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26.07.2021 - 05:30
Aggiornamento : 12:25

Medici, Corona e... tutti allenatori

Dallo scetticismo che aleggia fra medici e infermieri all'obbligatorietà vaccinale imposta già in diverse nazioni per eventi o frequentazioni

Se chiedessimo a un idraulico del funzionamento di una presa, con tutta probabilità ci risponderebbe di domandarlo al suo collega elettricista, ma se ce lo trovassimo in casa mentre armeggia, su nostra chiamata, con gli scarichi dell’acqua ci penseremmo bene prima di offenderlo con un ‘non ne capisce un tubo!’. Mio nonno, che era panettiere, spesso, davanti a tanta arroganza e presunzione, mi ricordava il detto ‘Ofelè fa el to mesté!’ (’Ogni pasticciere, o meglio ogni artigiano in senso lato, faccia il suo mestiere’). Così, crescendo, ho sempre rispettato i ruoli e le competenze di chi vanta un mestiere, una professione, guadagnati con lo studio, l’impegno e l’esperienza.

Mal si comprende, dunque, come lo scetticismo che aleggia intorno ai vaccini anti coronavirus sia impersonificato proprio dagli operatori sanitari. È come se noi giornalisti leggendo i quotidiani criticassimo gli articoli tacciandoli di ‘fake news’! A una buona dose di vaccino ci aggiungerei a questo punto una buona dose di coerenza: sono medico (o infermiere) e credo nella scienza e in Ippocrate. Proprio come un matematico ha fiducia in Pitagora e un astronauta in Galileo Galilei, del resto i conti tornano sempre e dall’alto anche un Jeff Bezos qualunque ha potuto vedere con i propri occhi che la Terra è rotonda.

Per chi lavora in ospedali e case anziani il ‘busillis’ ha, invece, richiesto l’intervento nientepopodimeno che del medico cantonale che ha ‘caldamente’ sollecitato gli operatori sanitari, e in primo luogo i quadri superiori, a vaccinarsi, anticipando la decisione di pubblicare, dal primo di agosto, sul proprio sito, il tasso di vaccinazione delle diverse strutture sanitarie ticinesi. I malati e le loro famiglie potranno così conoscere, in una classifica dei più ‘virtuosi’, i luoghi più potenzialmente Covid-Free e optare perciò per degenze più ‘sicure’.

Oggi, seppur piano piano, alcuni Stati hanno cominciato a parlare di ‘obbligatorietà vaccinale’. Pensiamo alle decisioni di Francia e Italia, e alle riflessioni di Germania e Olanda. Il Ticino, e la Svizzera, come del resto è avvenuto a ogni passaggio di questa ormai lunga pandemia, seguirà prima o poi, ne siamo certi, la maggioranza. Che sia poi compito dei datori di lavoro o dell’autorità politica cantonale o nazionale dettare la rotta comune è un interrogativo pertinente ma anche fin troppo logico nella sua risposta. In questo senso, infatti, le altre nazioni la strada ce l’hanno già indicata, da Macron a Draghi.

Paiono su questo argomento molto più decisi e concreti i giovani che vedono, in genere, nelle cosiddette due dosi un necessario e auspicato ritorno alla normalità, dopo faticosi lockdown, fosse solo per una pizza in compagnia o una partita allo stadio. Nuove generazioni pronte a vaccinarsi soprattutto per lasciarsi alle spalle gli effetti, non proprio positivi, della scuola a distanza... E allora, caspita, ci vogliamo fidare di ricercatori e immunologi? Soprattutto se ci lavoriamo fianco a fianco nel salvare vite umane?

Capisco che siamo sempre un po’ tutti allenatori, soprattutto in tempi di Europei e Olimpiadi, ma speriamo che Corona ritorni presto a essere solo la marca di una birra. Salute!

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