FOOTBALL
02.02.2019 - 14:500

Super Bowl, un confronto generazionale

Domani ad Atlanta si sfidano i New England Patriots del 41.enne Brady e i Los Angeles Rams del 24.enne Goff. Il vecchio che resiste contro il nuovo che avanza

Negli Stati Uniti quello dell’errore arbitrale che dieci giorni fa aveva condizionato l’esito della finale della Nfc è un tema del quale già non si discute più. Domenica ad Atlanta, quando andrà in scena il Super Bowl numero 53, i Los Angeles Rams scenderanno legittimamente in campo per sfidare i New England Patriots, alla loro terza finale consecutiva, la quinta negli ultimi otto anni, la nona dal 2002. Sarà il Super Bowl tra il vecchio che resiste e il nuovo che avanza: da una parte Bill Belichick, il coach più vincente della storia, dall’altra Sean McVay che a soli 32 anni è l’allenatore capo più giovane della Lega; da una parte Tom Brady, 41 anni, 5 anelli e il titolo di “Goat” (il più grande di ogni tempo) tatuato nell’anima, dall’altra Jared Goff, quarterback al terzo anno, considerato con Patrick Mahomes (Kansas City) l’astro nascente nel ruolo più complesso del football. Alla fine a decidere le sorti del confronto saranno, facile supposizione, i due quarterback (non a caso nelle ultime 12 finali il titolo di Mvp è andato per 9 volte a un “signal caller”), anche se la parte del cavallo da tiro la potrebbe recitare il gioco palla a terra. Nella finale Afc con Kansas City, New England ha corso per 171 iarde grazie a Sony Michel, Rex Burkhead (autore del touch down decisivo nell’overtime) e James White. Far correre il pallone significherebbe evitare il pass rush di Los Angeles che in stagione ha generato 41 sack e che ha in Aaron Donald un vero spauracchio per tutte le linee offensive. Sull’altro fronte, i Rams possono pure loro appoggiarsi su un solido gioco palla a terra. In particolare grazie al veterano C.J. Anderson, aggregato nel finale di stagione, con molti chili di troppo, ma tanto sfruttato in post-season. E soprattutto grazie a Todd Gurley, 24enne che in stagione ha corso 1’251 iarde (terzo alle spalle di Elliot e Barkley) ed ha prodotto 17 Td (oltre a 580 iarde guadagnate su passaggio per altri 4 Td). Nella semifinale contro New Orleans, invero, Gurley è stato utilizzato con il contagocce (solo 10 iarde), ma McVay ha già promesso che ad Atlanta il suo apporto sarà di gran lunga maggiore. E se il fatto di togliere peso dalle spalle di Brady è un concetto del tutto relativo (anzi, proprio quando è con le spalle al muro sembra dare il meglio), un gioco di corse efficace permetterebbe a Goff di avere una frazione di secondo in più quando si tratterà di lanciare, ciò che potrebbe consentirgli di evitare errori di valutazione, alla sua età sempre dietro l’angolo, anche contro una difesa che ha prodotto appena 30 sack (penultima nella specifica graduatoria). Oltre a cercare il modo di mettere pressione su Brady (quando ha tempo per passare in rassegna i suoi bersagli è praticamente inarrestabile), McVay dovrà trovare una soluzione per interrompere il fluido magico tra TB12 e i suoi ricevitori preferiti: Rob Gronkowski e Julian Edelman. Limitare le corse di Michel (compagno di squadra di Gurley all’Università della Georgia) e nel contempo limitare il raggio d’azione dei ricevitori: un vero dilemma per McVay, ma sarà proprio lì che Los Angeles potrà giocarsi la vittoria. Perché sul fronte offensivo i Rams saranno senz’altro in grado di macinare iarde (Goff ha a disposizione quali bersagli Brandin Cooks, Robert Woods e Tyler Higbee), ma servirà a poco se non riusciranno a fermare l’attacco dei Patriots sia nel gioco di corsa, sia in quello via aerea. E spesso, in questi casi, la coperta è troppo corta: se la si tira da un lato, si scopre dall’altro. E Donald non può fare il boia (nel pass rush) e l’impiccato (chiudere i buchi e fermare le corse). Difficile pronosticare il vincitore, ma di certo ci si può sbilanciare nell’affermare che sarà una partita molto equilibrata, come successo 12 volte nelle ultime 19 edizioni, con decisioni mai superiori agli otto punti. Tony Romo, ex grande quarterback di Dallas e attuale analista della Cbs, ha azzardato un pronostico: il risultato finale, secondo lui, sarà di 28-24, con la squadra sconfitta che avrà l’ultimo possesso di palla (e, quindi, la possibilità di capovolgere il risultato). Non ha però voluto sbilanciarsi su chi, alla fine, alzerà al cielo il Vince Lombardi Trophy.

La polemica dell'halftine show

Centotré milioni di statunitensi (più molti altri in tutto il mondo per una partita trasmessa in 170 Paesi) domenica sera si incolleranno ai televisori per gustarsi il Super Bowl numero 53 (inizio a mezzanotte e mezza ora svizzera). A molti di loro la partita vera e propria interessa poco o nulla, l’attesa è tutta per l’halftime show, spettacolo musicale di una ventina di minuti, diventato negli anni un vero ‘must’. Quest’anno, però, all’esterno della sede della Nfl non c’era la fila di artisti in cerca di un prestigioso ingaggio. Al contrario, alcuni di loro hanno pubblicamente rifiutato l’invito: Rihanna, Adele, Pink e Cardi B hanno tutte detto “no grazie”, rispondendo così a una petizione che chiedeva di boicottare l’half­time show in segno di solidarietà con il quarterback Colin Kaepernick, da tre anni bandito da tutte le squadre della Lega per il suo rifiuto di alzarsi in piedi durante l’inno statunitense, quale protesta per la violenza della polizia nei confronti dei neri. Alla fine, i Maroon 5 hanno sottoscritto l’accordo con la Nfl, ma i promotori della petizione hanno chiesto loro di comunque attuare una forma di protesta e sensibilizzazione, appoggiando, durante la loro esibizione, un ginocchio a terra (come faceva Kaepernick in occasione dello Star-Spangled Banner). Il rapper Big Boi, che raggiungerà i Maroon 5 sul palco, ha espressamente chiesto a Qb il permesso di partecipare. Non è dato sapere se l’halftime show verrà ‘turbato’. Fosse il caso, forse non basterebbero i 10” di ritardo con i quali lo show viene mandato in onda (accorgimento introdotto dopo che, nel 2004, Janet Jackson aveva inavvertitamente mostrato un seno nudo) per oscurare l’accaduto.

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