la-cultura-e-un-lavoro-anche-per-il-coronavirus
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
17 ore

L'Sos di Zingaretti, l'uomo invisibile

Il segretario del Pd annuncia le dimissioni attaccando il partito, che ‘pensa solo alle poltrone’. La strategia dello struzzo non ha funzionato
Commento
1 gior

La Svizzera non è un paese per inquilini (moderati)

Le Città, i Comuni e il Cantone dibattono su come offrire abitazioni sostenibili: tanti studi, poche realizzazioni
Commento
2 gior

L'obiettivo resta l'autoimmunità (sanitaria e sociale)

Nei mesi a venire si conteranno le vittime economiche del coronavirus. Toccherà alla società civile insegnare alla politica a proteggersi da sé stessa
Commento
3 gior

I vaccini dovrebbero essere un affare di Stato

La pandemia di coronavirus sta facendo emergere contraddizioni nella gestione e distribuzione dei preparati anti-Covid. Eppure sono la chiave strategica della ripresa
Commento
4 gior

La selva oscura dei sottosegretari

In Italia abbondano: quello all'Istruzione ha citato Topolino pensando fosse Dante, quella alla Cultura dice di non aver mai letto un libro in tre anni
L'analisi
4 gior

Nessun vaccino israeliano per i palestinesi

Netanyahu ha promesso a paesi amici d’Africa e America latina di donar loro le prevedibili dosi in eccesso. Nulla invece per Gaza e Cisgiordania
Sogno o son Festival
4 gior

Sanremo e il Ministero del Divertimento

Lo chiede De Gregori, per la musica e i musicisti. Intanto il Festival parte, perché 'il servizio pubblico non è solo informare, ma anche quote di leggerezza'.
Commento
5 gior

Videogiochi ‘diabolici’ che plasmano le menti dei ragazzini

Il mondo virtuale sa nutrire l'autostima di milioni di adolescenti, alcuni poi nella vita reale faticano ad adattarsi
Commento
06.03.2020 - 06:200
Aggiornamento : 07:47

La cultura è un lavoro. Anche per il coronavirus

L’epidemia di Covid-19 impone la cancellazione di concerti e spettacoli. Dietro i quali ci sono professionisti spesso senza protezioni

Leggendo l’elenco di manifestazioni culturali annullate o rinviate a causa dell’epidemia di Covid-19, l’immagine che viene subito in mente è quella dell’orchestra del Titanic, eroicamente riunita sul ponte a suonare durante il naufragio. Metafora seducente ma no, il coronavirus giustamente preoccupa ma non sta ancora facendo affondare la società e sarebbe da irresponsabili, per chi organizza concerti o conferenze, non tenere conto nella giusta misura dei rischi per la salute pubblica. Certo è che le restrizioni colpiscono, più che la cultura in generale, quella dimensione sociale e aggregativa già messa a dura prova dalle nuove forme di fruizione culturale.

Insomma, a farne le spese sono cinema, teatri, sale da concerto, biblioteche, non certo i servizi di streaming. Non si potrebbe fare diversamente, e certo non si possono contestare queste misure con un “ma vuoi mettere un concerto in sala rispetto a uno su YouTube”. Semmai, si tratta di riflettere sull’importanza di questi momenti di aggregazione, e tornare a difenderli una volta passata l’emergenza. Rendendosi conto che difenderli vuole anche dire riconoscere la professionalità di chi scrive, compone, disegna, recita, canta, suona, danza, organizza, dirige, costruisce. E con “professionalità” non si intende solo la capacità e la bravura, ma il fatto apparentemente banale che è un lavoro e come tale va riconosciuto. E pagato. Uno spettacolo annullato significa, per queste persone, non solo ore di lavoro – ripetiamo: lavoro – preparatorio buttate al vento, ma anche mancati guadagni. In molti casi con poche o nessuna garanzia, dal momento che spesso si tratta di lavoratori autonomi e, date le condizioni eccezionali degli annullamenti, la questione indennizzi e risarcimenti per gli operatori culturali non è chiara.

Difficile valutare l’entità dei danni, al momento: ogni artista, ogni compagnia, ogni organizzazione è una storia a sé. Chi aveva in programma rappresentazioni o tournée è certamente il più colpito, artisticamente ed economicamente; chi invece è in fase di produzione può forse tirare un sospiro di sollievo, sempre che l’emergenza cessi a breve. In ogni caso, le conseguenze – a livello personale, economico e culturale – si faranno sentire. Alcune associazioni di categoria si stanno organizzando, chiedendo alla Confederazione una qualche forma di compensazione (ne diamo conto a pagina 17) per gli eventi annullati – un aiuto data la situazione eccezionale, come del resto sollecitato da altri settori professionali. Perché non siamo il Titanic: non solo perché non stiamo affondando, ma anche perché si spera che le scialuppe di salvataggio bastino per tutti – anche per chi fa della cultura un lavoro.

© Regiopress, All rights reserved