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Sviluppatasi in 5 milioni di anni su 4,6 miliardi di anni del Sistema solare ©Wikimedia
Curiosità
21.02.2020 - 16:160
Aggiornamento : 17:13

La Terra è nata più rapidamente di quanto si pensi

Capire come si formano i pianeti, permette di comprendere con quale frequenza si accumula l'acqua e quindi trovarla altrove nell'universo

La Terra si è formata più rapidamente del previsto: il suo embrione si è sviluppato in soli 5 milioni di anni all'interno della nube di gas e polveri che circondava il Sole. Vale a dire che riducendo i 4,6 miliardi di anni di storia del Sistema Solare a sole 24 ore, il primo abbozzo della Terra si sarebbe formato nel primo minuto e mezzo. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista 'Science Advances' dall'Università di Copenaghen.

La teoria finora accreditata prevede che la Terra si sarebbe formata nell'arco di decine di milioni di anni per effetto un processo di accrescimento: un periodo confrontabile a 5-15 minuti sulla scala di 24 ore.

Secondo il coordinatore della ricerca, Martin Schiller, il risultato indicherebbe che la formazione dei pianeti è più frequente del previsto. Per questo sarebbe interessante valutare se processi analoghi avvengano attorno ad altre stelle della Via Lattea.

A sostegno delle nuove ipotesi

A sostenere la nuova ipotesi sono le misure relative a diversi tipi di meteoriti. In particolare sono stati studiati gli isotopi di ferro, ossia atomi dello stesso elemento con una diversa massa. È emerso così che un solo tipo di meteorite ha una composizione simile a quella della Terra: sono i cosiddetti condriti CI. Questi piccoli corpi celesti molto primitivi sarebbero i testimoni più antichi dell'ambiente in cui era immerso il  Sole quando era ancora giovanissimo. Le analogie riscontrate nei dati relativi alla composizione della Terra portano a ipotizzare che anche l'embrione del nostro pianeta sia nato nello stesso periodo.

Comprendere come si sono formati i pianeti del Sistema solare permette anche di capire con quale frequenza si accumuli l'acqua, rileva il coautore della ricerca, Martin Bizzarro. Considerando infine che le condriti contengono acqua al loro interno, diventerebbe più probabile trovarla altrove nell'universo.

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