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05.06.2020 - 06:30

Chiesa e abusi: il cambio di passo della diocesi!

Meno buono il silenzio della Curia che è poi calato come una saracinesca: vi sarà disponibilità a tornare sul caso?

di Matteo Caratti
chiesa-e-abusi-il-cambio-di-passo-della-diocesi

La vicenda del sacerdote finito dietro le sbarre per presunti abusi sessuali nei confronti di una donna, ritenuta persona incapace di discernimento o inetta a resistere, ha marcato un netto cambiamento nell’affrontare questi casi dentro la diocesi?

Di primo acchito sì, ritenuto che il vescovo Valerio Lazzeri è sceso in campo (cosa mai vista) indicendo una conferenza stampa durante il fine settimana. Un segnale – noi lo leggiamo così – di svolta pro trasparenza. I mass media e l’opinione pubblica sono stati affrontati a viso aperto e informati dell’avvenuto fermo e del fatto che la magistratura inquirente si è attivata perché il vescovo in persona, saputo del presunto reato, l’ha fatta allertare.

Giusto, ma non poteva essere altrimenti, visto che, uscire pubblicamente con una comunicazione anche solo dopo l’arresto (o la conferma dell’arresto), avrebbe ancora una volta messo la Diocesi in una posizione di debolezza, perché sarebbe dovuta intervenire in seconda battuta, in reazione ad uno scandalo ormai già deflagrato. E quando ci si muove tardi, inevitabile è il sorgere del dubbio che fino a un minuto prima si fosse tentato di evitare di agitare le torbide acque. Così non è stato. Proprio sull’aspetto della tempistica (conoscendo i prìncipi del foro cantonticinese) avrà giocato anche un ruolo di peso l’avvocato Luigi Mattei, operando affinché la Procura, con l’accordo delle parti, emettesse il comunicato solo qualche ora dopo l’uscita pubblica della Diocesi.

Finalmente al passo coi tempi!

Ma, come detto, la conferenza stampa della Curia, non limitata ad un pugno di righe scritte con magari la chiusa ‘che non si rilasciano altre dichiarazioni sino al termine dell’inchiesta penale’, è stata domenica scorsa la miglior via da seguire. Un’opzione frontale adottata anche perché, a seguito di non pochi scandali a partire dalla casa madre vaticana, l’aria è cambiata e l’opinione pubblica sull’odioso tema è oggi molto sensibile e i tempi dell’era Grampa superati dalla storia. Ricordate? Pretendere dal pulpito che andava prima avvertito il vescovo (frase che finì anche in parlamento!), quando si scoprì poi che il sacerdote, in attesa di processo, aveva persino trovato collocazione in una diocesi poco distante dalla nostra sempre bagnata dalle acque del Lago Maggiore. Evidentemente... all’insaputa di tutti (o quasi), di certo dei fedeli che frequentavano quella parrocchia.

Buono dunque l’attuale cambio di passo. Meno buono il silenzio della Curia che è poi calato come una saracinesca. Certo, ora la magistratura deve lavorare in pace e verificare se gli sconcertanti atti penalmente rilevanti ebbero luogo con o senza il consenso della vittima. Difficile provarlo visto il lungo tempo trascorso e la morte della donna. Occorreranno testimonianze di terzi e prove recuperate fors’anche grazie alla tecnologia visto che il ‘don’, da quello che si può ancora vedere e leggere online, era particolarmente attivo sui social.

Dalla Curia, però, ci aspettiamo la disponibilità nel tornare sul caso. La conferenza stampa, indetta domenica per direttissima, non deve rimanere sospesa nel nulla. La trasparenza è un lavoro lungo e minuzioso. La si costruisce mattone per mattone.

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