Sportivo dell'anno 2017 Città di Bellinzona (Ti-Press/Crivelli)
Nuoto
15.05.2019 - 06:200

Cappelletti, in acqua le risposte ai dubbi

Pensieri e passione di Christopher, 19enne talento della Turrita, un intervento al cuore (aritmia) superato con successo. Riparte il sogno olimpico

‘Tornerò più forte di prima’. È una delle frasi preferite dagli sportivi quando sono alle prese con un infortunio di una certa serietà, o un problema di salute che li costringe a uscire, per alcune settimane, dal ritmo sostenuto di allenamenti e gare, o partite che dir si voglia. Nella voglia di ritornare attivi, nella passione che li spinge a misurarsi ogni giorno con la fatica, trovano la forza per superare le difficoltà – anche pesanti – del momento, per tornare a immergersi nella realtà che preferiscono, quella dello sport che praticano. Christopher Cappelletti, plurititolato 19enne della Turrita Nuoto, ci è passato. Sa cosa significa avere qualche dubbio, lottare con qualche pensiero negativo, per poi uscirne, motivato a riprendere il filo del discorso interrotto, nel suo caso per un problema cardiaco che ha reso necessario un intervento chirurgico. «Tutto è partito un giorno durante un campo d’allenamento di fine 2018 – racconta Christopher, ammirato al Meeting del Verbano, in acqua anche nel weekend al ‘Castello’ di casa Turrita –. Stavo nuotando una serie tranquilla, sciolta, ma avevo dei battiti cardiaci esagerati per lo sforzo che stavo producendo. Sono uscito dall’acqua, mi sono sdraiato per cercare di farli passare. Dopo mezz’ora il battito è tornato normale. Una sera, qualche giorno più tardi (inizio gennaio, ndr), a Bellinzona, stavo finendo un allenamento e il cuore ha ricominciato a battere forte. Sono andato a casa, confidando che passasse, ma non passava. Ho cenato, ho fatto finta di niente, non ho detto niente ai miei genitori per non farli spaventare per niente. Mi sono coricato per la notte, ma il battito non accennava a diminuire, continuava a essere attorno ai 180, nonostante fossi sdraiato. Ho avvisato i miei, era un problema che durava da ormai quattro ore. Siamo andati subito in ospedale, dove mi hanno diagnosticato un’aritmia cardiaca. In sintesi, al cuore arrivavano troppi impulsi di colpo, e impedivano che il battito fosse regolare. Un paio di settimane dopo ho sostenuto altri esami. Mi hanno somministrato l’adenosina: ferma il cuore e lo fa ripartire col battito normale. Lo stesso procedimento si è ripetuto una seconda, poi una terza volta (risoltasi, quest’ultima, con un massaggio). Mi era stato detto di continuare a fare la mia vita di tutti i giorni, allenamenti di nuoto compresi, perché il problema avrebbe anche potuto non più ripresentarsi. Del resto, se fosse tornato, avrei saputo come reagire: corsa in ospedale, per il trattamento, per poi decidere se finire sotto i ferri o meno».

In ballo, in quel periodo, c’era un’importante scadenza, i Campionati svizzeri (20-24 marzo, ndr). Ma sul piatto della bilancia ha pesato di più... la vita. «Dovevo decidere se intervenire e se farlo subito. L’operazione era in agenda il 18 febbraio. Agli Svizzeri volevo cercare il limite per i Mondiali. L’ipotesi di affrontarla prima di quella scadenza mi avrebbe costretto a stare fermo per una ventina di giorni, per poi ricominciare da zero e poi salire di tono gradatamente con l’intensità degli allenamenti. Se avessi aspettato, avrei potuto andare avanti ad allenarmi, ma sarei stato a rischio. In ballo c’era la salute, per cui ho optato per sottopormi subito all’intervento chirurgico, effettuato a Basilea. Un’operazione di un’ora, per un ricovero breve di un giorno e mezzo». Momenti difficili, per un ragazzo di 19 anni ancora nel pieno della carriera agonistica, con traguardi importanti da tagliare e l’ambizione di continuare a nuotare ad alti livelli per alcuni anni ancora. Il timore di dover mollare tutto, di dover lasciare il nuoto... «Quando sono entrato in sala operatoria – ricorda Christopher – qualche pensiero negativo l’ho fatto: non posso più nuotare? Mi stavo allenando così bene, ma ora che cosa succederà? Pensieri strani, che mi passavano per la testa. Quando sono uscito, però, ho ricominciato con grande convinzione, spinto dalla voglia di tornare ad allenarmi. Avrei dovuto stare fermo per una ventina di giorni, ma non ne ho fatti più di dieci». Un leone in gabbia, ansioso di tornare in acqua, di restituire anima e corpo al nuoto. «Non ce la facevo più a stare a casa, diventavo matto». Chiamiamola pure passione, perché quello è.

Ambizioni olimpiche, in vista di Tokyo 2020

Inevitabile, dopo le traversie vissute e raccontate da Christopher Cappelletti, pagare dazio in termini di forma fisica, quantomeno in un primo tempo, quello della convalescenza e della ripresa degli allenamenti. Da rivedere, naturalmente, anche gli obiettivi sportivi, quelli a corto termine. «Dopo l’operazione – spiega il 19enne, nel 2017 miglior sportivo della Città di Bellinzona – ho dovuto ricalibrare un po’ le ambizioni. Non che avessi abbandonato del tutto l’idea di centrare il limite per i Mondiali, ma ero conscio che sarebbe stato molto difficile. Prima con la testa ero focalizzato completamente su quell’obiettivo. Per contro, dopo l’intervento, i pensieri sono andati in direzione di quello che ho passato, l’operazione al cuore, l’intensità degli allenamenti da adattare alla nuova situazione... Pensieri che manco avrei più dovuto fare, visto che ormai l’intervento era andato bene e, soprattutto, me lo ero lasciato alle spalle. Ma il condizionamento, almeno inizialmente, c’era. I pensieri nascevano spontaneamente, spinti in superficie dalla serietà del problema che ho avuto, nient’affatto banale, per quanto superato con successo».

Ora, però, il ritorno alla normalità, con l’esperienza fatta che è ormai definitivamente alle spalle. «Ora non ci penso più. Agli Svizzeri ero arrivato senza aver preso parte ad alcuna gara, per cui con il freno a mano un po’ tirato. Non sapevo come il mio corpo avrebbe reagito allo stress delle gare, all’adrenalina. I tempi sono stati simili o migliori di quelli dell’anno scorso. Ho sofferto un po’ nei 1’500, ma in generale i riscontri sono stati positivi, pensavo andasse peggio. Ormai sono quasi al cento per cento». Quali nuovi obiettivi sportivi si è prefissato? «Voglio prepararmi per centrare il limite per le Olimpiadi di Tokyo 2020, nei 200 e 400 stile libero. L’anno prossimo ci saranno gli Europei in vasca corta, cercherò i tempi anche per quella gara, nei 100, 200 e 400». Nel weekend, il Meeting del Castello. «Nuoterò tutti i 50 (delfino, dorso, rana e stile), i 100, 200 e 400 stile libero, e forse anche i 200 misti».

Iscrizioni in aumento, presenti anche Insubrika e Neuchâtel 

Le previsioni del tempo non lasciano che margini ridottissimi all’ottimismo, ma è vietato disperare: il Meeting del Castello forse non avrà la ‘benedizione’ del sole, ma non per questo si annuncia meno interessante. «La struttura che avevamo predisposto per la zona delle partenze – spiega Antonio Mozzini, il presidente della Turrita Nuoto, la società organizzatrice della due-giorni che nel weekend animerà la piscina di Bellinzona – ha subìto danni a causa del forte vento. Stiamo lavorando per ripristinare la situazione, anche con la sistemazione di gazebi per accogliere squadre e spettatori. Dal punto di vista tecnico, con piacere segnalo che la titolata squadra dell’Insubrika si è annunciata con ottanta nuotatori. Ci saranno anche tutte le società ticinesi (lo scorso anno l’A-Club scelse una manifestazione concomitante, ndr). Avremo anche i romandi del Red Fish Neuchâtel, nonché molti esponenti di squadre d’oltr’alpe iscritti a titolo individuale». Come già il ‘Verbano’ dello scorso weekend, anche il Meeting del Castello deve lottare per riempire tutte le caselle dell’organizzazione (collaboratori, volontari, giudici). «La questione è nota, e si ripropone: la collaborazione tra le società ticinesi c’è, ma le persone che si mettono a disposizione sono sempre le stesse. Non si può pretendere che siano presenti a ogni gara della stagione all’aperto, anche perché il calendario è molto fitto. La coperta è corta».

Note più liete giungono dal numero di iscrizioni pervenute. «C’è una piacevole tendenza al rialzo. Negli anni il ‘Castello’ ha sofferto la concomitanza di altri meeting e il disinteresse almeno parziale delle altre società ticinesi. Il numero degli iscritti è in crescita, e ci permette di proporre una gara con tutte le corsie occupate. Merito anche dell’apertura alla categorie dei 2007/08 (per molti anni vi erano solo assoluti e juniori) che porta a Bellinzona anche i più giovani, impegnati nelle gare sui 50 e sui 100 metri». C’è anche da segnalare la bella intesa con il ‘Verbano’. «Hanno un problema di date con il Cst, per cui sposteremo avanti di due settimane il nostro appuntamento per cedere alla Nsl il nostro tradizionale weekend e favorire il regolare svolgimento delle due importanti manifestazioni che altrimenti rischierebbero di pestarsi i piedi. La Città di Bellinzona ci ha concesso lo spostamento, per cui il ‘Castello’ del 2020 si terrà a fine maggio». mel

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