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06.11.2018 - 00:090

Come sta il nostro pianeta

Il Living Planet Report fa il punto della situazione sullo stato della biodiversità

Siamo la prima generazione che conosce gli effetti delle proprie azioni sulla Terra. Ma siamo anche l’ultima generazione che ha la possibilità di invertire questa tendenza negativa. Dopo di noi, gli esseri umani dovranno convivere e adeguarsi nel limite del possibile al mondo che lasceremo loro. Di danni ne sono stati fatti tanti, lo conferma anche il Living Planet Report del WWF, il dossier scientifico più importante dell’organizzazione, che viene pubblicato ogni due anni. Ma lo stesso testo indica anche le soluzioni.

Questa settimana si è parlato tanto del fatto che la Svizzera sia il Paese con la più alta percentuale di specie a rischio di estinzione. Sì, la Svizzera detiene questo triste primato. Più di un terzo delle nostre specie vegetali, animali e fungine sono considerate in pericolo e 255 specie sono già ritenute estinte. Come se non bastasse, dal report emerge che in Svizzera sta peggiorando anche la qualità della natura all’interno delle aree protette. Ma il piccolo Paese rossocrociato non è il solo a far male: secondo gli esperti, negli ultimi 50 anni, la popolazione di vertebrati è scesa del 60%. In pratica dal 1970 ad oggi abbiamo perso oltre la metà delle specie esistenti sulla Terra.

Tutte le ricerche scientifiche dimostrano l’incalcolabile importanza dei sistemi naturali per la nostra salute, il nostro benessere, la nostra alimentazione, la nostra sicurezza. Tutte le nostre attività economiche in ultima analisi dipendono dai servizi che ci offre la natura, costituendo un’incredibile componente della ricchezza delle nazioni. Globalmente è stato stimato che la natura offre servizi che possono essere valutati intorno a 125’000 miliardi di dollari, una cifra superiore al prodotto globale lordo dei Paesi di tutto il mondo, che si aggira sugli 80’000 miliardi di dollari. I governi, le imprese e i settori finanziari stanno discutendo di come i rischi ambientali globali, come la crescente pressione sull’agricoltura, il degrado dei suoli, lo stress idrico e gli eventi climatici estremi, causino effetti molto pesanti alle performance macroeconomiche delle nazioni e delle imprese. E le minacce sono tante: basti pensare che le 8’500 specie minacciate di estinzione, presenti nella Lista Rossa dell’IUCN, rischiano di scomparire a causa del sovrasfruttamento e delle modifiche ambientali, in particolare quelle dovute all’agricoltura. Come se non bastasse, altre minacce derivano dal cambiamento climatico, che sta diventando un rischio crescente, dall’inquinamento, dalle specie invasive e dalle dighe.

Il suolo sta soffrendo

Nel marzo 2018 l’Intergovernamental Science/Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha reso nota la valutazione sul degrado dei suoli che dimostra come oggi meno del 25% della superficie terrestre sia ancora in condizioni naturali e come nel 2050, continuando con gli attuali andamenti di sfruttamento senza invertire la tendenza, la percentuale della superficie terrestre in condizioni naturali si abbasserà al 10%. Oggi, il degrado dei suoli mina il benessere della metà delle persone nel mondo. Inoltre, nell’era moderna le zone umide hanno perso l’87% della loro estensione. Il degrado dei terreni include anche la perdita delle foreste, un fenomeno che nelle zone temperate è stato rallentato dalle operazioni di riforestazione ma che è andato accelerando nelle foreste tropicali. Un’analisi in 46 Paesi in area tropicale e subtropicale ha dimostrato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il 27% della deforestazione è stato causato dalla crescita urbana, dall’espansione delle infrastrutture e dalle attività minerarie. Questo degrado esercita numerosi impatti sulle specie, sulla qualità degli habitat e sul funzionamento degli ecosistemi. 

L’agricoltura in Svizzera

L’agricoltura non sostenibile è una delle maggiori minacce per la biodiversità in Svizzera. L’agricoltura intensiva con i paesaggi puliti distrugge anche molte piccole strutture ecologicamente importanti, come ad esempio le siepi. L’agricoltura ha un forte impatto ambientale a causa delle sue emissioni dirette e indirette. Ad esempio, nel 100% delle torbiere alte, nell’84% delle torbiere e nel 48% dei prati e pascoli secchi, il carico indiretto di azoto proveniente dall’agricoltura è eccessivamente elevato.

Ci sono altri fattori che si oppongono alla biodiversità: di norma, le sovvenzioni agricole svizzere non sono controllate per quanto riguarda l’impatto ambientale e pertanto non vengono rimosse se hanno effetti dannosi sull’ambiente. Inoltre, la zootecnia in Svizzera è stata estesa ben oltre i livelli di compatibilità ambientale.

Soluzioni:
- Nell’ambito del riorientamento della politica agricola, il WWF si adopera affinché il numero di capi di bestiame sia ridotto fino a garantirne la sostenibilità ecologica per le regioni.
- Nel piano d’azione per la riduzione dei pesticidi, il WWF ha raccomandato obiettivi di riduzione chiari e misurabili e ora, grazie a una sentenza del Tribunale federale, può anche entrare nel merito dell’approvazione degli antiparassitari inquinanti.

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