laRegione
Nuovo abbonamento
ignazio-cassis-gaffe-maldestra-o-nuova-diplomazia
(foto Ti-Press)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
1 gior

Il festival che non c’è, dalla Piazza alle mascherine

Inevitabile, in questo strano 2020 pandemico, pensare a quello che è stato il Festival di Locarno, a quella condivisione che non c'è più. E che speriamo ritorni
Commento
2 gior

Ho visto un re (che scappava)

La parabola di Juan Carlos e la fine delle monarchie
L'analisi
3 gior

Lukashenko pronto a tutto per sopravvivere

Il presidente bielorusso 'ruba' le elezioni e sfida anche la Russia
Commento
4 gior

Bentornata, scuola: quanto ci sei mancata

La scuola è prima di tutto un punto di riferimento nella vita dei giovani: una funzione primaria che purtroppo è venuta meno per diversi mesi
Commento
5 gior

Mpc e Tpf, tornino protagonisti inchieste e processi

Dalla magistratura penale federale i cittadini si aspettano risultati investigativi e sentenze, soprattutto sui dossier importanti. Non (presunti) casi di mobbing interni
L'analisi
5 gior

Il giorno della rabbia nella tragedia libanese

Molti slogan ‘laici’ nelle proteste di sabato. Ma un Libano unito dalla e nella laicità sembra ancora un sogno irrealizzabile
Commento
1 sett

Ghiaccio bollente e tanti punti interrogativi

Mentre Ambrì e Lugano tornano a pattinare, il Losanna rinvia l'appuntamento col ghiaccio in attesa di novità
Commento
1 sett

L'uso della mascherina tra libertà e responsabilità individuale

La decisione di ieri del Consiglio di Stato è un atto di fiducia nei nostri confronti. A noi, adesso, mostrare coscienza e fare della nostra libertà l'uso migliore
L'analisi
1 sett

Il Libano era in ginocchio, ora è steso

La devastante esplosione di Beirut colpisce un paese prossimo al fallimento
Commento
1 sett

Treni a lunga percorrenza, una questione di cifre (e di cassa)

Le Ffs chiudono la partita con il Mendrisiotto, che non si arrende. Mentre Tilo e InterCity finiscono per entrare in concorrenza
L'analisi
04.06.2018 - 06:300

Ignazio Cassis, gaffe maldestra o nuova diplomazia?

Da New York a Berna non si placano i malumori per le critiche del consigliere federale ticinese all’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi

Non c’è che dire: non capita spesso che la Svizzera crei attriti sul fronte diplomatico internazionale. A far eccezione è la visita di Ignazio Cassis in Giordania. È bastata una frase al capo del Dfae per suscitare polemica, da Berna a New York. Improvvida dichiarazione risultato dell’inesperienza sull’arroventato dossier mediorientale oppure nuovo orientamento diplomatico maturato dopo approfondita riflessione? Sta di fatto che lo stesso presidente della Confederazione Alain Berset ha dovuto scendere in campo per riaffermare la tradizionale linea politica praticata dalla Confederazione all’insegna della neutralità. Ciò non è bastato a placare gli animi: Micheline Calmy-Rey ha paragonato le parole di Cassis alle «sparate» di Trump mentre al palazzo di vetro a New York le proteste non si sono fatte attendere, tanto da mettere a repentaglio la cooptazione della Svizzera al Consiglio di Sicurezza, prevista fra poco più di 3 anni. L’oggetto del contendere è in sostanza l’affermazione secondo cui l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) sarebbe ormai un ostacolo alla pace, in quanto manterrebbe viva la speranza di un ritorno dei rifugiati nella Palestina pre guerra del 1948, alimentando illusioni e di riflesso il perdurare del conflitto. Molto meglio, nell’ottica di Cassis, smantellare le strutture dell’Unrwa e integrare i rifugiati nei Paesi di accoglienza. I 59 campi in cui vivono circa 5 milioni di profughi, sono situati principalmente in Giordania, Libano, Striscia di Gaza, Cisgiordania e Siria. Una posizione, quella di Cassis, che riflette un’indubbia logica (chi preferirebbe in effetti vivere in una tenda o in un container piuttosto che in un appartamento?) ma che può tuttalpiù suscitare il plauso del governo israeliano, a cui il capo della nostra diplomazia sembra particolarmente vicino. L’integrazione, ammesso che questa sia realistica in contesti demografici, etnici e culturali molto problematici (in Libano ad esempio ai profughi palestinesi si è aggiunto oltre un milione di profughi siriani, per una popolazione ben inferiore a quella della Svizzera), porrebbe una seria questione di diritto internazionale. Il ritorno dei profughi è un principio sancito dalle Nazioni Unite all’indomani della guerra arabo israeliana del 1948 (risoluzione 194). È il ruolo di uno Stato neutrale quello di caldeggiare ipotesi che de facto si contrappongano alle decisioni dell’Onu ? Recentemente di passaggio a Lugano per una serata Rsi, l’Alto Commissario per i Rifugiati (Unhcr) Filippo Grandi ha trovato le parole giuste: «L’Unrwa non è né il problema né la soluzione». In effetti questi, ha precisato Grandi, sono di ordine politico, non umanitario. Certo non ha torto chi sostiene che l’applicazione letterale della risoluzione 194 sarebbe impraticabile per Israele. Ma perché chiedere ai palestinesi una rinuncia unilaterale? Sul piatto della trattativa (come previsto dagli accordi di Oslo del 1993 e dall’intesa sfiorata nel 2000 tra Yasser Arafat e il premier israeliano Ehud Barak con la mediazione di Bill Clinton) devono essere messi i diversi elementi negoziali: rifugiati, sicurezza di Israele, statuto di Gerusalemme e, last but not least, fine dell’occupazione illegale (Corte Internazionale dell’Aia, Onu, Amnesty International, Unione europea) della Cisgiordania da parte di centinaia di migliaia di coloni, occupazione che stando all’ex presidente americano Jimmy Carter, l’artefice degli accordi di pace di Camp David, ha creato un vero e proprio regime di apartheid tra ebrei e non ebrei. Una segregazione sulla quale anche la diplomazia Svizzera ha certamente qualcosa da dire.

© Regiopress, All rights reserved