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08.02.2020 - 06:000

C’è una Merkel in Turingia

È lecito, politicamente, governare con l’estrema destra?

È accaduto in Turingia, accadrà altrove e d’altra parte è una cosa già vista. Ma il peso politico di Angela Merkel, intervenuta esercitando pressioni tali da indurre a dimettersi il neopresidente del Land tedesco eletto con i voti di Alternative für Deutschland, pone la questione in termini non equivocabili: è lecito, politicamente, governare con l’estrema destra? Farlo, s’intende, nelle democrazie occidentali, di quella “vecchia Europa” così sprezzantemente definita da Donald Rumsfeld?
Il problema è tanto più urgente quanto più le destre estreme, talora espressamente neofasciste, crescono nei consensi degli elettori, e quanto più sembra restringersi la geografia dei Paesi che ancora resistono a tale scenario.

Merkel, intanto. La cancelliera tedesca ha agito ancora una volta per calcolo e per indole, ma affermando il giusto: con quelli no. Lo stesso, in tutt’altro contesto, aveva fatto quando affermò, aprendo le frontiere ai profughi siriani: possiamo riceverli. Ci rimise milioni di voti e forse favorì la crescita di Afd. Ma i grandi politici (piacciano o no) sono quelli i cui atti determinano le scelte altrui. In questo caso, una donna originaria di quella Germania orientale oggi terra di conquista dell’estrema destra ha stabilito una discriminante che per gli altri governi sarà difficile ignorare. Forse.

E il perché è abbastanza chiaro. Se ci si chiede quanto a lungo resisteranno i partiti cosiddetti “moderati” alla tentazione di allearsi con l’estrema destra o “limitarsi” ad accettarne i voti (per simulare un distacco) per accedere o mantenersi al governo, la risposta è: ben poco, si guardi alle recenti esperienze, dal Nord Europa all’Austria di Kurz-Strache (mentre il problema non si pone dove, da Varsavia a Budapest, archiviata la grottesca esperienza 5Stelle-Salvini, l’estrema destra è al governo con i propri mezzi).

La questione, si capisce, non è di legittimità delle scelte degli elettori (purché siano garantiti i veti costituzionali alla ricostituzione di partiti nazifascisti), ma di avere ben chiaro che a distinguere le estreme destre contemporanee da quelle del Novecento non sono le ben tenui diversità ideologiche, ove ve ne siano, bensì che l’accesso al potere avviene per via elettorale, rispettando la procedura democratica. Una volta svuotata la quale di significato, l’autoritarismo ha campo libero. Di conseguenza il problema è di nettezza delle scelte politiche da parte di chi si assume il governo di un paese: starci con chi e a quale costo.

Un problema – si osservi la cartina politica dei parlamenti europei – che investe principalmente i partiti moderati, di centro o come li si voglia chiamare. Cioè i titolari di quell’area che di leggero spostamento in leggero spostamento si estende tanto a destra da incrociare e intendersi con quelli che quando contavano ancora poco era facile definire “impresentabili”. Mentre oggi che “contano” qualcosa in più è ancor più facile considerare interlocutori a cui prestare attenzione, condizione per la successiva consacrazione democratica. Mossi forse dal timore che quando (e se) saranno maggioranza ripaghino con lo stesso sprezzo…

Per questo il gesto d’autorità di Angela Merkel, il cui profilo democristiano non è contestabile, ha ancora più significato, pur se dettato dalla molto pragmatica volontà di scongiurare una crisi nel governo federale. I governi democratici, è parsa intendere, non si riducono a poggiare su una maggioranza di voti: i voti li vagliano e decidono quali accettare e a quali rinunciare. E su questo vanno giudicati.

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