Sevilla
2
Lazio
0
fine
(1-0)
FC Schalke 04
Manchester City
21:00
 
Atletico Madrid
Juventus
21:00
 
Winterthur
1
Rapperswil
0
2. tempo
(1-0)
BENCIC B. (SUI)
2
SABALENKA A. (BLR)
1
fine
(6-4 : 2-6 : 7-6)
Sevilla
EUROPA LEAGUE
2 - 0
fine
1-0
Lazio
1-0
VAZQUEZ FRANCO
18'
 
 
1-0 BEN YEDDER WISSAM
20'
 
 
 
 
21'
PATRIC GIL
 
 
31'
CAICEDO FELIPE
VAZQUEZ FRANCO
60'
 
 
 
 
71'
MARUSIC ADAM
2-0 SARABIA PABLO
78'
 
 
 
 
84'
IMMOBILE CIRO
18' VAZQUEZ FRANCO
20' 1-0 BEN YEDDER WISSAM
PATRIC GIL 21'
CAICEDO FELIPE 31'
60' VAZQUEZ FRANCO
MARUSIC ADAM 71'
78' 2-0 SARABIA PABLO
IMMOBILE CIRO 84'
First leg (1-0), agg.
(3-0).
Venue: Ramon Sanchez Pizjuan.
Turf: Natural.
Capacity: 42,714.
Referee: Anthony Taylor (ENG).
Assistant referees: Gary Beswick (ENG).
Adam Nunn (ENG).
Fourth official: Lee Betts (ENG).
Sidelined Players: SEVILLA - Ever Banega, Maximilian Wu00f6ber (Susp.).
MATCH SUMMARY: Sevilla were 1-0 winners at Lazio in 1st leg.
Ben Yedder on target in Rome.
Hosts have won 6/6 UEFA home games in 18/19.
Round of 16 draw: Friday 13:00CET.
Ultimo aggiornamento: 20.02.2019 20:39
FC Schalke 04
CHAMPIONS UEFA
0 - 0
21:00
Manchester City
Ultimo aggiornamento: 20.02.2019 20:39
Atletico Madrid
CHAMPIONS UEFA
0 - 0
21:00
Juventus
Ultimo aggiornamento: 20.02.2019 20:39
Winterthur
CHALLENGE LEAGUE
1 - 0
2. tempo
1-0
Rapperswil
1-0
1-0 RADICE LUCA
13'
 
 
13' 1-0 RADICE LUCA
Venue: Schutzenwiese.
Turf: Natural.
Capacity: 8,550.
Ultimo aggiornamento: 20.02.2019 20:39
BENCIC B. (SUI)
2 - 1
fine
6-4
2-6
7-6
SABALENKA A. (BLR)
6-4
2-6
7-6
WTA-S
DUBAI UAE
Winner plays Halep.
Ultimo aggiornamento: 20.02.2019 20:39
Keystone
L'analisi
09.07.2018 - 06:300

I pentiti della ‘Brexit’

“Fuck business”, lancia stizzito Boris Johnson. Si sa, l’uomo non ha certo l’aplomb di un gentleman inglese

“Fuck business”, lancia stizzito Boris Johnson. Si sa, l’uomo non ha certo l’aplomb di un gentleman inglese. Provocatore, addirittura sguaiato, lo è sempre stato. Ma quello stizzito insulto scagliato contro il mondo degli affari va probabilmente oltre il caratteraccio dell’attuale ministro britannico degli Esteri. È anche un evidente segnale di inquietudine del capofila dei “leavers”, quelli che, con una campagna infarcita di falsi dati e di orgoglioso patriottismo, hanno condotto la vittoriosa battaglia referendaria per la Brexit, la fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Accadeva due anni fa. E quel divorzio – di una nazione che pure aveva ottenuto dall’Ue eccezionali condizioni, e che aveva dettato le regole finanziarie liberiste all’Unione – avrebbe rappresentato il viatico di quella ribellione anti-establishment che fece la felicità dei sovranisti, non solo continentali. Ora il vento è cambiato. L’insolenza del capo della diplomazia di Londra era rivolta non solo all’Airbus, ma anche ad altre aziende con decine di migliaia di lavoratori, che nelle ultime settimane hanno minacciato di lasciare il Paese se il fragile governo di Theresa May non riuscisse a raggiungere con Bruxelles un’uscita “soft”, morbida, che coniughi la secessione con la partecipazione al mercato unico e soprattutto all’unione doganale. Diciamo pure qualcosa della “formula svizzera”.

Ma nel caso del Regno Unito, si tratta di un’autentica quadratura del cerchio, una sintesi che appare impraticabile, ed infatti un compromesso così sfacciato è già stato respinto da Bruxelles, stranamente compatta sul dossier britannico. Così comincia a scricchiolare l’ottimismo di chi, il giorno dopo il voto sulla Brexit, lanciò la trionfalistica idea di una “Global Britain” capace di sostituire il libero accesso a un mercato di 500 milioni di consumatori con una nuova strategia commerciale, in grado di fare affari col mondo intero, e soprattutto di piegare le resistenze dell’Ue. Dimenticando però due fatti: la Gran Bretagna rappresenta meno del dieci per cento delle importazioni degli altri 27 membri dell’Ue, che invece assorbono circa la metà delle esportazioni britanniche. Ricorda l’economista americano Adam Posen: “Il Regno Unito commercia due volte di più con l’Unione europea che con gli Stati Uniti; è più con la Repubblica d’Irlanda che con Brasile, Russia, India e Cina messi assieme”.

Come ha ben sintetizzato Pascal Lamy, ex dirigente dell’Organizzazione mondiale del commercio, “la Brexit si sta rivelando complicata quanto ritirare un uovo da una frittata”. E per due anni ha alimentato uno scontro assai duro, e per nulla placatosi, all’interno del partito conservatore. Anche perché ben 13 sondaggi su 14 realizzati negli ultimi mesi danno la maggioranza a chi ritiene che la Brexit sia stata un errore. Non solo: un terzo degli elettori laburisti che l’avevano sostenuta confessa che oggi non la voterebbe più. Dove sono i facili trionfalismi di due anni fa?

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