L'editoriale
13.02.2017 - 11:000

Inversione di tendenza

Sono rimasti fuori, nel senso che non cambia nulla, solo i tagli alle cure a domicilio. Sul resto (Riforma III delle imprese compresa in votazione federale) la maggioranza dei ticinesi ha riconosciuto le scelte e la bontà della politica finanziaria sin qui condotta dalla maggioranza governativa e dal Consiglio di Stato. Non era scontato, non lo era davvero, se si considera che ieri il popolo ha detto sì anche alla revisione della Laps, ovvero dell’armonizzazione delle prestazioni sociali vero “gioiello” del Canton Ticino, in questo campo; un ridimensionamento pesante ma non fondamentale. Però è pur sempre un cambiamento di rotta dopo anni di difesa – quasi a oltranza – della socialità garantita dallo Stato. L’approvazione è stata trasversale, ma si è fatta notare soprattutto nelle zone periferiche e questo è un dato che merita attenta riflessione perché è proprio in queste realtà che si lamenta al contempo isolamento e abbandono (vedi la forte protesta contro il ridimensionamento dei servizi federali). Un governo più forte, dunque, quello uscito ieri dalle urne che certo si rinfranca nella strategia adottata: risanamento delle finanze cantonali entro la fine della legislatura, costi quel che costi. Una prova di maturità, come dicono oggi i vincitori, o piuttosto una confusione data da paure e proteste spesso riversate nell’urna? Chissà. Certo è che il Consiglio di Stato può tirare il fiato e incassare un risultato assolutamente non scontato. Cosa ne farà? Serviranno, le conferme di ieri, a rafforzare la convinzione sulla bontà delle scelte sin qui fatte senza andare oltre o stimoleranno a osare qualcosa in più? Lo vedremo presto, anche perché siamo quasi a metà legislatura e non resta molto altro tempo per le scelte che contano. Il voto di ieri, senza dubbio, permette anche alla maggioranza parlamentare – spesso incerta per le bizze di questo o quello – di consolidare le proprie convinzioni e la necessità di non perdersi in giochi di bottega. Detta altrimenti, la parte prevalente del popolo ha lanciato a Plr, Ppd e Lega un messaggio chiaro: proseguite sul percorso iniziato senza dividervi per interessi di parte. E se proprio vogliamo tagliare il capello in quattro, si può aggiungere che quella di ieri è anche la vittoria dei leghisti “moderati”; quelli che rispettano i patti. Cosa poi tutto ciò possa voler dire sul piano elettorale, nel 2019, beh sarà interessante andarlo a vedere. Non ultimo, la riflessione s’impone in casa del fronte rosso-verde che tanto aveva scommesso su questi referendum. Ne porta a casa uno solo e perde il principale. Si conferma la crisi di una realtà politica che anche nel resto d’Europa – se può consolare – fatica non poco a comunicare con gli elettori; di più, ad entrarvi in sintonia. Eppure le differenze sociali, le disuguaglianze sono tornate di grande attualità a tutte le latitudini. Lo si vede e lo si sente tutti i giorni, anche nelle varie forme di protesta che però – almeno in Canton Ticino – non confluiscono quasi mai sotto gli striscioni della sinistra o dei Verdi. Ieri i vertici del Ps si sono dichiarati comunque soddisfatti. Il sospetto è che non possano dire altrimenti. Sullo sfondo, infatti, c’è una tensione interna che dura da tempo – ma che sin qui è rimasta sottotraccia – e che da oggi rischia di esplodere. Perché quando si perde, la colpa è di tutti e di nessuno. E volano gli stracci. Il vero problema non è tanto gestire i conflitti che a sinistra hanno sempre rappresentato la normalità, quanto piuttosto trovare una “linea” capace di rimettere la sinistra alla guida di ceto medio e fasce più deboli.

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