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23.01.2020 - 06:100

‘Solo chi ha le infrastruttura in regola avrà le licenze’

Vicepresidente di Swiss Basket, il ticinese Claudio Franscella fa il punto alla situzione: ‘Risultati incoraggianti, e con la Nazionale puntiamo all’Euro’

Stiliamo un bilancio del 2019 del basket svizzero, anche se la stagione è a cavallo su due anni: campionati, Nazionale e altro...
Il bilancio in generale, sino ad ora, mi sembra positivo. La Nazionale maschile parteciperà alla fase finale delle qualificazioni di Euro 2021, un’impresa storica che ha contribuito a far rinascere, come non succedeva da tempo, molto entusiasmo attorno a questa squadra. La presenza di Clint Capela e l’importante contributo dato da diversi giocatori ticinesi ha permesso di vivere grandi momenti di basket. Anche la Nazionale femminile, nel cammino verso le qualificazioni di Euro 2021, ci ha regalato qualche soddisfazione andando a vincere contro l’Estonia. Un successo in una partita ufficiale che mancava da più di 7 anni. Negli ultimi tre anni le squadre iscritte al massimo campionato maschile sono poi passate da 8 a 12. E questo è un segnale che effettivamente qualcosa si sta muovendo...

Ritieni che un campionato a 12 squadre sia ancora attuale, viste le forti differenze fra i vari club e le problematiche econo­miche di diverse squadre?
Penso di sì e anche la classifica lo dimostra: infatti c’è poca differenza di punti tra le prime 6 squadre del campionato. Certamente ci sono squadre con budget molto diversi e alcune società incontrano delle difficoltà finanziarie, ma questo lo si riscontra in qualsiasi Paese e in qualsiasi disciplina di squadra. A volte però anche i team meno blasonati possono riservare delle belle sorprese e questo è il fascino dello sport.

Non ti era piaciuto quando avevo scritto che i sorteggi dei quarti di Coppa erano stati un po’… ‘strani’: sia per i maschi, sia per le femmine, le 4 migliori incontreranno le 4 più deboli sul campo di queste ultime. Le probabilità che escano due sequenze simili è di 2 su 10’000. Cosa ne pensi? Non sarebbe meglio avere teste di serie così da togliere i dubbi e rendere anche più logica la Coppa, considerati i potenziali delle varie leghe?
I sorteggi sono pubblici per cui gettare sospetti sugli stessi non mi è sembrato molto corretto. Sono poi convinto che per mantenere l’attrattività della Coppa Svizzera sia necessario allineare squadre di diversi livelli e non avere teste di serie. I recenti risultati di Coppa (ad esempio Boncourt che batte Ginevra) dimostrano come tutto sia possibile in partite di questo genere ed è il bello di questa particolare competizione.

Sempre sulla Coppa: è stata chiamata Patrick Baumann Cup, cosa che non è piaciuta a moltissimi amanti del basket, pur nel rispetto di quanto ha fatto Baumann per il nostro basket. Non era meglio dare questo nome alla Sb Cup?
A volte i cambiamenti e le novità possono sorprendere e possono non convincere tutti. L’idea però di abbinare al nostro più grande evento nazionale (la Coppa Svizzera) il nome di chi ha segnato con il suo operare un bel pezzo di storia del nostro sport, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale, possa anche essere compresa dai tifosi. Ricordo che lo svizzero Patrick Baumann è stato il segretario generale della Fiba per moltissimi anni ed ha contribuito in maniera tangibile allo sviluppo del nostro sport.

Troppe nostre strutture sono obsolete e si continuano a concedere deroghe su terreni e infrastrutture (per esempio i tabelloni):
a quando una seria svolta per mettere tutti alla pari?
La Federazione, che da solamente tre stagioni sta gestendo i campionati, si sta gradatamente professionalizzando. A livello di organizzazione dei grandi eventi, ad esempio, è già stato fatto un bel salto di qualità, ma per portare a termine tutti gli altri progetti è necessario ancora un po’ di tempo. Comunque posso garantire che, in un futuro molto prossimo, solamente i club che avranno le infrastrutture in regola, un segretariato professionale e un budget minimo stabilito e adeguato, otterranno la licenza per giocare nel massimo campio­nato.

Si insiste molto sul 3x3, quando il 5x5 è il vero basket. Per il 3x3 si sono affrontate notevoli spese disputando tornei perfino in Cina e poi mancano i soldi per altre cose, come maggiori aiuti ai ragazzi e alle ragazze convocati per le Nazionali giovanili...
Per noi il 5x5 rimane prioritario. A questo proposito, però, occorre fare chiarezza: il 3x3 è diventata una disciplina olimpica e la sua importanza è stata quindi sancita dalla Fiba e non da Swissbasket. Il 3x3 e il 5x5 sono quindi diventati, a tutti gli effetti, discipline riconosciute anche se è giusto considerarle complementari e non concorrenti. Non è più possibile sfuggire a questa realtà. La Federazione deve quindi considerarle, svilupparle e sostenerle entrambe. Per questo Swissbasket ha un budget separato per le due attività.

Sicuro che ci siano possibilità sufficientemente reali di mandare alle Olimpiadi maschi e femmine del 3x3 per giustificare questi investimenti?
Con la squadra femminile del 3x3 siamo ancora in corsa per le Olimpiadi. Infatti, durante il mese di marzo andremo in India per partecipare al torneo di qualificazione olimpica.

Quali sono i progetti per la Nazionale, dopo l’exploit delle qualificazioni?
Il nostro obiettivo è la qualificazione ad Euro 2021 e per raggiungerlo stiamo lavorando duramente. Attualmente stiamo anche pensando di creare un centro nazionale di competenze per migliorare i risultati delle nostre squadre giovanili. Stiamo pure riflettendo sull’opportunità di proporre la candidatura svizzera per l’organizzazione di Euro 2025. Questo, da una parte, ci premetterebbe la qualificazione diretta al torneo finale (con un evidente ritorno di immagine) e, dall’altra, ci darebbe la possibilità di dare grandi stimoli a tutto il movimento cestistico nazionale.

Molti sportivi lamentano la chiusura della rassegna stampa sul sito, ciò che li priva delle informazioni d’oltre San Gottardo. Era una parte del sito molto seguita e per il basket una bella finestra: impossibile riaprirla e perché?
È impossibile riaprirla a breve in quanto sussiste un problema legale. Non possiamo più rendere pubblici i singoli articoli che acquistiamo dalle varie testate nazionali per la nostra Federazione. L’uso degli stessi è quindi limitato e non può essere pubblicato sul sito ufficiale.

Il problema degli arbitri è reale: i migliori devono arbitrare due gare nel weekend. Tutto questo ha un senso e cosa deve fare Sb per uscire da questo nodo?
Anche questa categoria deve professionalizzarsi per stare al passo con i tempi. Per questo Swissbasket sollecita i migliori arbitri ad effettuare un doppio arbitraggio nei fine settimana. Sicuramente è una situazione in divenire e da tenere sotto controllo.

In Ticino al basket è dato molto più spazio che in altri cantoni: a livello promozionale cosa si può fare oltre San Gottardo per dare maggiore visibilità al nostro sport? La finale di Coppa a Zurigo è durata un anno anziché tre: non era una buona scelta?
Il Ticino è terra di basket e la Federazione nazionale questo lo riconosce: infatti nel comitato centrale sono accompagnato da Alessandro Cedraschi e Karen Tweheus, quale allenatore della Nazionale vi è Gianluca Barilari e numerosi sono i giocatori e le giocatrici ticinesi che compongono le selezioni maschili e femminili. In questi ultimi anni sono poi riuscito a portare alcune partite importanti della Nazionale in Ticino (ricordo ad esempio quella tra Svizzera e Italia a Bellinzona) e sto spingendo per organizzare a novembre 2020, alla Resega di Lugano, la partitissima tra la Svizzera e la Serbia (una delle migliori squadre al mondo). E a questo proposito abbiamo già incontrato i responsabili della Città di Lugano e quelli di Ticino basket. Rimango quindi fiducioso... Per quanto riguarda la Svizzera tedesca vi sono invece ampi margini di miglioramento. Ma per progredire anche in questa regione ci vogliono persone del luogo motivate e pronte a collaborare con maggiore costanza.

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