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27.01.2018 - 08:500

La vita negli stagni #2

Torniamo con la seconda parte del nostro mini report sugli animali acquatici e su come riescano a sopravvivere durante l’inverno

Abbiamo già parlato del martin pescatore, delle rane e dei pesci. Ma stagni e laghetti ospitano tanti altri animali. Per esempio, le larve dell’anodonta: si attaccano alle pinne del rodeo amaro. Questi pesci, a loro volta, depongono le uova nella conchiglia dell’anodonta, grande 20 cm, che funge da incubatrice. Tornando all’inverno, l’anodonta passa la stagione fredda sott’acqua, in profondità, dedicandosi alle sue uova e successivamente alle larve, poiché in primavera, come accennato, è “occupata” dalle uova del rodeo amaro.

Le pulci d’acqua: non sono vere e proprie pulci, ma minuscoli gamberetti. Non sopravvivono durante la stagione fredda. Solo le uova fecondate, deposte nell’acqua e avvolte in una pellicola protettiva, riescono a superare l’inverno (anche dopo molti anni). In primavera dalle uova sgusciano le nuove pulci d’acqua.

Il tritone crestato (o salamandra acquaiola) è il più grande rappresentante del suo genere che vive nelle nostre regioni ed è una specie minacciata. In primavera la femmina cerca stagni e corsi d’acqua in cui deporre le uova. Alcuni esemplari rimangono nell’acqua, altri passano tutto l’anno sulla terraferma. Come le rane, trascorrono la stagione fredda in stato di ibernazione sulla terraferma, sotto le pietre oppure nel fango sott’acqua. Fino allo scadere del secolo scorso i gamberi di fiume erano molto diffusi nelle nostre acque. Particolarmente sensibili all’inquinamento dell’acqua, oggi sono diventati piuttosto rari. Di giorno se ne stanno in cavità scavate lungo la riva, oppure sotto i sassi e diventano attivi sul far della sera, per dare la caccia ai piccoli animali acquatici e ai pesci morti di cui si nutrono. Il primo inverno della loro vita lo trascorrono nell’uovo. Altrimenti, durante la stagione invernale vivono come d’estate, con l’inconveniente che è più difficile trovare cibo. I gamberi di fiume non temono il freddo perché come i pesci si adattano alla temperatura dell’ambiente.

Gli animali che abbiamo descritto hanno imparato nei secoli ad adattarsi al freddo. Hanno appreso strategie di sopravvivenza e sono arrivati ai nostri tempi. Non è il freddo che li spaventa, il problema, purtroppo, sono le azioni degli esseri umani che continuano indisturbatamente ad inquinare le acque e a produrre emissioni di CO2. La prossima volta che passate accanto a un laghetto, non pensate che sia semplicemente congelato. Là sotto c’è tanta vita.

Compleanno nell’Africa Nera

Nell’area protetta di Dzanga-Sangha – Africa Centrale – giovedì 25 gennaio abbiamo festeggiato il compleanno dei gemelli di gorilla Inguka e Inganda! Oramai sono passati due anni dal giorno della loro nascita. Un giorno molto speciale che aveva lasciato tutti senza parole, visto che un parto gemellare è un fenomeno molto raro tra i gorilla occidentali. Terence Fuh Neba, l’esperto di primati che segue i due piccoli, è impressionato dai progressi compiuti finora. «Negli anni ho osservato molti piccoli di gorilla, seguendoli dalla nascita fino all’età adulta. Ma osservare questi gemelli è un’esperienza unica ed è incoraggiante per me», racconta Terence.

Se per il gorilla orientale è più frequente registrare nascite di gemelli, è davvero raro che invece possa accadere per il gorilla occidentale! I due piccoli, che portano il nome delle due comunità locali Inguka e Inganda, sono sani. Inganda è il più piccolo tra i due e nella tradizione delle comunità locali il suo nome indica un arbusto delle cui foglie si nutrono i gorilla. Le stesse foglie che la loro mamma Malui ha utilizzato come cuscino durante il parto. Essendo più piccolo e meno forte della sorella, è anche quello più protetto dalla mamma.

Passa la maggior parte del tempo sulla schiena di Malui e ancora preferisce le coccole ai giochi con gli altri gorilla. Inguka invece è più indipendente del fratello e si è già guadagnata un posto all’interno del gruppo. La si vede spesso accanto al maschio alfa del gruppo. La piccola sale già da sola sugli alberi – fino a 30 metri di altezza – senza avere paura. I fratelli e le sorelle maggiori hanno avuto un ruolo importante nella sua crescita, aiutando la mamma Malui, che invece è alle prese con il fratellino più bisognoso. Insomma: come noi esseri umani, i fratelli maggiori danno una mano.

La Riserva speciale Dzanga-Sangha è una riserva protetta, che si trova a sudovest della Repubblica Centrafricana. Consiste in due settori: uno lungo il parco nazionale Lobéké in Camerun e l’altro nel parco nazionale Nouabalé-Ndoki nella Repubblica del Congo. Lavoriamo in quest’area protetta da 20 anni sul programma per abituare i gorilla alla presenza umana. Si tratta di un progetto ambizioso necessario per la ricerca sui primati, ma anche per favorire lo sviluppo di un turismo sostenibile capace di dare sostentamento alle comunità locali. Dal 2000, grazie a questo programma diversi gruppi di gorilla sono stati abituati con successo alla presenza dell’uomo.

Il programma Primate Habituation Programme (PHP) impiega i pigmei Ba’Aka (capaci di leggere le tracce e seguirli è un’esperienza indimenticabile) e persone della comunità Bantu (che invece sono guide), dal momento che nessuno conosce il territorio meglio di loro.

Ad oggi, più di 4’000 turisti si sono recati in queste aree per vedere i gorilla, così come numerose troupe cinematografiche, giornalisti e ricercatori internazionali. La ricerca con i gorilla a Dzanga-Sangha ha portato anche a molte pubblicazioni accademiche. È considerato uno dei programmi di ricerca e turismo di maggior successo in Africa Centrale.
Mentre i gemelli hanno da poco festeggiato il loro 2° compleanno, per noi è una grande opportunità per riflettere sul ruolo della comunità nella protezione dei gorilla di montagna.

Le popolazioni di gorilla occidentali stanno diminuendo a causa del bracconaggio, della perdita di habitat e delle malattie, ma la buona notizia è che è ancora possibile invertire questa tendenza, come si è visto per i gorilla di montagna.

Le comunità africane – grazie a progetti come questi del WWF – iniziano a gestire le loro foreste in modo sostenibile, evitando il disboscamento eccessivo e fermando il bracconaggio dei gorilla. La popolazione locale deve assumersi la responsabilità delle proprie risorse e comprendere che, se queste sono esaurite, è il loro futuro che diventa incerto.

Guarda il video sul canale YouTube del WWF Svizzera.

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