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Curiosità
11.09.2020 - 16:020

Sempre più spazio sottratto agli oceani

Due milioni i chilometri quadrati occupati da infrastrutture, e cresceranno del 50% nei prossimi otto anni

Quantificata per la prima volta l'impronta dello sviluppo urbano sugli oceani: un'area in costante aumento con conseguenze negative sull'equilibrio degli ecosistemi e sulla biodiversità. Barriere artificiali, porti commerciali e turistici, tunnel e ponti, piattaforme petrolifere, parchi eolici, infrastrutture per l'acquacoltura costruite a livello globale arrivano infatti oggi a un'area di oltre due milioni di chilometri quadrati, destinata a crescere ulteriormente del 50-70 per cento entro i prossimi otto anni. Una situazione che è destinata a farsi sempre più preoccupante anche a causa delle conseguenze del cambiamento climatico causato dall'uomo.

Questo il quadro tracciato per la prima volta da due studi internazionali, uno uscito su Nature Sustainability e uno sulla Annual Review of Marine Science. "L'aumento costante degli ambienti marini che vengono permanentemente modificati dalla presenza di costruzioni, con effetti in molti casi irreversibili, è un grave problema fino ad oggi poco considerato", spiega Laura Airoldi, dell'Università di Bologna e dell'Università di Padova che ha partecipato ad entrambi gli studi.

"Fortunatamente, però, esistono oggi numerosi approcci emergenti che possono favorire uno sviluppo più sostenibile degli ambienti marini urbanizzati", afferma l'esperta. Primo fra tutti è lo sviluppo anche in mare di criteri di edilizia "verde" che garantiscano la sostenibilità. In parallelo, azioni mirate di ripristino di habitat marini che offrono una protezione naturale contro erosione e inondazioni delle aree costiere. Inoltre, spiegano i ricercatori, lo sviluppo di nuove biotecnologie per l'ambiente marino può portare a soluzioni naturali per ripulire e rivitalizzare le aree contaminate, o per l'acquacultura.

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