CICLISMO
06.07.2019 - 11:150

Eddy: una leggenda, una Nazione

A Bruxelles, dove oggi scatta il Tour che omaggia Merckx a 50 anni dalla prima maglia gialla, neppure il calcio può rivaleggiare con la fama del Cannibale

In anni nei quali il Belgio non è riuscito a nascondere la crescente divisione politica e sociale tra la sua parte fiamminga e quella francofona, c’è un solo personaggio capace di raccogliere l’unanimità dei consensi: Eddy Merckx, leggenda vivente per entrambe le metà del Paese. Nemmeno i recenti successi conseguiti dai Diavolo Rossi del calcio, con il primno posto nel ranking Fifa e la medaglia di bronzo ai Mondiali 2018 in Russia, possono rivaleggiare con l’inossidabile popolarità del Cannibale. Popolarità che, per altro, è possibile toccare con mano in questi giorni nei quali Bruxelles si appresta a vivere il 'Grand Départ' del Tour de France. Che, manco a dirlo, è un chiaro omaggio al cinque volte vincitore della Grande Boucle.

'È una leggenda vivente'. E una stazione porta addirittura il suo nome

Sì, perché esattamente mezzo secolo fa Merckx conquistava la prima delle sue 111 maglie gialle collezionate nel corso di un’inimitabile carriera. E lo faceva, guarda caso, proprio a Bruxelles, più precisamente nella periferia est, a Woluwé-Saint-Pierre, il paese nel quale è cresciuto. Come Kübler, aveva affinato le sue capacità ciclistiche nel ruolo di garzone: il Ferdy nazionale da un fornaio, il Cannibale nel negozio di alimentari dei genitori.
In questi giorni Bruxelles è tappezzata con il volto di uno dei grandi simboli del Tour de France, nelle piazze, sulle cartoline, nei giornali. Sulla Grand-Place i camerieri di un ristorante indossano da inizio giugno una t-shirt gialla raffigurante l’effigie dell’eroe nazionale... «È il nostro campione. Questo omaggio è formidabile e meritato: 525 vittorie non sono certo bruscolini», afferma la sessantenne Anne-Marie.
«È un vincente, una leggenda vivente. È 'hors catégorie' – riassume Jean-Michel Saive, ex numero uno mondiale del tennistavolo –. Le mie prime emozioni sportive mi ricordo di averle vissute davanti alla televisione, ammirando le sue imprese sulle ginocchia di mio padre».
I legami di Merckx con Bruxelles, città nella quale una stazione della metro porta il suo nome, sono inscindibili. Nato nel Brabante fiammingo da un padre che parlava un dialetto olandese e da madre francofona, Merckx è cresciuto in una città bilingue a maggioranza francofona, Woluwé-Saint-Pierre... «È un vero belga, un vero “bruxellois”. Rappresenta il Belgio francofono e fiammingo senza alcuna divisione – analizza Benoît Cerexhe, sindaco di Woluwé-Saint-Pierre –. Per questo motivo è così amato, ammirato, addirittura idolatrato. È il simbolo di Bruxelles, di quella Bruxelles che funge da “trait d’union” tra le due comunità del Belgio».

Il re al barone: 'Quell'orgoglio non può essere dimenticato'

Elevato al rango di barone più di vent’anni fa, Merckx continua a ricevere riconoscenze da parte della famiglia reale... «L’orgoglio che ci avete fatto provare non può essere dimenticato», ha scritto re Filippo in una lettera pubblicata dalla stampa a una settimana dal 'Grand Départ'.
Una nazione intera ai piedi del suo idolo, ormai 74enne. Idolo a giusta ragione, risultati alla mano. Oltre alle 525 vittorie ottenute (445 tra i professionisti, le altre divise tra dilettanti e varie categorie giovanili), il Cannibale ha fatto man bassa ovunque. Ha vinto, oltre a 5 Tour de France, altrettanti Giri d’Italia, una Vuelta a España, 7 Sanremo, 2 Fiandre, 3 Roubaix, 5 Liegi, 2 Lombardia, 3 Mondiali, un Tour de Suisse e un Tour de Romandie. È stato un grande pistard, in coppia con il connazionale Patrick Sercu e si è pure cimentato con successo nel ciclocross. Alla Grande Boucle ha vinto 34 tappe (8 in una sola edizione), mentre al Giro si è fermato a quota 25 e ha vestito per 77 giorni la maglia rosa. È uno dei sette ciclisti ad aver vinto i tre grandi giri e l’unco ad aver centrato l’accoppiata Giro-Tour per ben tre volte. Nel 1974 a Giro e Tour aggiunse pure il Mondiale, un trittico che soltanto Stephen Roche, nel 1987, è stato in grado di ripetere.
Insomma, nonostante tutti i nomi degli attuali protagonisti del ciclismo mondiale, uno solo domani, lungo le strade di Bruxelles, sarà sulla bocca di tutti: Eddy Merckx.

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