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06.10.2018 - 09:400

Nell’Artico aumenta il traffico

Annegare nel rumore: nell’Artico il “chiasso” si fa strada

L’Artico sta subendo cambiamenti radicali e drammatici, soprattutto per quanto riguarda la perdita di ghiaccio marino a causa dell’aumento della temperatura terrestre. Alcuni considerano questi cambiamenti come un’opportunità e puntano sulla navigazione commerciale durante tutto l’anno e sull’accesso a enormi giacimenti di petrolio e gas sotto il fondo marino. Ma le conseguenze di queste nuove “opportunità” sono drastiche: quello che una volta era un luogo magnifico e tranquillo oggi si sta trasformando in una zona trafficata, inquinata e chiassosa. Lo spiega lo scienziato Christopher W. Clark che studia il fenomeno per conto della Cornell University, i cui studi vengono utilizzati anche dal WWF: “Una soluzione è quella di creare santuari acustici: luoghi che sono ancora naturalmente silenziosi e in cui sono vietate attività che generano rumore e perturbano la quiete”.

E prosegue: “Conosciamo tutti più o meno la straordinaria unicità delle capacità bio-acustiche dei mammiferi marini artici. C’è ancora molto che non sappiamo, quindi continueranno ad esserci rivelazioni scientifiche su quanto bene sentono e quanto significativamente chiamano, cantano e si orientano tramite gli ultrasuoni. Sta di fatto che l’ambiente artico sta cambiando radicalmente, sia fisicamente che biologicamente, in termini di temperatura, ghiaccio e vita. Gli esseri umani si muovono rapidamente per sfruttare le opportunità create dal cambiamento climatico. Prenderemo in considerazione le opportunità perdute per la vita che c’è già lì? Cosa succede quando la vita nell’Artico non ha un posto dove andare? Ci interessa abbastanza da cambiare il nostro stile di vita per permettere all’Artico di continuare a vivere nell’Artico? Su una cosa gli scienziati marini dell’Artico sono tutti d’accordo: bisogna lasciare il paesaggio sonoro naturale dell’Artico così come lo abbiamo trovato. Stabiliamo santuari acustici in cui le attività umane di produzione del rumore sono limitate, i veicoli a motore non sono ammessi e i livelli di rumore naturale sono rispettati. Abbiamo imparato che le restrizioni sulle tossine prodotte dall’uomo portano a vite migliori. Applichiamo questo stesso principio al rumore limitando il rilascio di sottoprodotti rumorosi che sono dannosi per la vita marina e per il nostro futuro. Sostengo che l’Artico richieda un’attenzione particolare sotto forma di protezione: una moratoria sullo sfruttamento e il riconoscimento inequivocabile del fatto che la sua esistenza come habitat sano, congelato e inalterato è fondamentale”. Da anni il WWF lotta per far nascere più santuari marini. Uno si trova alle porte di Genova, dove sempre più spesso il WWF si ritrova a dover far fronte all’aumento del traffico marino.

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