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Curiosità
26.12.2018 - 11:030
Aggiornamento 11:25

I vestiti del futuro? Dalle banane

Come rispondere all'esigenza di più superfici coltivabili per sfamare la popolazione del pianeta, senza sottrarle alle colture tessili? Trovando tutto in una pianta

La popolazione mondiale cresce e deve nutrirsi, ma le superfici coltivabili sono limitate. Le piantagioni dedicate alla produzione alimentare subiscono inoltre la concorrenza di altre colture, come quelle di cotone. Come uscire da questo circolo vizioso? Trovando nella stessa pianta un alimento e del materiale tessile. Cioè, il banano.

I fusti dei banani portano solamente un singolo casco del prelibato frutto. Dopo la raccolta sarebbe tuttavia un peccato bruciarli, poiché contengono fibre naturali simili alla iuta o al lino. Ricercatori dell'Alta scuola di design e arte di Lucerna ne hanno esaminato il potenziale.

“Visto che si tratta di scarti della produzione alimentari, i prezzi rimarrebbero concorrenziali”

La squadra di ricerca internazionale, capitanata da Tina Moor, ha esaminato la possibilità di creare tessili partendo dagli scarti delle coltivazioni di banane. Rispetto ad altri materiali tessili, i banani hanno infatti il vantaggio di non necessitare di spazi coltivabili supplementari, oltre a quelli già utilizzati per il frutto. 

La squadra di Moor, in collaborazione con partner indiani, è riuscita a produrre un piccolo tappeto con le fibre di banano, utilizzando una macchina industriale. «Per usare queste fibre per fabbricare vestiti servirebbe un trattamento speciale», ha spiegato all'agenzia Keystone-Ats Andrea Weber-Marin, che ha partecipato al progetto: «Abbiamo già idee per rendere le fibre più flessibili».

Il prossimo passo sarebbe quello di standardizzare il processo in modo da arrivare a una produzione industriale. «Visto che si tratta di scarti della produzione alimentari, i prezzi rimarrebbero concorrenziali», ha affermato la ricercatrice. In futuro, le fibre di banano potrebbero quindi coprire una parte del fabbisogno di cotone, liberando in tal modo superfici coltivabili per la produzione alimentare.

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