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02.09.2021 - 05:25
Aggiornamento: 11:37

Il declino della ragionevolezza

Quella alla quale esortava Proudhon, con poco successo. Quella che manca ancora a troppi – inclusi certi politici – nel fronteggiare la pandemia

di Andrea Ghiringhelli
il-declino-della-ragionevolezza
Manifestazione No Vax a Bellinzona (Ti-Press)

Il filosofo Proudhon, saggista, politico visionario (e tanto altro ancora), riteneva che un mondo giusto e solidale si raggiungesse educando le persone alla ragionevolezza. La formula non ebbe successo. Allo stesso modo, in questi anni ci fu chi immaginò che il contagio avrebbe indotto gli uomini a ragionare sulle virtù della solidarietà e dell’altruismo: è accaduto il contrario. Il contagio ha promosso diffidenze e paure e la scarsa ragionevolezza ha condizionato i comportamenti. E non parlo dei No Vax, per i quali il Covid non c’è, è un’invenzione dei poteri forti. Walter Pitkin disse che la stupidità umana è il supremo fra i mali sociali: diventa disgustosa aberrazione quando si considera il vaccino “un crimine contro l’umanità”, o ci si appunta la stella gialla di David (come a dire che la Shoah è un male minore di fronte alle sofferenze del popolo dei No Vax); o si bisbiglia che Hitler garantiva maggiori libertà.  Non insistiamo: prendiamo atto che il ragionare non è consuetudine in certi ambienti.  

Ma a sconcertare non sono i No Vax. A sgomentare sono gli indecisi, i reticenti, che ripudiano il vaccino e si abbarbicano a un’ infantile idea di libertà che fa da schermo alle loro paure. Infatti basta scavare un po’ ed emerge il vero motivo non dichiarato, spesso negato: il timore del vaccino e dei suo effetti. Per qualcuno di loro c’è la fede cieca nelle pratiche olistiche e in non ben precisate cure alternative e non manca la malfidenza verso la scienza e gli scienziati.  I reticenti rivendicano la libertà, ma è una libertà, la loro, che nega i fondamenti stessi su cui si regge: la responsabilità collettiva e il dovere della solidarietà. Benedetto Croce l’ha chiarito: la libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale. Come a dire che nell’idea di libertà l’io si incrocia con il noi. Nel caso nostro: se in nome di una malintesa libera scelta metto a repentaglio con i miei comportamenti il diritto alla sicurezza e alla salute degli altri, io mi sottraggo a un preciso dovere nei confronti della società civile, rinuncio appunto a condividere la responsabilità collettiva.  

Questo concetto, non difficile da cogliere, dovrebbe essere il fondamento dell’agire del buon politico. Ma così non è.  Alle nostre latitudini vi sono dei politici che esortano i cittadini a vaccinarsi, ma loro, con un sorprendente e scellerato esercizio di incoerenza, esitano a dar seguito alla raccomandazione. È uno splendido esempio di dissonanza cognitiva e lo psicologo sociale raccomanda agli interessati di non trascurarne i disagi comportamentali. Ma oggi la mediocrità della politica sdogana tutto e tutti, anche gli impresentabili che hanno perso la capacità di vergognarsi. Pensierino finale: ricordava Aristotele che l’uomo è per natura un animale politico, e chi vive fuori dalla comunità civile o è un abietto o è un dio. Giudicate voi.

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