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08.10.2020 - 20:400
Aggiornamento : 21:27

Quella cintura che continua a usare violenza

La condanna di un quarantenne per atti sessuali nei confronti di una 15enne ci porta a credere che il 'metoo' non sia servito a nulla, soprattutto a noi donne.

Sconcerta che l'innocente sorriso di una quindicenne possa essere scambiato per malizia, per volontà di seduzione. E scioccante è ancor più venire a sapere che un uomo, quarantenne, con moglie e tre figlie piccole, debba pedinare una giovanissima studente, fermarla con la scusa di un'informazione per poi invece mostrarle il suo pene in erezione. Come, infine, stucchevole è, ancora una volta, far passare la vera vittima per la responsabile di un gesto tanto vigliacco e depravante. Non ci sono, dunque, giustificazioni per l'arringa ascoltata oggi in un'aula di tribunale dove era giudicato, per atti sessuali con fanciulli, un artigiano, impegnato in una discosta valle del Luganese per una ristrutturazione. Un tempo di lavoro che non gli ha impedito di mettere in pratica quanto cercava virtualmente e ossessivamente in rete: ragazzine, molestie, abusi.

'Mai visto uno?', si è rivolto alla quindicenne l'uomo, quando le si è affiancata al furgone con l'ingenuità tipica d un'adolescente, combattuta fra l'educazione di una risposta e la paura di quell'incontro. Lui, infatti – scoprirà la giovane poco dopo – non ha perso la strada, come vuole farle credere, ma semplicemente esibirle la sua virilità (quale?), i suoi attributi, più volgarmente il suo 'pacco'. «Una battuta innocua» l'ha definita l'avvocato, donna e giovane: «Non aveva intenzione di spaventarla, ma solo di parlarle. La ragazza era tranquilla, e lui non si è mai mostrato aggressivo o invadente. Poi successivamente lei non ha neppure richiesto il sostegno psicologico». Come a dire nessun trauma, tutto... normale. Evidentemente, le ultime campagne mondiali del 'metoo' non ci hanno insegnato nulla, soprattutto, e purtroppo, a noi donne. Ancora oggi, come ha sottolineato il giudice Amos Pagnamenta, nel 2020 basisce che un timido gesto di cortesia possa essere interpretato secondo i propri pervertiti impulsi sessuali. E che "l'imput" (è proprio questo lo scandaloso termine utilizzato dalla difesa) sia venuto non dall'uomo maturo ma dalla ragazzina. Una quindicenne che il procuratore aveva, invece, definito 'uno scricciolo' per la sua esile figura, la cui testimonianza è sempre risultata lineare e credibile e che oggi diversamente ne vive, pesantemente, il contraccolpo, come ci ha raccontato la madre. Non ci sono quindi giustificazioni, neppure quella "cintura di sicurezza sempre allacciata in quel frangente", come evocato dalla legale. Lui, 40enne, padre di tre bambine, "quella cintura" avrebbe dovuto tenerla ben allacciata da un'altra parte!

 

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