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12.09.2020 - 06:000

Quello dei permessi non è un problema solo per gli stranieri

L'idea che una "chiara scelta politica" generi frizioni col diritto dovrebbe preoccupare tutti. Come pure certi controlli vessatori

Non penso che quanto visto nel servizio di Falò su controlli e permessi di soggiorno debba preoccupare solo gli stranieri. Anzi: molti aspetti della vicenda rimettono in discussione l’intera impalcatura delle istituzioni ticinesi.

Intanto c’è il problema dei controlli di polizia. Se davvero alcune persone subiscono centinaia di appostamenti e si trovano addirittura col naso di un agente nel frigo o nel cassetto delle mutande, il Consiglio di Stato dovrà pur spiegare perché non ritiene vessatorie tali pratiche (full disclosure: lo dico da straniero che una visitina l’ha avuta, anche se molto blanda e senza che me ne venga alcun risentimento). Allo stesso tempo si dovrà verificare che la documentazione fotografica degli appostamenti non sia contraffatta, come pareva emergere in un caso presentato dall’ottimo servizio della Rsi. Intanto, anche chi è svizzero da sempre potrebbe chiedersi se sopporterebbe controlli del genere.

Ma anche se si rispondesse che sì, “fa bene il Norman a fare lo sceriffo”, bisognerà poi chiedersi se è accettabile l’esercizio del potere politico che traluce dalle sue parole in trasmissione. Perfino molte persone di destra mi sono parse inorridite dalla rivendicazione di una “chiara scelta politica” di fronte a “una giurisprudenza che in quel momento non condividevamo”, scelta che tra l'altro ha portato un tribunale a contestare ripetutamente la prassi utilizzata nello spulciare il casellario giudiziale. Non si tratta solo di toni e parole ("fa bollire le busecca"), della sicumera salviniana ostentata da chi s’attacca al mandato popolare per prendere di petto il diritto. Il timore è che, accanto a Gobbi, il resto del Consiglio di Stato abbia tollerato un approccio che rasenta la presunzione di colpevolezza verso lo straniero, mettendo in difficoltà soprattutto chi non può affidarsi a un’armata di avvocati; e che così facendo abbia stirato parecchio non solo “la giurisprudenza”, ma anche la divisione dei poteri. Si tratta di dubbi gravi, che non investono solo il ‘badino’ di turno: per questo sarebbe bello se anche gli altri consiglieri, dopo le discussioni in camera caritatis di questi giorni, facessero sentire a tutti la loro voce.

Nel frattempo viene da chiedersi quale brodo di coltura abbia generato certi fenomeni. Anche se Gobbi insiste sempre sul fatto di essere il rappresentante di tutti alle Istituzioni, è piuttosto chiaro come arrivi dal suo partito – e dall’Udc – una costante strumentalizzazione dei temi legati agli stranieri: non passa settimana senza che il ‘Mattino’ straparli di criminali stranieri e altre amenità, alimentando una diffidenza parecchio schizofrenica rispetto alla realtà di un cantone multietnico e sicuro. (Se poi qualcuno pensa che la sicurezza sia dovuta ai sergenti Hartman locali, si metta il cuore in pace: il calo di reati riguarda anche le regioni e le nazioni a noi vicine).

Poi certo, neppure io voglio vedere attorno a casa certi brutti ceffi: mica possiamo riempirci di pregiudicati e tossicomani che poi, oltre a seminare scompiglio ai giardinetti, finirebbero per dirottare la nostra politica. Per fortuna, finora non è mai successo.

 

PS: in numerosi interventi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha contestato l’idea che la prassi della Sezione della popolazione sia rigida, sostenendo che solo lo 0,8% delle 113mila decisioni prese nel 2019 è stato negativo. Si tratta di un dato fuorviante: il numero di decisioni fornito non si limita infatti ai nuovi permessi e ai rinnovi, ma comprende anche le semplici modifiche. Dunque è possibile che la percentuale di ‘no’ sulle decisioni circa i permessi veri e propri sia maggiore (a titolo di paragone, il Canton Ginevra ha gestito nel 2019 meno di 44mila tra domande e rinnovi, col 3% di rifiuti). A quanto pare non è però possibile ottenere dati più precisi e dettagliati.

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