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25.07.2020 - 11:300

'Il ritorno di Marquez ha stupito pure me'

Primi test per Roby Rolfo in attesa della ripresa del Mondiale Endurance. E intanto il luganese si gode i primi giri del Motomondiale

«Il ritorno in pista di Marc Marquez nemmeno una settimana dopo la sua caduta è qualcosa di straordinario, qualcosa che lascia stupito pure me, anche perché si è fratturato un osso portante per la guida della moto». A dirlo è uno che l'ambiente del Motomondiale lo conosce assai bene: il luganese Roby Rolfo, che si appresta pure lui a ritrovare il gusto della competizione. «Bisogna vedere all'atto pratico quali saranno effettivamente le sue condizioni, ma se l'hanno ritenuto abile alla corsa vuol dire che ci sono buone garanzie che Marc possa dare nuovamente spettacolo, come lo scorso weekend. A spronarlo a tornare quanto prima in sella è stata da una parte la voglia di riscattarsi dopo aver marciato sul posto nel primo appuntamento stagionale, ma ancora di più il piacere di tornare nel gruppo al più presto possibile, soprattutto dopo una pausa così lunga».

Mentre la MotoGp domani metterà in atto il suo secondo appuntamento stagionale, con appunto pure il campione mondiale in carica sulla griglia di partenza, per il Mondiale Endurance Ewc, dove corre Rolfo, ci vorrà comunque ancora qualche settimana di pazienza: l'appuntamento è per il weekend del 29 e 30 agosto, quando si correrà la 24 Ore di Le Mans. Intanto però, sul circuito nel cuore della Normandia, negli scorsi giorni sono andati in scena i test ufficiali in vista della 24 Ore Ewc. «Mancava, mancava davvero parecchio l'adrenalina di trovarsi in pista a battersi contro gli avversari, oltre che contro il cronometro. È vero che già a fine giugno ero andato in pista, ma l'avevo fatto unicamente col mio team (il Moto Ain Yamaha, dove fa squadra con il friborghese Robin Mulhauser e il francese Hugo Clere, ndr) per i test interni, dunque senza riscontri effettivi con la concorrenza. A Le Mans, dunque, è stato qualcosa di diverso; un primo passo avanti verso una ritrovata normalità, alla presenza di praticamente tutte le scuderie, tanto per la nostra categoria, la Superstock, quanto per quella principale, la Ewc». E come sono andati questi primi giri? «Ottimamente direi. Il potenziale della moto è cresciuto ancora un po', tant'è vero che a livello di tempi ci siamo piazzati addirittura al quinto posto della graduatoria assoluta: se il buon giorno si vede dal mattino, le premesse per guardare con fiducia alla 24 Ore di Le Mans ci sono davvero tutte. Il nostro obiettivo è quello di confermarci ai vertici della nostra categoria anche negli ultimi due appuntamenti stagionali, in modo da preparare in maniera ideale il nostro passaggio alla classe superiore, la Ewc Suerbike, dove sono in lizza moto non completamente derivate dalla serie, ma con una preparazione più accurata rispetto alle altre. Un salto di categoria a cui il nostro team sta lavorando da tempo, ma che per poter essere assorbito, anche dal profilo finanziario, necessitava di essere eseguito con tutte le premesse del caso, che ora ci sono quasi tutte».

Dopo il Motomondiale, anche l'Endurance si appresta dunque a ripartire. E, pure lui, lo farà a porte rigorosamente chiuse al pubblico. Come chiuse, del resto, lo sono state in occasione dei test collettivi degli scorsi giorni: «Sarà sicuramente strano, molto strano correre in queste condizioni. Un po' di quest'atmosfera atipica l'ho percepito anche durante i test, anche se è vero che in queste occasioni non c'è tantissima gente. All'atto pratico l'assenza del pubblico si farà indubbiamente sentire, e parecchio. Ancora più che al Motomondiale, se si pensa che a Le Mans, in occasione della 24 Ore di motociclismo, c'è probabilmente ancora più gente che quando si corrono MotoGp, Moto2 e Moto3. Sarà strano pure il non avere quel contatto così aperto che abitualmente caratterizza le nostre gare...». I dispositivi di sicurezza non concernono però unicamente il pubblico: «Già. Per la gara, anche i team potranno portare al massimo 25 persone all'interno del paddock, e ogni pilota avrà diritto a un solo accompagnatore. Non è ovviamente l'ideale, ma cercheremo di arrangiarci e di impiegare al meglio le forze a disposizione».

Che sensazioni ti hanno dato i primi giri ufficiali? «Bene o male, anche durante il lockdown mi sono tenuto allenato macinando parecchi chilometri su strada, in moto ma anche in bicicletta, ragion per cui non ho avvertito particolari problemi. Ma è chiaro che mancava il fatto di correre spalla a spalla con avversari e contro il tempo, se si considera che gli ultimi giri in pista con il team li avevo fatti in occasione dei test ufficiali di Almeria a fine febbraio».

Prima Le Mans e poi il Bol d'Or

Come tutto il mondo dello sport (e non solo quello) anche il mondiale di Endurance delle due ruote ha dovuto fare i conti con la pandemia, che ha portato all'annullamento di due gare (una in Germania e una in Slovacchia) e alla riprogrammazione di un'altra, la 24 Ore di Le Mans appunto, spostata da fine primavera a fine estate. «Inoltre, per recuperare almeno in parte quanto perso per strada, il Bol d'Or autunnale, che solitamente apre la stagione successiva, sarà conteggiato in quella corrente. La stagione 2021 partirà pertanto con la 8 Ore in Malesia».

Il Motomondiale in presa diretta

Domenica scorsa, il primo appuntamento dopo lo stop dovuto alla pandemia del Motomondiale Roby Rolfo l'ha vissuto in presa diretta, impegnato a commentare la gara per una pay tv italiana. Che impressione ti sei fatto? «Sul piano sportivo è stata una ripresa appassionante, soprattutto nella MotoGp e nella Moto3. Non dev'essere stato facile gestire la concentrazione in un contesto così, al primo appuntamento dopo uno stop prolungato e in una corsa comunque particolare, senza pubblico e fra moltissime disposizioni di sicurezza. La rimonta di Marquez, nella MotoGp, poi, è stata favolosa. Peccato per la sua caduta... Sono convinto che, giocando sulla pazienza, alla fine sarebbe potuto arrivare anche ad agguantare la seconda posizione. Vedremo cosa farà domenica, ma, come dicevo, tanto dipende dalle sue effettive condizioni fisiche». A Jerez, nel primo appuntamento dopo la pausa, lo spettacolo non è dunque mancato, ma il pubblico sì... «Certo che fa strano correre in condizioni simili. Quel circuito lo conosco molto bene, e tra l'altro mi ha già regalato diversi podi: so bene cosa si prova quando c'è la folla a guardarti, soprattutto nella parte finale del tracciato, in particolare tra la curva Nieto e la curva Peluqui, dove abitualmente c'è un muro umano sul terrapieno a bordo pista. Vederlo stavolta deserto è stato qualcosa di molto strano».

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