L'analisi
23.09.2019 - 06:000

Ambizione Merkel ‘Klimakanzlerin’

“Verde che più verde non si può”, aveva titolato il settimanale ‘Der Spiegel’ preannunciando il mega-piano del governo Merkel contro il surriscaldamento climatico

“Verde che più verde non si può”, aveva titolato il settimanale ‘Der Spiegel’ preannunciando il mega-piano del governo Merkel contro il surriscaldamento climatico, non casualmente ufficializzato nel giorno della più grande mobilitazione mondiale (oltre quattro milioni di giovani nelle piazze) in soccorso del “pianeta malato”.

La Germania ci riprova, sotto la spinta della protesta globale e, più ancora, della poderosa avanzata elettorale che il partito ecologista registra anche nella quarta potenza economica mondiale. In effetti, non è la prima volta che Frau Merkel, per un tratto anche assieme al partner socialdemocratico, ambisce a conquistare il ruolo di ‘Klimakanzlerin’, cancelliera del clima. Ci aveva già provato dodici anni fa, quando aveva varato un “green plan”, impegnandosi a ridurre le emissioni di gas produttori di effetto serra del 40% entro il 2020 rispetto ai ‘valori’ del 1990.

Pur ottenendo un parziale risultato (ad oggi la diminuzione è al 30%), l’obiettivo è stato mancato; mentre la decisione (in seguito alla catastrofe di Fukushima) di abbandonare del tutto il nucleare fra tre anni è stata in qualche modo ‘inquinata’ dall’incremento produttivo delle centrali a carbone (fonti di grande inquinamento) e dalla mancanza di misure forti dopo lo scandalo dei motori diesel i cui effetti erano stati falsificati al ribasso.

Ora Berlino alza la posta, mette sul tavolo 54 miliardi di euro, obiettivo la riduzione del 55% d’effetto serra entro i prossimi dodici anni, in un mix di misure sanzionatorie ma anche d’aiuto possibili grazie alla sua disponibilità budgetaria. Un cambio di passo non privo di rischi e che, nel contrasto di chi teme conseguenze negative sulla produzione economica o conseguenze sociali ulteriori per le fasce più deboli della popolazione, ha provocato un duro confronto all’interno della “Grosse Koalition”. Angela Merkel e la leadership socialdemocratica varano inoltre il “piano verde” in una fase di grave impopolarità politica e di crescenti preoccupazioni economiche, con la ‘locomotiva tedesca’ che non ha soltanto rallentato, ma si è praticamente fermata, con pesanti contraccolpi in tutta l’eurozona. E altre decine di miliardi saranno necessarie per investimenti pubblici capaci di rilanciare produzione ed esportazioni. I Verdi tedeschi si dicono comunque delusi, considerano l’investimento insufficiente, le misure sanzionatorie per chi inquina troppo lasche, carente il sostegno alle energie rinnovabili e ai consumatori virtuosi. E ritengono, i “Grünen”, assolutamente eccessivo e sormontabile con adeguate misure sociali il timore che gli eventuali sacrifici chiesti alla parte meno abbiente della popolazione possano produrre un effetto “gilet gialli” (il cui iniziale slogan, prima della degenerazione, fu: “Voi vi preoccupate della fine del mondo, noi della fine del mese”).

Non è detto, del resto, che l’elettorato sensibile ai temi ambientali decida di premiare in qualche modo i partiti della coalizione governativa, che secondo molti esperti agiscono con colpevole ritardo (nel contratto di governo poche righe erano state dedicate ai problemi del clima), e anche nel tentativo di contrastare l’avanzata del partito ecologista: che oggi tutti i sondaggi danno saldamente oltre il 20 per cento, al secondo posto nelle intenzioni di voto, con netto scavalcamento dell’Spd. “Sfida per l’umanità”, l’ha definita Angela Merkel. Velleitario, il suo piano? Si vedrà. Non è comunque poco nell’epoca degli irridenti negazionisti climatici Trump e Bolsonaro.

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