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04.05.2021 - 05:30
Aggiornamento: 12:19

La storiella, la campana e il coraggio politico (che ci manca)

Del presidente americano Biden la rivoluzionaria svolta: 'È tempo di costruire un’economia che cresca dal basso verso l’alto'

di Silvano Toppi
la-storiella-la-campana-e-il-coraggio-politico-che-ci-manca
Joe Biden, tutt'altro che 'sleepy' (Keystone)

Non è che stia formandosi un nuovo partito delle tasse. Quella è tutt’al più una conseguenza. La controtendenza sta altrove. Sta nella dichiarazione di fallimento di una dottrina, diventata illusione o inganno, che anche noi ticinesi, facili all’importazione di idee-forza che dovrebbero trarci dal pelago alla riva o alle promesse dei novelli Tavannaray dei bitcoin, abbiamo esaltato.

Del presidente americano Biden la rivoluzionaria svolta sta nella dichiarazione solenne “it’s time to change the paradigm”, è tempo di cambiare il paradigma, seguita dall’altrettanto importante promessa: “È tempo di costruire un’economia che cresca dal basso verso l’alto”.

Il paradigma sta in una storiella e in una campana. La storiella dice che è giusta e buona cosa favorire la ricchezza e i ricchi, non disturbandoli con regole o con il fisco, perché tutto finirà per sgocciolare da loro (trickle down) su chi ha meno. Per due motivi ovvii: i ricchi consumeranno di più, e aumenteranno quindi domanda e attività produttiva; inoltre godendo essi di maggiori capitali, non sottratti dallo Stato con il fisco, investiranno nella struttura produttiva, rafforzeranno la competitività per i minori costi, la ricerca, creeranno lavoro. La campana (detta curva di Laffer, dal nome di un economista che l’avrebbe disegnata su un tovagliolo a due portaborse di Reagan) voleva significare che esiste un tasso di imposizione sulla ricchezza che diventa dissuasivo; superato quel tasso (quell’apice della curva) succede il finimondo: voglia di evasione fiscale, riduzione dell’attività economica, entrate fiscali che diventano inversamente proporzionali al tasso di imposizione (più sale, più scendono).

Nel nostro piccolo, abbiamo creduto e applicato anche in Ticino da lunghi anni, in maniera monotona e ripetitiva, quel paradigma.

Si sono moltiplicati gli studi negli ultimi tempi per sostenere e dimostrare che storiella e disegno non hanno funzionato come si credeva. Persino papa Francesco ha scritto (Tutti fratelli): finiamola con questa “fiducia grossolana e ingenua”. Basterebbe forse citare il recente studio (dicembre) della prestigiosa London School of Economics su 18 paesi sviluppati (dall’Australia agli Stati Uniti) che hanno adottato quel “paradigma” a partire dal 1982. Le conclusioni sono lapidarie: il maggior mutamento verificatosi consiste sempre nell’accumulo molto più veloce (much faster) di altra ricchezza tra i già ricchi; la classe media non ne ha tratto vantaggio, sono anzi aumentati in misura esacerbante (exacerbate) le ineguaglianze e l’indigenza, anche perché di fronte a un reddito del lavoro stagnante, aumentano sempre i costi per la salute, per l’alloggio e per l’educazione; dopo cinque anni di applicazione della teoria del trickle down, si rileva come il reddito lordo pro capite delle economie domestiche non è variato. “In base alla nostra ricerca possiamo arguire che quel paradigma è assai fragile (weak)”.

“Abbiamo ormai constatato più e più volte che queste ricadute della ricchezza non funzionano”, ha sentenziato Biden. Quel coraggio del politico che ci manca.

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