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01.02.2020 - 06:100
Aggiornamento : 09:59

Legittima difesa, l’iniziativa è solo un pretesto

Il testo in votazione il 9 febbraio è scritto male (e riguarda i rimborsi, non il diritto a difendersi: ma molti ci marciano per giocare con la paura)

“Se un delinquente mi entra in casa per derubarmi, io prendo il fucile e gli sparo in fronte, e ne ho tutto il diritto!” Questo, stando al piccolo campione delle mie osservazioni ‘popolari’, il tenore della discussione sull’iniziativa che andremo a votare entro il 9 febbraio, e che concerne il rimborso per le spese legali di chi ha esercitato una legittima difesa.

In verità, la questione non riguarda affatto cosa faccia il poveretto che si trova il ladro in casa: su quello decide una legge federale che non verrà cambiata, e che lascia giustamente decidere a un giudice, caso per caso, fin dove possa spingersi l’esercizio della violenza per difendere se stessi o i propri averi. La questione sulla quale si voterà è di per sé marginale, e riguarda l’ammontare del rimborso nel caso in cui si riconosca che sì, l’aggressore era pericoloso e si aveva ‘diritto’ d’abbatterlo: solo le spese per il legale d’ufficio, o anche le parcelle dell’avvocato di fiducia, sia esso nostro cugino o Perry Mason?

Disparità di trattamento

Sul merito dell’iniziativa, c’è poco da dire: è scritta in modo contorto e lacunoso, dato che non spiega chi debba pagare cosa, chi sia davvero interessato e chi no, e perché un innocente per legittima difesa debba prendere più indennizzi di un altro processato, ad esempio, per falsa testimonianza o per furto. O lo si paga a tutti, Perry Mason, oppure a nessuno: altrimenti si rischia di violare il principio della parità di trattamento, quindi la Costituzione (lo spiega qui una brava penalista). I sostenitori del sì dicono che questi sono casi diversi, che qui si parla di imputati che sono a loro volta vittime di un reato: discutibile, dato che qualsiasi innocente può essere considerato anche vittima (di un danno giudiziario).

Parlar d'altro

Ma serve davvero ripeterlo? Ormai è chiaro: non è per i rimborsi che si sta giocando l’ennesima battaglia della destra nostrana. Sulla legittima difesa si va cercando un confronto tutto diverso: si tratta di cogliere un’occasione qualsiasi per fomentare l’insicurezza ‘percepita’, l’impressione che ormai aggressioni e rapine siano un fenomeno diffuso. Pesco dalla prima pagina del ‘Mattino’ di domenica scorsa: ‘Grazie alla politica delle frontiere spalancate voluta dal triciclo Plr-Ppd-P$$ entrano in Ticino delinquenti stranieri pericolosi, che non si fanno scrupoli a commettere furti con scasso nelle abitazioni in presenza dei proprietari. Cosa deve fare, allora, l’onesto cittadino che senza alcuna colpa si trova faccia a faccia con un rapinatore? Rinunciare a difendersi?”

Eh già, signora mia, cosa deve fare? Inutile spiegare che tutto questo non c’entra niente con la questione delle parcelle, che nessuno sta dicendo che al rapinatore si debba offrire un tè e parlarci di letteratura scandinava, cool jazz e pace nel mondo. E che se uno ci entra in casa, il suo atteggiamento potrebbe risultare piuttosto discutibile a prescindere dal fatto che sia “straniero” o indigeno. E ancora che nessuna, ma proprio nessuna statistica lascia pensare che il rischio di furti e violenze sia aumentato: anzi, è drasticamente diminuito (come un po' in tutti i paesi e le regioni vicine, inclusa la Lombardia: lo dico perché non vorrei che qualche politico locale se ne arrogasse il merito, magari spiegando il fenomeno con l'aritmetica del 'più divise meno furti').

Hanno già vinto

Il meccanismo, insomma, è quello ben noto e rodato: creare una mentalità dell'assedio, strumentalizzare qualsiasi cosa – in questo caso, una norma che riguarderà un paio di casi ogni decennio – pur di fomentare la paura contro lo straniero. Ed esaltare il mito dell’orgoglioso Guglielmo Tell che nel dubbio lo affronta con la sua balestra (“un atto eroico”, scrive il promotore Giorgio Ghiringhelli, immaginando che a finire imputato sia un impavido cittadino intervenuto ai giardinetti per fermare uno stupro: la fantasia non gli manca).

Resta solo da chiedersi a cosa pensi chi dichiara ricevibili certe iniziative, peraltro in odore d’incompatibilità con la legge federale; e perché certi media locali continuino a presentare la questione con titoli fuorvianti come ‘Legittima difesa: pro e contro’, quasi ne andasse del diritto di proteggersi da un aggressore. L’approvazione cambierà forse poco nei fatti; ma intanto chi titilla la paura per tornaconto politico avrà avuto un’altra occasione per approfittarsene. Su questo gli ottoni dell'insicurezza percepita, d’altronde, hanno già vinto.

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