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26.06.2017 - 14:220
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:19

Consegnate 142 maturità al Liceo Lugano 2

Oggi, 23 giugno, ha avuto luogo la cerimonia di maturità al LiLu 2. Su 143 allievi, 142 hanno ricevuto la maturità liceale.

Eccovi anche il discorso del direttore, prof. Aurelio Sargenti:

“Gentili signore, egregi signori, cari genitori e familiari, cari colleghi, caro direttore della Rsi, Maurizio Canetta, e care studentesse e cari studenti,

è con particolare piacere che vi porgo il più cordiale benvenuto e che apro la tradizionale cerimonia di consegna dei premi e degli attestati di maturità 2017 del nostro Liceo.

Innanzitutto desidero congratularmi con voi, care allieve e cari allievi, per avere ottenuto con successo il certificato di maturità che, non solo corona i vostri sforzi e il vostro impegno di questi anni, ma vi permette di accedere agli studi accademici.

Oggi è un giorno di festa per voi e per i vostri docenti; e anche per i vostri genitori, che vi hanno accompagnato durante la scuola dell’obbligo e durante gli anni liceali con crescente preoccupazione derivata sia dal  percorso dei vostri studi sia (e lo dico per esperienza) per assecondare ( e a volte contrastare) le vostre richieste di adulti in divenire!

Siete entrati quindicenni in questo istituto e ora ne uscite da cittadini maggiorenni.

Gli anni trascorsi al Liceo sono stati importanti, non solo perché vi hanno permesso di impadronirvi degli strumenti disciplinari e culturali necessari per proseguire bene gli studi, ma soprattutto perché hanno contribuito a farvi diventare cittadini del mondo. E diventare cittadini del mondo significa conoscere il mondo, non da turisti, ma da viaggiatori avvertiti, che sanno precisare le proprie ambizioni e prospettive di vita. Quest’anno il tema delle nostre conferenze pubbliche era intitolato Viaggi e viaggiatori;  i relatori ospiti ci hanno detto che viaggiare e conoscere il mondo aiuta a non circoscrivere la propria prospettiva di vita a un frammento di realtà.

Mi piace  ricordare ciò che scrisse  un Ticinese che ha fatto onore al nostro Cantone, e che è stato più volte nostro ospite: Cornelio Sommaruga, già presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa. Egli scrisse che «Noi Svizzeri italiani abbiamo una lunga tradizione di emigrazione. Certo essa ha impoverito le nostre valli, portando via gli elementi più dinamici. […]. Questa emigrazione, che non è stata solo fuga, ma anche creatività e curiosità, ha anche permesso a tante correnti di idee nuove di venire da noi, nella bisaccia di noi, che torniamo dopo lunghe esperienze».

E chi è venuto da noi, con la sua ancor breve, ma significativa esperienza, dopo un lungo, difficile e pericoloso viaggio, lasciandosi alle spalle la guerra – viaggio che non sto a descrivere per il rispetto della sfera privata, ma che facilmente potete immaginare con l’aiuto delle molte drammatiche immagini che quotidianamente entrano nelle nostre case grazie ai telegiornali -  è un nostro studente, che oggi riceve la maturità. Egli arrivò in Ticino solo 6 anni fa e venne inserito in una terza media di Barbengo; giunse da un mondo e da una cultura molto lontane, dove la Svizzera era (forse) soltanto un nome, un piccolo punto geografico sul mappamondo. Arrivò da noi, come tanti altri, con la sua ancor giovane storia, e con una grande volontà di imparare, di riuscire a vivere finalmente una vita che si possa definire umana.

La scuola l’ha accolto, gli ha dato la possibilità di studiare; i compagni di classe e i docenti l’hanno aiutato. Ma non è stato un dare senza avere; no, anch’egli ci ha dato molto. Per esempio ha insegnato ai suoi compagni di classe l’importanza di alcuni valori che, essendo per noi acquisti da molto tempo, ci appaiono scontati, normali, come  l’immenso valore di vivere in un paese democratico, libero; come la grande fortuna di poter studiare in scuole attrezzate e ospitali;  egli ha insegnato ai suoi compagni che senza l’impegno non si ottiene nulla e che la conoscenza non si acquista, ma si conquista e che essa sa arricchire chi dà e chi riceve. E ci ha pure insegnato a guardare l’altro non come una minaccia, ma come una ricchezza. Qualcuno ha detto che se io do un soldo a te e tu dai un soldo a me abbiamo un soldo ciascuno; ma se io do un concetto, un’idea a te e tu dai la tua idea a me non abbiamo più un’idea ciascuno, ma entrambi abbiamo due idee.

In queste occasioni mi piace sempre ricordare agli studenti che il modo in cui impariamo a stare insieme nella scuola è il modo in cui costruiamo il nostro stare insieme come società democratica; e la democrazia muore solo nel momento in cui si rinuncia ad assumersi una responsabilità partecipativa.

La mia speranza, che è anche la speranza dei vostri docenti e dei vostri genitori, è che voi abbiate acquisito in questi anni  delle conoscenze e dei valori non misurabili con esami e con voti, ma essenziali per la formazione di ogni cittadino, per essere Uomini (nel senso di Mensch) perché , per citare le parole del poeta Giorgio Orelli, «niente è più difficile che essere semplicemente Uomo». 

Concludo qui per consegnare la maturità liceale al nostro studente, accompagnata da  un premio che non figura tra quelli tradizionali, che verranno consegnati  tra poco, in quanto gli viene dato dagli studenti e dai docenti di questo istituto. 

A Samy, ragazzo eritreo, che ha dovuto diventare in fretta uomo.”

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