laRegione
Nuovo abbonamento
il-coronavirus-la-guerra-e-un-futuro-incerto
La regolazione della produzione attraverso il criterio del profitto porta periodicamente a crisi generali dell'economia (Ti-Press)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
3 ore

Covid e crisi economica, la politica ripensi la propria funzione

Servono saggezza e altruismo per individuare quel paio di priorità su cui siglare un Patto di Paese che faccia uscire dal proprio cortile
Commento
3 ore

Paura batte cultura? Grosso problema!

Visite culturali ai tempi del covid: aumenta la prudenza!
L'analisi
11 ore

In Italia ha vinto il sì. A che cosa?

Vittoria scontata per il taglio dei parlamentari. Destra avanti nelle elezioni regionali
L'analisi
1 gior

Piccoli sovranisti in soccorso dello zar

La repressione in Bielorussia non scalda i cuoi dei nazionalisti europei allineati agli interessi di Putin
Commento
2 gior

Vitta, il ‘cigno nero’ e una certa idea di rilancio

In questa fase post-pandemica indebitarsi per sostenere la ripresa economica sarebbe il miglior investimento che il cantone possa fare
Commento
3 gior

La libera circolazione e i ‘rivoluzionari’ dell’Udc

Il partito, tradizionalmente ostile alle misure d’accompagnamento, ora si erge a paladino dei diritti dei lavoratori. Con una credibilità a pari a zero.
Commento
4 gior

Niente post per 24ore basta?

Fra odio e fake news, le star boicottano Instagram e facebook!
Commento
4 gior

Naturalizzazioni a Lugano, l’ambiguità della legge

Affidare compiti amministrativi a organi politici genera polemiche e imbarazzo, mentre prosegue lo ‘sciopero’ dei quattro membri leghisti delle Petizioni
Commento
5 gior

Voto ai 16enni: germogli della democrazia!

Si torna a dibattere della possibilità di accordare il diritto di voto ai sedicenni. Idea saggia? O ardita?
Commento
6 gior

Mancherà don Roberto, l’eroe della strada, vicino agli ultimi

Sanno risvegliarci dal torpore dell’impotenza davanti alla miseria altrui. Quando li incontri ti fanno venir voglia di essere una persona migliore
L'analisi
1 sett

Non è un paese per donne

La politica ticinese richiama le immagini di fine Ottocento: solo uomini saldamente al potere
Il ricordo
1 sett

Ciao 'Nene of Daro'

Quella sera ci disse che desiderava dare anche un contributo a chi si stava affacciando alla vita sportiva
Commento
1 sett

Procura, cinque cartellini rossi: genesi da chiarire

Il Gran Consiglio ha stabilito le regole sull'elezione di pp e giudici: vada allora a fondo sulle bocciature pronunciate dal Consiglio della magistratura
Commento
1 sett

Il Lockdown e la sfida climatica

Durante il confinamento la natura si è ripresa i suoi spazi? Non è così semplice. E, spiegano gli esperti, l'impatto sul riscaldamento globale è minimo
L'analisi
18.04.2020 - 06:000

Il coronavirus, la guerra e un futuro incerto

Nell’attesa di capire quando potremo tornare alla normalità, sarebbe opportuno iniziare a pensare in quale delle varie normalità possibili vogliamo vivere

Lo sviluppo dell’economia capitalista si snoda attraverso un cronico squilibrio tra la velocità degli investimenti da un lato, che risponde alla necessità essenziale del capitale di una permanente ‘riproduzione ampliata’, e le capacità di consumo della popolazione dall’altro. Tale squilibrio fondamentale sfocia periodicamente in crisi generali dell’economia: esse hanno la capacità di “aggiustare” ciò che per definizione è in contrapposizione. Per un determinato periodo, più o meno lungo, più o meno violento, vengono distrutti profitti, capacità produttive, impiego e reddito. Non tutte le crisi però sono uguali. La prima differenziazione che spesso fanno gli accademici è tra quelle che si scatenano per via di fattori esogeni al sistema, e quelle che invece sono determinate da deficienze endogene del modo di produzione capitalista. A questo secondo gruppo apparterrebbe dunque una crisi come quella dei mutui ‘subprime’ del 2008, così come la Grande Depressione del ’29. Mentre eventi come la Seconda Guerra Mondiale, e anche l’attuale coronavirus, vengono analizzati quali cause specifiche ed esterne al sistema.

Grande Depressione e Seconda Guerra Mondiale

Ma tra le crisi endogene e quelle esogene esiste comunque un legame. Pensare per esempio al cambio di paradigma avvenuto a livello planetario a seguito della Seconda Guerra Mondiale, e cioè al consolidamento dello Stato sociale, nonché alla preminenza dell’ideologia keynesiana nelle politiche economiche, teoria che privilegia gli interventi di sostegno ai consumi e una massica presenza pubblica nell’economia, senza tenere conto del precedente della Grande Depressione di 1929 porta a delle conclusioni parziali. Un’analisi più approfondita rivela che il periodo 1929-1945 può essere considerato un'unica fase di crisi dell’economia mondiale. La conferma di una tale ipotesi è data dal fatto che un vero e sostenuto recupero economico ha avuto soltanto luogo una volta concluso lo sforzo bellico delle principali potenze.

La crisi del 2008 e il coronavirus

Sarebbe questo il punto di aggancio alla stretta attualità: la causa esogena ‘coronavirus’ è andata a colpire un modello economico, quello del capitalismo finanziario neoliberista, già fortemente ferito dalla crisi dei mutui ‘subprime’ di dodici anni fa. Tale crisi è stata superata (per così dire) attraverso un intervento senza precedenti delle banche centrali, le quali hanno iniettato fiumi di liquidità nel sistema per evitare il fallimento in blocco delle banche private. Da quell’episodio derivano almeno quattro conseguenze principali: 1) né i mercati finanziari, né tanto meno le autorità chiamate a regolare le loro attività, hanno imparato la lezione. Tant’è che superata la fase più acuta della crisi Wall Street ha ripreso il suo modello di business basato sulla speculazione; 2) il sistema è diventato dipendente della liquidità ‘easy’ messa a disposizione dalle banche centrali; 3) con il costo del denaro praticamente azzerato o addirittura negativo, i rendimenti di titoli e obbligazioni sono diventati esigui o nulli; 4) ciò a sua volta ha determinato una marcata preponderanza degli investimenti nei mercati azionari e immobiliari, mercati che hanno raggiunto livelli record negli ultimi anni.

Dalla 'regolazione naturale’ alla politica monetaria

I segnali di una frenata dell’economia mondiale erano già presenti ancora prima del coronavirus: era noto quindi che ci si avvicinava a una nuova ‘regolazione naturale’ della discrepanza fondamentale del modo di produzione capitalista (nessuna reminiscenza malthusiana per carità, qui ci si riferisce alla ‘normale’ durata dei cicli economici). Con un aggravante però: l’impossibilità per gli Stati di avvalersi dallo strumento della politica monetaria per rilanciare l’economia, reso praticamente sterile dalle misure ultra-espansive attuate nel decennio precedente e dalle quali il sistema è diventato dipendente.

Un nuovo paradigma 

Escluse a priori le teorie complottiste, restano le domande indispensabili di questo momento straordinario: cosa accadrà dopo? Sarà il coronavirus, come lo è stata allora la Seconda Guerra, l’evento che sancirà la fine di un paradigma economico, in questo caso quello del ‘capitalismo finanziario neoliberista’? Verrà dato luogo a un nuovo modello di accumulazione? Quali saranno le sue caratteristiche?

Nell’attesa di capire quando potremo tornare alla normalità, sarebbe opportuno iniziare a pensare in quale delle varie normalità possibili vogliamo vivere, una volta che questo ‘incubo’ sarà finito. 

© Regiopress, All rights reserved