laRegione
Nuovo abbonamento
la-guerra-che-verra
Keystone
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
8 ore
Lugano, la Foce come crocevia di problematiche
Continua a far discutere la chiusura serale, lo scorso fine settimana, dell'area pubblica che non era stata progettata per ospitare eventi
Commento
19 ore
Super League: dubbi, iniquità e spettacolo
Lo Zurigo schiera la Under 21 per almeno due partite, la regolarità della competizione è compromessa, ma quanto è bello questo campionato
L'analisi
1 gior
Santa Sofia come arma di ‘distrazione’ di massa per Erdogan
La conversione in moschea dell'ex basilica per creare tensioni con l’Occidente, per rafforzare la coesione nazionale e depistare le preoccupazioni economiche
Commento
1 gior
Se il Giardiniere senza gamba piange...
Amputare una gamba a una sua creazione/creatura è come amputarla all'artista e a chi ama l’arte
Commento
3 gior
È una questione di rispetto ed educazione
In montagna avere attenzione per le misure di protezione contro il coronavirus e per l’ambiente significa avere a cuore il lavoro di tante persone
Commento
3 gior
Signora Magdalena, lo Stato merita rispetto!
La figlia di Christoph Blocher faceva forse meglio a inventarsi qualcosa d'altro da dire improvvisandosi avvocato difensore di suo padre!.
Commento
3 gior
Ricordare Srebrenica
Venticinque anni fa il più grave massacro compiuto in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale
L'analisi
4 gior
Coronavirus, il rischio economico si è attenuato
Le imprese svizzere, stando a Ubs, si attendono un ritorno alla situazione pre-crisi in tempi più rapidi
Commento
4 gior
Contro l'orrore dei padri-padroni, i silenzi e le paure!
Bisogna far sapere alla vittima che, una volta calato il silenzio nell’aula delle Criminali, non sarà lasciata sola dalle autorità!
Commento
5 gior
Covid: c‘è chi fatica e c‘è chi frega!
Il parlamento aumenti le sanzioni per chi tradisce, in un momento così drammatico per tanti, la fiducia riposta dall’ente pubblico nel singolo!
L'analisi
08.07.2019 - 06:300

La guerra che verrà

La sceneggiatura non può non farci ricordare il 2003

La sceneggiatura non può non farci ricordare il 2003. La trama ha molti punti comuni, tra cui il protagonista indiscusso. Che ne è anche l’autore. Cambiano alcuni attori, ma i venti di guerra non lasciano sperare nulla di buono.

Come nel 2003, gli Stati Uniti d’America si stanno attivando per mettere con le spalle al muro una potenza mediorientale. Nel 2003 le false accuse mosse all’Iraq sui fantomatici stock di armi di distruzione di massa, portarono ai massicci bombardamenti e al devastante incendio che divampò in tutta la regione generando il caos di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. Tra gli entusiasti della “madre di tutte le battaglie” inscenata da Washington, troviamo l’avvocato John Bolton, consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, un ‘warmonger’ (guerrafondaio) in cui gli avversari democratici intravedono una versione aggiornata del generale Ripper, il Dottor Stranamore che nella celebre pellicola di Stanley Kubrick, con il suo bellicismo trascina il Paese all’olocausto nucleare.

Fautore dell’intervento contro l’Iraq nel 2003 e del cambiamento di regime in Siria e Libia, Bolton spinge oggi per un attacco contro Teheran. Il Pentagono frena. Il presidente riscalda i muscoli dell’oratoria aggressiva, ma esita.

L’Iran ha dunque messo in atto ieri la minaccia di arricchire l’uranio oltre la soglia del 3,67% fissata dagli accordi del 2015. Uscendo virtualmente dall’intesa firmata dai 5 + 1 (i membri del Consiglio di sicurezza oltre alla Germania) e accelerando quell’escalation avviata dall’amministrazione Trump con il plauso di Israele e dell’Arabia Saudita.

Il valore di questo primo pericoloso passo è al momento simbolico e politico. Tecnicamente, anche per la drastica riduzione delle centrifughe conseguente all’accordo, ci vorrebbe – dicono gli esperti – almeno un anno per arricchire una quantità sufficiente di uranio di qualità bellica al 90%.

L’America di Trump sta creando ad arte un nuovo casus belli? L’interrogativo è più che legittimo. Non solo considerando il famoso precedente del 2003. In effetti i rapporti pubblicati a cadenza trimestrale dall’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, hanno sempre attestato il rispetto da parte di Teheran degli impegni assunti, smentendo così le accuse americane. Per Benjamin Hautecouverture, uno dei massimi esperti mondiali sulla proliferazione nucleare, tra sorveglianza con videocamere e sistematiche ispezioni non annunciate da parte degli esperti dell’Aiea, il controllo sul nucleare iraniano è il più invasivo al mondo. Il rischio dunque è di buttare a mare l’enorme lavoro (21 mesi di negoziati) che pose fine a 6 anni di braccio di ferro tra Teheran e la comunità internazionale.

Non appena eletto Trump, gli Usa sono usciti da quell’accordo, muovendo accuse non provate, applicando sanzioni che soffocano totalmente il Paese anche perché, come nel caso di Cuba, sono extraterritoriali, si applicano cioè anche a Paesi terzi, i quali senza molto successo hanno tentato, sulla spinta della Francia, di approntare un sistema alternativo e parallelo senza passare fra i tradizionali canali commerciali e senza ricorrere al dollaro, negli scambi con l’Iran.

Il pericoloso braccio di ferro si iscrive in una più vasta logica geopolitica: Usa, Israele, Arabia Saudita ed Emirati Uniti da una parte, Iran, Russia, Turchia o Hezbollah dall’altra. Una logica che ha già messo a ferro e fuoco la Siria. E che gestita da un presidente ritratto come capriccioso e volubile da più di un membro del suo entourage, rischia di creare una situazione esplosiva. 

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved