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20.10.2020 - 06:000

Covid, molto, moltissimo dipende da noi!

Molto di quello che sarà – e che pensiamo / temiamo possa succedere nelle prossime settimane – dipende ancora e sempre dai nostri comportamenti quotidiani

Il Covid ci sta abituando a un fatto per molti inedito e duro da gestire: ciò che è impossibile (o incredibile che succeda) diventa possibile. 

Lo abbiamo già visto questa primavera: chi affermava che fosse impensabile chiudere tutto (ogni attività lavorativa e non solo) nel giro di pochi giorni si è dovuto ricredere. I picchi erano lì da vedere e non lasciavano altra scelta. E coloro che lo affermavano non erano semplici cittadini, ma rappresentanti di primo piano di associazioni professionali. Poi, dalla sera alla mattina, a cosa abbiamo assistito? Al cambio repentino di prospettiva, anche da parte di chi, alla testa di associazioni professionali si opponeva anche solo a scalare un paio di marce, pensando si trattasse soltanto di un’influenzetta. Certo, non siamo così sprovveduti da non capire come mai tali refrattari a misure forti si siano convinti, quasi improvvisamente, a ricredersi: ciò è avvenuto grazie al grosso lavoro, intessuto dietro le quinte, dal Dfe di Christian Vitta che ha saputo far incontrare associazioni professionali, sindacati e allacciare i giusti ponti con Berna, che si è poi detta disposta, non senza tensioni, a venire incontro finanziariamente al Ticino. Così, tranquillizzati (almeno in parte) gli imprenditori, è stato possibile che si attuasse – come detto – l’impossibile: fermare la macchina dell’economia e abbassare la maledetta curva.

Autunno: come andrà a finire?

Ora, giunto l’autunno, ci risiamo e non sappiamo come andrà a finire. Ci è stato detto che, se non ci comportiamo come dobbiamo (pulizia mani, tenere le distanze, indossare la mascherina al chiuso nei posti pubblici e luoghi comuni, annullare trasferte inutili ecc.), potrebbe presto tornare ad essere molto dura. Potremmo doverci avviare a nuovi blocchi di talune attività lavorative, seppure locali, sanciti per zone geografiche. E così ancora una volta, ciò che viene ora ritenuto improponibile – tutti avrete sentito la frase “non ci possiamo permettere un nuovo lockdown” – potrebbe diventare realtà. Anche se nessuno lo vuole, perché quando l’economia viene rallentata per ragioni sanitarie, ci si ritrova a dover ripartire da un gradino più basso, con miliardi pubblici in più spesi / bruciati, fallimenti a cascata e migliaia di disoccupati in più. Uno scenario da horror, insomma.

Scenario determinato dai nostri comportamenti!

Non scordiamoci che in questo momento siamo privilegiati rispetto al resto del Paese, probabilmente perché, colpiti più frontalmente, a marzo abbiamo capito prima dei nostri amici confederati come ci si doveva e deve comportare. Costa fatica, ovvio, e sarebbe molto più facile prendere una pastiglietta o un vaccino. Ma, ahinoi, non ci sono (ancora). E questa seconda ondata, incombente, sta già creando in molti di noi disagi psicologici e danni economici. Tanti – siano essi datori di lavoro o cittadini lavoratori – stanno assumendo una posizione tendenzialmente attendista e influenzata da timore: della serie “vediamo se, cosa e dove l’economia si fermerà ancora”. Ma se ciò accadrà non lo sarà per puro caso, come se un asteroide impattasse contro il pianeta Terra. No, saranno infatti i nostri comportamenti a determinare lo scenario che sarà. 

Non scordiamolo: molto di quello che sarà – e che pensiamo / temiamo possa succedere – dipende ancora e sempre da noi. Uno per tutti, tutti per uno, è il motto dell’Elvezia. Valido mai così tanto come oggi, annus horribilis 2020.

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