto l’Olympic è da temere per le rotazioni lunghe di cui dispone Aleksic, con i nazionali Cotture, Gravet, Mbala, Hart e Zinn.

Massagno però non ha molto da invidiare e il rientro di Slokar è un fattore importante vicino a canestro. Poi le bocche da fuoco non mancano ma è di squadra che si vincono queste sfide. «Certamente dobbiamo giocare uniti e concentrati in ogni istante, cercando di tenere i ritmi bassi e perdendo meno palloni possibili – ci dice il tecnico dei ticinesi Robbi Gubitosa –.  L’Olympic è micidiale in contropiede e in transizione, per cui ogni errore d’impostazione lo paghi caro. Dovremo metterli in difficoltà e far sudare loro ogni punto».

Tattiche particolari? «Non ce ne sono, se non qualche accorgimento da adottare in partita: ci conosciamo e sappiamo vita e miracoli una dell’altra, sarà una sfida molto tattica, ma vogliamo vincerla più di ogni altra».

Già, perché non c’è ritorno. Dentro o fuori e ogni altra considerazione è per il… dopo.

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