america-the-beautiful-una-nazione-per-tutti
La vittoria in tasca (Keystone)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
1 gior

Quel pacco sulla porta e il futuro del lavoro

Dal mondo dei trasporti e delle consegne arriva un assaggio di quello che potrebbe essere l’avvenire di tutti, se non ci diamo una mossa
Commento
1 gior

Monsignor Azzolino Chiappini prosciolto, bene. E i motivi?

Solo una comunicazione ufficiale completa può fugare ogni dubbio, anche residuo. Da questo punto di vista la recente nota della Procura è un pessimo esempio
L'analisi
2 gior

Usa e Russia, una guerra molto fredda

Lo spostamento di bombardieri B52 in Norvegia può provocare un'escalation nell'Artico, nuovo campo di battaglia per le superpotenze mondiali
LA formica rossa
3 gior

I soldi comprano le parole e anche i diritti

Subordinare la naturalizzazione al fatto di non aver chiesto aiuto all'assistenza per 10 anni è l'ennesimo esempio della stessa mistificazione politica
Commento
3 gior

Bifolco e farabutto lo diciamo troppo poco

Le parole e l'uso (morigerato) che ne facciamo. Abbiamo perso di vista gli aggettivi, tesori inestimabili che ci intimidiscono
Commento
3 gior

Iniziativa ‘anti-burqa’, c’è del buono nel pot-pourri

Il Comitato di Egerkingen vuole fermare 'l’islamizzazione della Svizzera' vietando il velo integrale. Ma esistono già gli strumenti per far fronte a derive
Commento
4 gior

Le emozioni dello sport vanno condivise

Gioia e orgoglio per una medaglia o una vittoria vanno liberate e date in pasto alla gente, parte integrante dello strano mondo denominato sport
Commento
5 gior

I soldi, lo sballo, il gioco dello stupro tra Pornhub e Genovese

Di prima mattina, al semaforo, sull’utilitaria davanti a me mi colpiscono i colori squillanti di un adesivo a tutto lunotto: “Pornhub”
Commento
5 gior

Tony Judt, OpenLux e la cassaforte delle ingiustizie

Un’inchiesta giornalistica racconta di come il Lussemburgo sia la capitale dell’elusione fiscale: una scappatoia che mette a rischio lo stato sociale di intere nazioni
Commento
1 sett

Per i grandi progetti, più potere al popolo

Invece di lamentarsi se si ricorre al referendum, le nostre Città potrebbero introdurre votazioni obbligatorie per i piani regolatori e per le spese importanti
Commento
22.01.2021 - 06:100
Aggiornamento : 12:56

America the Beautiful, una nazione per tutti

Detto alla JLo, americana di Portorico: 'Una nación, bajo Dios, indivisible, con libertad y justicia para todos'. Nativi inclusi (loro sì che sono del posto).

Mentre su Washington, fondata da europei, “calavano le prime ombre della sera” (parole di Nick Carter, detective americano disegnato da un fumettista italiano), dopo che Melania Trump (figlia d’immigrati sloveni) s’era imbarcata sul primo volo per la Florida con in mano una Birkin da 70mila dollari (borsa di Hermès, da Thierry Hermès, immigrato in Francia dalla Germania); mentre un raggio di democratica speranza illuminava il neopresidente giurante, piedi sui marmi del Campidoglio (pianificato da un architetto francese), First Lady al suo fianco (mezza italiana) e mano sulla Bibbia (scritta da mediorientali), gli Stati Uniti d’America si preparavano a festeggiare in musica l’insediamento di Joe Biden (dalla contea di Derry, Irlanda del Nord. Nulla a che vedere con la Derry in cui è ambientato ‘It’ di Stephen King, figlio di scozzesi).

Quella di festeggiare in musica i momenti che contano, oltre che abitudine dei napoletani, è anche prerogativa democratica che, fino a Barack Obama (figlio di un keniano) aveva regalato al mondo del jazz (nato da afroamericani) momenti indimenticabili nelle ‘Performance at the White House’, chiuse nel 2016 dalla celebrazione di Ray Charles (notoriamente non di razza bianca). A Washington, con un abito che pareva disegnato da Jacovitti, una treccia bicolore a incoronare il capo in cui l’Erroi ci ha visto Yulia Timoshenko e noi il bretzel al cioccolato di Bretzelkönig, con la colomba d’oro dal ramo d’olivo nel becco, patacca appuntata al petto, con il microfono scolpito in un lingotto della National Bank e, non meno d’oro, gli auricolari su misura nei relativi padiglioni, la musica del 20 gennaio 2021 avrà per sempre in copertina Lady Gaga (di cognome Germanotta, figlia di un siciliano), la sola a insidiare l’inno più bello di sempre, Whitney Houston (afroamericana) al Superbowl del 1991 in Florida. Di splendidi National Anthem è piena la storia americana: da Nathalie Cole a Jennifer Hudson (afroamericane), da Luther Vandross a Carl Lewis (afroamericani), da Beyoncé (sangue creolo) a Mariah Carey (sangue afro-venezuelano), compreso Billy Joel (figlio di germanici) alle World Series di baseball del 1986.

Quanta bella musica alla festa di Joe Biden e Kamala Harris (di origine indo-jamaicana): Bruce Springsteen (mezzo irish e mezzo italiano), John Bon Jovi (all’anagrafe Bongiovi, da Sciacca, Agrigento), John Legend (afroamericano) che omaggia Nina Simone (afroamericana); Demi Lovato (sangue italo-messicano) che omaggia Bill Withers (sangue africano); i Foo Fighters di Dave Grohl (di origini tedesco-slovacche), il cowboy Tim McGraw (di origini mitteleuropee) e l’altro cowboy Garth Brooks (discendente d’irlandesi), sdoganatore del new country (nato ‘country’ dal folk anglo-irlandese, diventato ‘new’ con gli stilemi del pop europeo), a cantare di pomeriggio ‘Amazing Grace’ (traditional di derivazione irlandese).

Prima dei fuochi d’artificio su ‘Fireworks’ di Katy Perry (di origini portoghesi, irlandesi e tedesche), sempre di pomeriggio, tra Woody Guthrie e ‘America the beautiful’, Jennifer Lopez (nativa portoricana) aveva dato voce multietnica a una nazione, gli Stati Uniti d’America, che esiste solo ed esclusivamente in quanto multietnica, in un mondo che è per costituzione multietnico. Per dirla con JLo, “una nación, bajo Dios, indivisible, con libertad y justicia para todos”. Una nazione per tutti, Nativi inclusi, loro sì che sono del posto. Una nazione diversa da quella sognata da Donald Trump (discendente d’immigrati tedeschi).

© Regiopress, All rights reserved