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15.07.2020 - 06:300

Contro la violenza: docenti occorre più coraggio civico!

In simili casi di violenza inaudita come fa a prevalere la prudenza?

La scorsa settimana, mentre un padre padrone violento era a processo per una serie di gravi reati compiuti contro i figli che – dixit – ‘nella nostra cultura vengono educati in questo modo per evitare che prendano la strada sbagliata’, è emerso un dato di fatto allarmante (e non è la prima volta). Cioè che il clima di terrore e di violenze, che ha determinato poi la Corte delle Assise criminali a condannare l’uomo ad una pena di 8 anni per omicidio intenzionale tentato e ripetuto, non era rimasto nascosto dietro la discrezione delle mura domestiche. No: ovvero, anche altri sapevano. E fra questi altri sono stati indicati alcuni docenti/funzionari che – in che termini lo diranno le nuove inchieste penali aperte appena dopo la pronuncia della condanna del padre violento – avevano ricevuto dalle parti lese (i figli) comunicazioni di indizi di reato.

Spezzare l'omertà

Non vorremmo trovarci nei loro panni. E questo per più motivi. Intanto perché, sapere qualcosa e prender poi atto dell’inferno nel quale hanno vissuto quei ragazzi e allo stesso momento sapere che, se in qualità di docenti/funzionari informati si fossero rivolti all’autorità anziché tenersi per sé le denunce, molto probabilmente l’atroce sofferenza sarebbe durata molto meno, non può non far sorgere in loro parecchi interrogativi e anche qualche senso di colpa. E poi perché, se un docente insegna fra le tante cose anche come affrontare la vita, quella vera, proprio tali situazioni (particolarmente gravi) sono quelle nelle quali l’adulto, perché maestro educatore e figura professionale chiamata anche a spezzare l’omertà, dovrebbe essere in grado di intuire prima cosa sta capitando.

Il quieto vivere? Non può esistere!

Siccome, dicevamo, non è il primo caso nel quale durante un processo penale con tristezza si constata che c’era, o che potrebbe esserci stato, qualcuno, fra gli adulti, che era informato e non ha fatto quello che doveva e/o poteva fare, per lanciare a tempo debito l’allarme, è bene che l’inchiesta che sta prendendo avvio per appurare chi sapeva cosa, serva ad aprire gli occhi a persone che un domani potrebbero trovarsi in situazioni analoghe e anche a chi (per quieto vivere) preferisce guardare dall’altra parte. In simili casi, se ne prenda nota, il quieto vivere non può esistere.

Certo, non è facile immischiarsi nelle faccende per così dire altrui ed è difficile capire cosa succede dentro le case e le famiglie. Ma in tali casi, riteniamo, non deve prevalere la prudenza, ma una scintilla di coraggio civico che porti alla segnalazione dei sospetti a polizia e magistratura. Saranno poi loro, con gli strumenti di cui dispongono, a verificare se davvero c’è qualcosa e se sarà necessario intervenire. Segnalare all’autorità, permette poi anche a docenti e funzionari di scrollarsi di dosso la responsabilità penale che scatta nei loro confronti nel caso in cui sanno e non denunciano. E, fatto ancora più importante, permette alla vittima, che ha lasciato filtrare qualche indizio all’indirizzo di chi ha fiducia, di finalmente rompere il silenzio in cui spesso è immersa l’intera famiglia e tornare (lo si spera) un giorno a vivere.

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