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Atletica
20.08.2019 - 06:200

Kambundji, ‘typisch Bernerin’... ma veloce

La 27enne, sprinter rossocrociata più veloce di sempre, il 1 settembre sarà per la settima volta al via del Galà dei Castelli

Non si offenderanno gli amici bernesi se diciamo che c’è una loro concittadina che va un po’ più veloce della media cantonale, se quest’ultima è Mujinga Kambundji. In fondo, per quanto si definisca lei stessa “typisch Bernerin”, la 27enne nata da madre appunto bernese e padre originario del Congo, è nientemeno che la sprinter rossocrociata più veloce di sempre.

«Ma nella vita di tutti i giorni sono molto tranquilla, cerco di non stressarmi e cammino piano – afferma con il sorriso contagioso che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere in particolare dagli Europei di Zurigo 2014, quando aveva dapprima sfiorato il podio tanto nei 100 (4ª) quanto nei 200 m (5ª), prima di “macchiarsi” del drammatico errore che aveva mandato in fumo i sogni della 4x100 m elvetica (aveva perso il testimone in partenza) di cui faceva parte anche la ticinese Ajla Del Ponte –. Ho sempre vissuto come un arricchimento le mie radici, perché mi hanno permesso di vivere due culture molto differenti ma che sento entrambe mie. E di entrambe ho imparato a conoscere tanto gli aspetti positivi quanto quelli meno belli, ma, come dice sempre mia madre, cerco di tenere il meglio. Non a caso sono piuttosto precisa e in particolare nello sport curo ogni dettaglio. Vedo subito l’aspetto positivo delle cose, ma poi non mi accontento e voglio andare oltre e migliorarle».

Ed è quello che ha fatto, visto da dove era partita e dove è adesso, ossia nel pieno di una carriera che l’ha già vista conquistare – nonostante anche un po’ di sfortuna, basti pensare ai tre quarti posti inanellati l’anno scorso agli Europei di Berlino – traguardi importanti, come il record nazionale dei 100 m migliorato più volte fino al 10”95 attuale, un bronzo europeo (sempre nei 100 ad Amsterdam 2016) e un terzo posto mondiale sui 60 m indoor (Birmingham 2018), oltre a una miriade di titoli svizzeri... «E pensare che ho iniziato a fare atletica senza particolari ambizioni, semplicemente per il piacere di farlo e perché lo trovavo “cool”. Di certo non pensavo a Mondiali, Olimpiadi o record vari e soprattutto mai avrei pensato di riuscire a correre i 100 m in meno di 11 secondi. Nel 2013 quando ho lasciato la Svizzera per andare ad allenarmi in Germania, a Mannheim, il mio personale era 11”50. Certo, c’è sempre la speranza e la voglia di fare meglio, ma ero anche molto realista e guardavo i numeri. Poi però con i miglioramenti sono arrivate anche la consapevolezza e la fiducia nei miei mezzi e se oggi mi guardo indietro, devo dire che sono piuttosto sod­disfatta del cammino che ho percorso e di quello che ho ottenuto».

Tanto da essere ormai uno degli sportivi svizzeri più amati... «Io però sono sempre rimasta la stessa e sinceramente non mi sento una star. Ad esempio dopo gli Europei di Zurigo nel 2014 per me era semplicemente passata una settimana in più nella mia vita, io non ero cambiata, ma la gente ha cominciato a vedermi in maniera diversa. E anche se io mi vedo piuttosto come una persona un po’ più conosciuta di altre, non nego che sentire il calore e il sostegno della gente mi fa piacere e mi stimola a cercare di fare ancora meglio».

E meglio per uno sprinter significa solo una cosa: correre più veloce... «Non mi piace mettere dei limiti e ho la sensazione di avere il potenziale per riuscire a migliorare ancora il mio record svizzero dell’anno scorso. Non so se già quest’anno, ma posso correre più veloce nei 100 e nei 200 m».

Parole chiare e decise pronunciate da chi sembra non avere paura di nulla... «Paradossalmente alle grandi manifestazioni sono molto più nervosa quando sono in forma, perché so di avere la possibilità di ottenere qualcosa di grande e ho il timore di sprecare l’occasione. E basta un nulla, perché come io ho lavorato duramente per arrivare lì, lo stesso hanno fatto le altre e il livello è talmente alto che non puoi permetterti errori. Il bello dell’atletica però è che non conta solo la vittoria, ad esempio nel 2018 ai Mondiali indoor sono arrivata terza ma ero contentissima, un risultato può essere buono anche se non è il migliore. Anche a Doha, sarò felice se riuscirò a centrare la finale, perché in fondo la ricompensa più bella è avere la sensazione di essere riuscita a dare il massimo, a esprimere tutto il tuo potenziale e non avere rimpianti».

 

Di più nell’edizione cartacea odierna de laRegione

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