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09.09.2020 - 06:100

Dalla giungla siamo usciti da un pezzo!

I tre poteri dello Stato si sono/stanno chinando sulla stessa fattispecie: ciascuno, per quanto attiene le proprie competenze specifiche

Il problema non è nuovo, ma con la sua inchiesta giornalistica la trasmissione Falò l’ha fatto emergere in tutta la sua ampiezza e ora è prepotentemente rimbalzato nel dibattito politico. Sul banco degli imputati è finita la prassi (molto restrittiva) del Dipartimento delle istituzioni, chiamato a stabilire quale sia il centro degli interessi di cittadini dimoranti o domiciliati. Una prassi che – come ha mostrato l’emissione – sul campo si avvale anche di interventi particolarmente umilianti da parte della polizia degli stranieri nella verifica di talune situazioni, con interventi che possono anche ripetersi decine/centinaia di volte all’indirizzo della medesima persona. Tali prassi in sede ricorsuale sono state prima benedette dal Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato, poi corrette in alcune loro parti dal Tribunale amministrativo.

La reazione politica di Ps, Plr e Verdi

La politica, come detto, ha reagito. Da sinistra il Ps ha chiesto di attivare l’Alta vigilanza sul Consiglio di Stato (‘considerati i controlli di polizia sproporzionati e gravemente invasivi della sfera privata ai danni di cittadini intenti a rinnovare il permesso di domicilio o per la concessione del permesso di dimora’). Poi il Ps e successivamente anche il Plr e i Verdi hanno inoltrato interpellanze le cui domande sono particolarmente interessanti e ficcanti. In particolare perché mettono in luce il ruolo di controllo assunto da alcuni membri del parlamento all’indirizzo del Dipartimento delle istituzioni, appartenente a un altro potere, quello esecutivo. Potere, quest’ultimo, che nei controlli sui cittadini stranieri segue una prassi rivelatasi discutibile, se non persino vessatoria. E chi ha sancito le irregolarità? Un altro potere: quello giudiziario.

Mobilitati tutti e tre i poteri

Abbiamo quindi una situazione triangolare, nella quale tutti e tre i poteri dello Stato si sono/stanno chinando sulla stessa fattispecie e ciascuno, per quanto attiene le proprie competenze specifiche, può interferire nelle competenze dell’altro e chiedere di correggere questo o quel modus operandi. Così il Tribunale amministrativo ha deciso che un certo modo di agire dell’ufficio degli stranieri andava modificato. Dopo quanti ricorsi al Tram lo si è fatto? Questo è quello che interessa sapere a chi ora interroga l’esecutivo dai banchi del Gran Consiglio. E già che ci sono, i deputati vogliono anche sapere quali tipi di atti d’indagine effettuano le forze dell’ordine per verificare il centro degli interessi di uno straniero. In altre parole: alcuni membri del legislativo desiderano controllare se un ufficio di un dipartimento ha tenuto conto o ignorato le indicazioni provenienti dalle sentenze del potere giudiziario. Notiamo pure, con piacere, che a mettere tutti in guardia è stata una trasmissione come Falò, che svolge preziose indagini giornalistiche per la nostra vita democratica. Ed ecco quindi il quarto potere fare pure lui la sua parte sulla scena.

No alla legge del più forte

Oggi, nell’intervista a noi rilasciata, Norman Gobbi si difende (e lo sa fare bene), seguendo una sua logica ben intuibile dalle risposte. Ma, secondo noi, resta il fatto che la vicenda ha fotografato un agire molto discutibile costato caro a chi ne ha fatto le spese, senza che necessariamente si trovasse dalla parte del torto. E poi qualcuno avrà anche rinunciato a ricorrere per mancanza di mezzi… Di principio le regole di diritto vengono pensate e fissate onde permettere anche ai più deboli di essere tutelati. Altrimenti a prevalere sarebbe sempre la legge del più forte. Ma dalla giungla siamo usciti da un pezzo. O no?

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