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17.09.2020 - 06:100

Voto ai 16enni: germogli della democrazia!

Si torna a dibattere della possibilità di accordare il diritto di voto ai sedicenni. Idea saggia? O ardita?

Si torna a dibattere della possibilità di accordare il diritto di voto ai sedicenni. Idea saggia? O ardita? Se n’è discusso in Consiglio nazionale, dove la proposta è stata approvata con 98 voti contro 85 e due astenuti. La decisione dovrà ora passare davanti alla camera alta. Ma il fatto che l’argomento sia sul tavolo ci pare interessante e segno dei tempi.

Glarona: così da 13 anni

A dire il vero non si tratta di una novità, perlomeno a livello cantonale. Glarona, da 13 anni, sta già sperimentando il diritto di voto ai sedicenni. Difficile stilare un bilancio di quest’esperienza civica con dati scientifici alla mano, ma, dalle reazioni evidenziate in un servizio di ‘10 vor 10’ (Drs), è emerso che l’apertura ha permesso di avvicinare maggiormente almeno una parte di giovani alla politica. O meglio: chi era interessato al tema dell’amministrazione della cosa pubblica lo ha potuto fare con un paio di anni di anticipo. Chiaramente, chi non lo era non si è scaldato per la novità e ha dimostrato indifferenza. Insomma, l’opportunità – raccontano da Glarona – permette di avere un domani cittadini maggiormente coinvolti e anche più stimolati a fare la loro parte in democrazia.

Una scelta politica

Evidentemente si tratta di una scelta parecchio politica. In primo luogo perché, come anche in altre occasioni, si pensi ad esempio al conferimento del diritto di voto alle donne, ciascun partito si chiederà ‘Ma a chi andranno quei voti?’. Al tempo del dibattito sul voto alle donne i Neinsager a oltranza temevano che i partiti vicini alla chiesa avrebbero tratto vantaggio, vista l’influenza che ancora poteva vantare l’istituzione ecclesiastica negli anni Sessanta. Ma, se guardiamo ora a quel voto storico, per il quale ci vollero diverse chiamate alle urne, a noi, figli di altre epoche, pare ovviamente del tutto insensato che metà del corpo elettorale non potesse votare. Eppure si dibatté, si litigò, si tornò alla carica.

Coinvolgere i giovani

Diverso è l’approccio per il voto ai sedicenni, per il quale si chiede di favorire un certo coinvolgimento (come detto) di chi vorrebbe già votare e non può ancora farlo, ma anche – altro elemento di una certa importanza – di promuovere il riequilibrio fra le sensibilità di una popolazione che invecchia. Qui potrebbero allora pesare i calcoli di retrobottega: per chi voteranno i giovani 16enni, 17enni? Più a sinistra o più a destra? Di fatto la destra teme che la gioventù ribelle potrebbe portare acqua ai mulini della sinistra, tanto che, per esempio, Piero Marchesi (Udc) ha manifestato la sua contrarietà. Ancora più esplicito è stato il Mattino: domenica ha titolato in prima pagina ‘No al voto a 16 anni’ col sopratitolo ‘La sinistra indottrina i ragazzini con la scuola rossa, poi tenta il colpo’. Ma, a ben guardare, cogliendo i timori dei giovani sul domani che verrà e che appartiene a loro, non siamo così sicuri che votino automaticamente a sinistra. Negli scorsi anni sì, spesso si nasceva (quasi) tutti idealisti, maggiormente attratti dalle proposte targate sinistra, salvo poi cambiare (per taluni) quando si diventava adulti. Ma oggi siamo davvero sicuri che sia ancora così? I numeri forniti dall’emissione della Drs raccontavano un’altra storia. Personalmente, da una posizione di scetticismo, sono passato a una di apertura. La democrazia e il senso civico hanno bisogno di nuove leve. Se germogliano, diamo loro fiducia e aiutiamole a crescere.

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