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21.01.2022 - 05:30
Aggiornamento : 17:20

Migrazione: la norma, la storia di India e gli altri

Nel caso della diciannovenne di Morbio accendere i riflettori è servito. Restano nell’ombra il resto dell’umanità migrante e leggi non sempre eque

Ancora è un lieto fine a metà. Ma è già molto che da Palazzo delle Orsoline – o meglio dall’Ufficio della migrazione del Dipartimento delle istituzioni – sia arrivato il nullaosta – un preavviso favorevole – per la giovane India e i suoi familiari, la mamma Munaja e il fratello maggiore Nur. Per il Cantone possono restare. Rimanere qui dove da ormai dieci anni c’è la loro vita (a metà anche quella). E non è poco di questi tempi. Spalancare del tutto la porta del Paese alla diciannovenne nata nella striscia di terra fra Etiopia ed Eritrea adesso toccherà alla Sem, la Segreteria di Stato della migrazione. L’ultima parola è, in effetti, di Berna, anche se il fatto che a livello cantonale ci si sia sbilanciati ha la sua importanza nel soppesare il grado di integrazione della famiglia. In ogni caso India, da quanto trapela, resta in attesa. Per lei, alle spalle tanti ‘no’, non è facile fidarsi e affidarsi alle istituzioni. La paura, quella provata in questi anni – sulla testa il rischio di essere rimpatriata – non è facile da scacciare. E d’altra parte, come ci fa notare la legale della ragazza e dei suoi cari – Immacolata Iglio Rezzonico – non sempre le storie sono finite bene.

Non ci si può dimenticare, infatti, che se si è arrivati sin qui lo si deve pure alla mobilitazione di popolo e personalità, che ha visto prendere posizione (forse mai come prima in modo così netto) anche il mondo cattolico (al seguito del vescovo Valerio Lazzeri) assieme a cittadini e movimenti. Una solidarietà e una vicinanza che scaldano il cuore (e in Ticino non è la prima volta). Ma che ne è degli altri casi? Delle vicende sulle quali nessuno accende i riflettori (e qui il pensiero corre a chi vive, ad esempio, nel bunker di Camorino)? E allora viene da pensare che tanta attenzione e impegno civile andrebbero spostati pure altrove; ovvero al cuore della questione, quella normativa.

È vero, la legge per essere uguale per tutti deve mantenere un certo distacco. Nel caso però della legislazione sull’asilo – pur riformata nel 2016 in votazione popolare – e della legge sugli stranieri e la loro integrazione è davvero così? La storia di India e di altri migranti come lei ha mostrato che la norma può essere disumana. Chi mastica questa materia ci rende attenti e ci parla di una giustizia a ‘doppio binario’. Come dire che vi sono persone di serie ’A’ e altre di serie ‘B’ e che diritti riconosciuti non sempre sono dati per i richiedenti l’asilo. La patrocinatrice della diciannovenne studentessa non esita a definire la norma vigente come “discriminatoria e aberrante a livello umano” e ne invoca la modifica. Solo così sarà possibile allontanare la paura di sentire il proprio destino di migrante legato a un filo.

Sul tema della politica migratoria anche la Svizzera dovrebbe, insomma, fare autocritica. A indurre questa riflessione è stata la vicenda del tennista Novak Djokovic in Australia. Si può ben dire che l’unico risvolto costruttivo di tutta la faccenda sia aver svelato le condizioni in cui si trovano a sopravvivere i migranti in attesa di una decisione, in alcuni casi da anni e anni, in quel Paese. Situazioni limite che appartengono solo all’altra parte del globo? Non esattamente. Di storie simili se ne potrebbero raccontare anche alle nostre latitudini. A cominciare da quella di India – in attesa del permesso di restare da dieci anni – sino ad approdare all’umanità che si ritrova a trascorrere cinque o sei anni in un bunker.

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