laRegione
voto-al-buio-sulla-brexit
ULTIME NOTIZIE Opinioni
L'analisi
7 ore

Il vaccino russo è quasi pronto, la sua produzione no

Forti dei loro studi sulla Sars, gli scienziati russi sono partiti avvantaggiati sulla ‘concorrenza’. Ma ora mancano le infrastrutture
Commento
1 gior

Caso Chiappini: via Borghetto, quante domande!

Sul chi sapesse cosa si gioca anche la credibilità di altre personalità della diocesi e magari anche della facoltà di teologia
Commento
1 gior

Le sfide di Speziali, nel futuro ma non dimenticando il passato

Il neopresidente del Plr ha una visione per i prossimi anni che sarà di successo solo se sarà all'insegna dell'ascolto e del rispetto per la storia e le sensibilità
Commento
3 gior

La piccola Greta e il pulmino solo per residenti

Brutto esempio di ingiustizie e diseguaglianze anche fra gli ultimi
Commento
3 gior

Dio quanto ti odio (anche i quotidiani nel loro piccolo...)

(...s'incazzano) Il Giornale di Brescia ‘molla’ Facebook. ‘L’ora dei social è al tramonto’, commenta qualcuno. Ma lo dicevano anche del karaoke (maledetto Fiorello).
Commento
3 gior

Per un dibattito responsabile evitiamo i complottismi

Dal ‘Great Reset‘ alle pandemie programmate, evitiamo le teorie cospirazioniste che rendono impossibile discutere delle sfide che ci attendono
Commento
4 gior

Ginnaste ridotte a marionette, una cultura da cambiare

Una medaglia, magari olimpica, vale tante umiliazioni e violenze psicologiche? Tanti tabù da superare
Commento
5 gior

Iniziativa responsabile, controprogetto insostenibile

Responsabilità civile, obbligo di dovuta diligenza, piccole e medie imprese: alcune cose da ricordare al termine di una campagna che ha ‘deragliato’.
Commento
5 gior

La comunicazione durante il lockdown: luci e ombre

Un sondaggio Ustat mostra l'efficacia dell'informazione ‘unificata’ sotto lo Stato maggiore cantonale. Ma anche una critica è doverosa
Commento
6 gior

Presidenza Plr, lei o lui. E una supersquadra!

Timoniere/a con di fronte a sé una sfida da ramponi sulla parete Nord dell’Eiger!
L'analisi
11.12.2019 - 06:300

Voto al buio sulla Brexit

Chiunque vinca, domani, tra Boris John­son e Jeremy Corbyn, le cose non andranno come l’uno e l’altro hanno promesso

Chiunque vinca, domani, tra Boris John­son e Jeremy Corbyn, le cose non andranno come l’uno e l’altro hanno promesso. Ben difficilmente, infatti, le terze elezioni legislative in cinque anni riusciranno a sollevare il Regno Unito dalle sabbie mobili in cui è finito con il referendum del 2016, che impose la Brexit sull’orizzonte storico del Paese. Per diverse ragioni, che possono essere sintetizzate in due motivi essenziali: la riduzione del confronto politico al tema dell’uscita dall’Unione europea; e le personalità (e di conseguenza le politiche) dei due principali avversari nella consultazione.
La leggerezza e l’irresponsabilità con cui il primo ministro conservatore David Cameron convocò il referendum del 2016, su un tema che solo i nazionalisti più accesi e cinici potevano considerare prioritario, ha prodotto effetti politici a cascata – mentre di quelli economici e sociali si riconoscono già le avvisaglie – coronati dall’avvento di Boris Johnson alla guida del governo.

Questo non va dimenticato: a condurre il Paese in un labirinto dal quale non sa davvero come uscire è stata la presunzione Tory di poter governare e di sfruttare a proprio vantaggio il fermento di stampa e di capipopolo esaltati dalle nostalgie imperiali e dai sogni di gloria di una insularità decadente.
Da allora, è vero, i conservatori sono riusciti a mantenersi al governo; sacrificandovi tuttavia due primi ministri (benché di scarso valore), perdendo una maggioranza sicura ai Comuni, e affidandosi a una figura grottesca, John­son appunto, eccellente nel mentire ben più che nell’arte di governare. Lo prova la faccia tosta con cui ha spacciato per un “successo” la firma di un testo per la Brexit concordato con l’Unione europea, solo in parte diverso da quello negoziato dalla sventurata Theresa May (che lui stesso aveva considerato una capitolazione) e che in ogni caso lascia inalterato – “a favore” dell’Ue – il rapporto tra Londra e Bruxelles. Non pago, Johnson ha promesso che se gli elettori gli accorderanno fiducia, in un anno la Brexit sarà cosa fatta. Ciò a cui lui stesso non crede.

Il suo avversario sconta invece l’opacità della propria posizione sull’argomento. Lo sforzo di Jeremy Corbyn di ricondurre il confronto alle questioni sociali risulta vanificato soprattutto dalla pretesa di tenersi fuori da quello sulla Brexit.

Il leader del Labour non può “affidarsi alla volontà degli iscritti” su questo tema, o evocare un nuovo referendum nel quale non darebbe comunque indicazioni di voto. Pilato non era laburista. Corbyn ha pur prodotto un programma di politiche sociali ed economiche forse “ottimista”, ma che solo l’ideologia dominante può definire “radicale” (lo si confronti con i programmi dei prudentissimi governi di centro-sinistra europei di quaranta, cinquant’anni fa); ma la pretesa di bypassare una questione storica da cui pure quelle promesse dipendono ne svela l’inadeguatezza. Ben più degli attacchi sguaiati della destra e le accuse strumentali di antisemitismo.

Stando agli umori degli elettori, rilevati nelle settimane prima del voto, Johnson potrebbe in effetti uscire vincitore dalle urne. In che misura e con quali chance di durata non è invece certo. Molti analisti stimano piuttosto che anche questa volta ne uscirà una maggioranza azzoppata.

I problemi che ne deriveranno non saranno più soltanto “loro”, ma, inevitabilmente, europei, gli altri firmatari del “contratto”. Se dunque occorreva una dimostrazione che nessuno vota ormai più soltanto per sé, questa è la più evidente.

© Regiopress, All rights reserved